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A seguito del reiterarsi delle tensioni in Libia moltissimi migranti stanno lasciando il paese per venire in Europa. Tre navi delle Ong stanno arrivando con 638 migranti a bordo. Una di queste, la Ocean Viking, è attraccata al porto di Taranto. Molto probabilmente altre due seguiranno un simile percorso. In termini numerici questo è uno degli sbarchi più grossi degli ultimi anni. 

Per gli accordi di Malta il porto di attracco è su base volontaria degli stati ed è abbastanza improbabile che non attacchino in Italia o a Malta. Anche i ricollocamenti sono su base volontaria e non sono previste quote fisse. I migranti che sbarcheranno nelle prossime ore saranno probabilmente ricollocati anche negli altri stati europei se decideranno di accoglierli. 

Il problema è che questo sistema di ricollocamento ha due gravi pecche: la prima è che si basa su base volontaria e non ci sono quote fisse di ricollocamento, la seconda è che vige solo per i migranti tratti in salvo dalle navi delle Ong o dalle navi militari mentre sono esclusi i c.d. “sbarchi fantasma” grazie ai quali arrivano la maggior parte dei migranti. 

Viene da porsi due domande: Cosa sarà dei migranti che arrivano? E come si può risolvere il problema delle migrazioni? 

L’immigrazione di massa riflette un problema ancora più grave: l’incapacità non solo dei recenti governi ma anche (e soprattutto) dell’Unione Europea di sviluppare una politica estera comune volta a cooperare con i paesi africani più poveri. Considerando che la maggior parte degli immigrati sono migranti economici sarebbe auspicabile un intervento europeo per incentivare lo sviluppo economico e aiutare a sconfiggere le organizzazioni terroristiche che violano i più basilari diritti individuali e che incentivano il problema. 

A causa della scarsa crescita economica le opportunità di lavoro sono abbastanza scarse, cosa che rende l’inserimento nel mondo del lavoro alquanto complicato.

La disoccupazione non incentiva certamente l’integrazione e anzi costringe questi ad una vita molto dura. Se la nostra economia fosse in forte crescita ci sarebbe un’offerta di lavoro molto più alta e potremmo tranquillamente dare un lavoro non solo ai nostri disoccupati ma anche ai migranti che vengono in Europa nella speranza proprio di trovare un lavoro e di poter vivere onestamente. Tuttavia la disoccupazione in Italia è ancora alta e l’economia registra una crescita modestissima.

L’eccessiva pressione fiscale scoraggia le imprese ad investire e, conseguentemente, a creare nuovi posti di lavoro.

 Il dibattito sul tema si è sterilizzato e non è orientato non alla ricerca di una soluzione ma banalmente è diventato una questione su cui si è solamente o a favore o contro. Oltretutto quando al governo c’era la Lega e al Viminale c’era Salvini ogni sua mossa è stata non solo aspramente criticata ma è stata anche soggetta a procedimento penale in ben due occasioni (i casi Diciotti, in cui la giunta per le elezioni e le immunità aveva respinto la richiesta, e Gregoretti, per cui l’autorizzazione è stata concessa anche su sollecitazione dello stesso Salvini).

Addirittura la procura di Catania, che ha aperto il procedimento, aveva chiesto l’archiviazione e il Tribunale dei Ministri si è opposto riaprendo il procedimento. Oggi il governo è cambiato e al ministero degli interni c’è un altro ministro e non si ripetono situazioni simili anche se è assai poco probabile che siano cambiate le procedure operative. 

Quello che sembra un problema di politica interna è, invece, un problema di scala internazionale. Se non si risolvono i problemi alla radice è impensabile risolvere il problema delle partenze dei migranti e la sinistra nella scorsa legislatura non è stata in grado di risolvere la questione è ha accolto un gran numero di migranti senza però tener conto di come gestire queste persone una volta sbarcate in Italia.

L’Europa ha fallito miseramente nell’aiutare i paesi mediterranei nel gestire una crisi ben al di sopra delle loro (e nostre) capacità. La linea d’azione è stata puramente ideologica e senza alcuna idea pratica. Non c’è da sorprendersi se alcuni partiti in campagna elettorale hanno battuto incessantemente il tasto dell’immigrazione e se hanno ottenuto buoni risultati in termini di consenso.

La soluzione non sembra poter venire dal governo Conte bis che in politica estera è di un immobilismo sconcertante e soprattutto non sembrano esserci uomini di governo capaci di trovare una quadra ad uno dei problemi più spinosi della politica estera europea. Ovviamente nemmeno all’interno dell’Unione non sembra esserci chi può pianificare una linea d’azione comune e capace di far discutere la questione seriamente agli stati membri.