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Comunicare bene non vuol dire essere estremisti, ma una buona comunicazione deve trasmettere messaggi che diventano virali. Gran parte della sinistra in Italia ha sempre avuto un occhio critico verso questi nuovi canali della comunicazione quasi disprezzandoli.

Le elezioni americane ci dimostrano che la politica è anche spettacolo, quando si rimane ancorati alla Prima Repubblica senza capire che l’orologio gira e il mondo cambia i risultati sono catastrofici. Un esempio su tutti il dibattito in TV durante il braccio di ferro del 1994 tra Occhetto e Berlusconi con l’ex leader del PdS che indossa una giacca marrone e l’atteggiamento timido che non buca lo schermo.

Il dibattito televisivo lo si prepara giorni prima analizzando i punti deboli dell’avversario, del suo Partito e quelli della propria persona, sicuramente Occhetto non aveva preparato al meglio il dibattito. Questo atteggiamento la sinistra lo ha sempre avuto, perché la sua forza da sempre erano e sono le sezioni con i militanti tuttofare che si improvvisavano tecnici.

Il lavoro di un volontario non sarà mai professionale come il lavoro di uno spin doctor esperto di comunicazione politica, é come se avessimo una macchina fotografica regalataci al nostro diciottesimo e andassimo in giro a dire di essere fotografi senza una formazione alle spalle.

La sinistra negli ultimi anni è sempre stata molto ambigua su molti temi come immigrazione e il rapporto con l’Unione Europea, l’elettore vuole fermezza e premia chi parla in maniera chiara e comprensibile, con un linguaggio semplificato come quello dei tanto odiati populisti.

Questo rifiuto delle nuove tecnologie oggi dimostrato per esempio dal numero di followers su Facebook degli avversari politici del segretario del Partito Democratico. Matteo Salvini circa 4.000.000 followers, Giorgia Meloni circa 1.300.000 followers e perfino l’attempato Silvio Berlusconi con circa 1.000.000 followers che triplica i seguaci di Nicola Zingaretti fermo a circa 300.000 followers. Quello che era il competitor numero uno di Salvini quando al timone della segreteria del Partito Democratico, Matteo Renzi, ha un quarto dei followers del “capitano”, ma resta uno dei migliori comunicatori nell’area del Centrosinistra odierno.

Questo dimostra che un messaggio lanciato da Zingaretti, Leader del primo Partito di Centrosinistra, arriva ad un quattordicesimo degli ipotetici utenti ai quali si rivolge Salvini.

La situazione diventa ancora più difficile, se i post del populista di turno sono trending topic e devi rincorre e commentare le sue parole parlando comunque di lui.

Il social è la piazza che una volta il Partito Comunista riempiva, con la piccola differenza che è virtuale, questo piccolo dettaglio è fondamentale.

Il cittadino da una parte sente il contatto di una persona comune che mangia la Nutella, indossa una felpa e va al mare a petto nudo proprio come farebbe ognuno di noi contrapposto al politico giacca e cravatta, poco propenso alla battuta e che magari non pubblica il post del buongiorno.