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La bellezza forse non esiste.
Ma dovrei essere onesta: la bellezza esiste eccome, possono essere convenzionalmente due labbra piene e un paio di occhi profondi, tratti proporzionati e attenti, un naso greco e delicato, un corpo sano e slanciato.
Quindi, la bellezza, in questo senso oggettivo sa esistere, nessuno può negarlo, chi lo fa è disonesto.


Eppure vi è una bellezza, quella soggettiva, che mi interessa ancor di più, poiché questa dice molto di noi e del modo in cui vediamo il mondo, usiamo una lente – ovviamente distorta,  per trovare bello ciò che forse non lo è oggettivamente, oppure tutte le copie che somigliano al nostro ideale di bello diventano anch’esse attraenti ai nostri occhi.


Ma il bello del mondo esterno è in noi da molto prima: non inventiamo improvvisamente un ideale, questo proviene sempre da un’immagine ben riposta in noi, esiste ed è radicato nelle nostre lenti interne come le vocazioni per mestieri e professioni.


Sicché il mio bello, ciò che considero attraente, si rivela in me come un’epifania, ma non può trasformarsi improvvisamente: per noi è stato sempre bello implicitamente, il percorso esplicito (quello che lo ha accompagnato alla vera rivelazione) invece pretende più attenzione, richiede un percorso di maturità capace di renderne poi possibile l’apprezzamento.


Potresti nel corso della tua vita trovare bellissimo qualcosa che è sempre stato sotto i tuoi occhi da diverso tempo, ma deliberatamente lo hai ignorato.


Tutto questo risulta essere coerente con la psiche umana che agisce in fasi diverse, ogni età si contraddistingue per un ideale differente, il bello in tal senso può anche ritornare ad essere (dunque non sono rare fasi di vita lontane che si somigliano poiché registrano similitudine di riferimenti), ma ciò che bisogna sottolineare di questo discorso è il riferimento soggettivo che riguarda ognuno di noi


Siamo attratti da ciò che ci somiglia, è una battuta spesso ripetuta in diverse analisi psicologiche, ma occorre dire che la similitudine (sia fisica e mentale) ha modi oscuri di esprimersi, per quanto poi sia molto semplice trarne la conclusione finale.


Infatti può somigliarci qualcosa che è diverso, dunque attrarci, ma perché questo è sottoposto ad una base di complementareità che lo rende necessario, e dunque inevitabilmente l’uomo prova desiderio nei confronti di ciò che non ha guardandosi.
L’ideale può avere tratti politici ed ideologici in molti casi, sicché ancor prima che l’estetica faccia il suo corso viene registrata un’attrazione nei confronti di ciò che è mentalmente o razionalmente stimolante, qualcosa che va appunto a colpire una parte della logos che è fortemente assorbita da un determinato preconcetto.


Basti pensare a come leader di pensieri dogmatici o fortemente ideologici si siano resi oggetto del desiderio di molti uomini e donne, pur non avendo particolari forme estetiche oggettivamente attraenti.


La moda o la semplice passione per l’idea piegano e trasformano il senso del bello umano, il ragionamento dietro questo pensiero è il seguente: sono attratto da ciò che dice, perchè ciò che dice è, ed è lui/lei la trasposizione fisica del pensiero che considero bello, dunque attraente.
Occorre dire che la bellezza è un tema complesso ed articolato, soprattutto se lo analizziamo nella chiave della psiche umana, dunque richiede di essere argomentato facendo riferimento a più studi di pensiero, i quali però molte volte si contraddicono.


Tornando però alla semplice differenza tra bellezza oggettiva e soggettiva, un altro tema che risulta essere interessante è come questa reagisce allo stimolo dell’amore, l’effetto del principio primo dell’attrazione e del ricordo.
Come sostenevo inizialmente, ciò che riteniamo bello è in realtà qualcosa di profondamente induttivo: fa parte del nostro paesaggio interiore, può essere sottoposto a modifiche nel corso della vita con esperienze e influenze particolari, ma emerge sempre, esattamente come l’istinto più primitivo che possiamo trovare in noi.


Sicché quando siamo attratti da qualcuno inspiegabilmente, magari senza averci mai parlato ma affidandoci unicamente alle sensazioni, è molto probabile che questo sia dovuto ad un preconcetto di bellezza che abbiamo già interiorizzato, dunque attraverso il contatto con l’esterno si espone e viene rivelato.


C’è un bello soggettivo istintivo, quello appena citato, e un bello soggettivo artificiale.
Per quanto non mi piaccia il termine che rimanda a qualsiasi cosa di “non naturale”, è probabilmente il termine più corretto per definirlo.
E’ un bello soggettivo artificiale tutto ciò che non appartiene all’istinto iniziale, dunque è precostruito con un processo differente.


La sua nascita è molto semplice e in parte l’abbiamo già definita quando si è fatto riferimento al bello ideologico o politico, l’induzione in questo caso non è legata essenzialmente all’estetica (perché non ci colpisce questa cosa della persona che abbiamo di fronte), ma ad un processo più lento e dovuto ad una somiglianza mentale, ad un vezzo, un accento che rimanda in noi bei ricordi, qualsiasi cosa che insomma necessita di un approfondimento maggiore rispetto a quello da “primo impatto”.


Il bello artificiale va a braccetto col potere della memoria, non è un caso che molti uomini o molte donne ricerchino nel partner ideale qualche particolarità che ricorda loro un genitore (magari perduto in prematura età) o un dettaglio di fondamentale importanza rispetto a qualcosa che li ha colpiti.
Non sempre questi dettagli sono legati alla bellezza soggettiva istintiva, perché si può tenere un ideale molto diverso e parallelamente provare una grande emozione nel rivedere un gesto ripetuto in un individuo; ad ogni modo alcune volte il bello istintivo e artificiale possono coincidere.


La bellezza soggettiva permette di trasformare qualcosa di oggettivamente brutto in bello? Sì, ha il potere di farlo e l’iter emotivo che segue non è molto difficile da capire se facciamo riferimento a quanto detto finora. Tanto è vero che se ci si basa sulla propria lente interiore – la cui linfa vitale è composta da memoria, ricordi, preconcetti e istinto, è molto facile che l’attrazione per il bello possa essere totalemente in disaccordo con la bellezza oggettiva.


Proprio per questa ragione l’inizio di questo saggio parla di “lente distorta”, non c’è nessuno che può ritenersi davvero ordinato nell’esprimere il bello, perché chiunque – per quanto i gusti possano essere simili, ha un ideale diverso caratterizzato da particolarità non traducibili da tutti.


Il canone oggettivo della bellezza è invece un tema che non tratterò in questo saggio, sono consapevole che la sua assenza renda l’analisi incompleta, ma il mio scopo primario era quello di raccontare la bellezza soggettiva nel modo più attento possibile, per quanto la stessa stesura dello scritto sia in realtà opera di una mia lente interna a cui sicuramente seguiranno confutazioni da altre lenti che la vedono in modo diverso.


Il bello esiste negli occhi di chi guarda, e platonicamente parlando si rivela sempre nel raggiungere qualcosa che si rende desiderabile ma inafferrabile, Icaro che raggiunge il Sole è un ideale di bellezza, lo sarà sempre, perché è nell’atto dello sforzo per amare e farsi amare che vi risiede tutta l’unicità del soggettivo che vuole estendersi oltre i canoni sociali.