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Doveva essere il giorno che lo avrebbe consacrato come il Presidente del Consiglio della ricostruzione, l’uomo del destino – con tanto di discorso per la fine dei lavori del ponte di Genova – ed invece forse è quello che segnerà l’inizio del declino politico di Giuseppe detto “Giuseppi” Conte. 

L’Italia oramai stremata ed impoverita, ridotta a scheletro di se stessa sta reagendo: alle protesta sul web, ai post disperati di esercenti, imprenditori, piccoli commercianti, sull’orlo del fallimento sono seguite le prime manifestazioni pubbliche di dissenso.

Si incita allo sciopero fiscale e sale nel nostro paese l’allarme che il tessuto sociale possa esplodere. Due crisi in dieci anni sono troppe, soprattutto se nel mezzo non si è fatto nulla per rinforzare il tessuto economico e ricucire le ferite e le debolezze che una crisi finanziaria come quella del 2008 – anche se in Italia si è acuita nel 2011 –che ha disintegrato il risparmio di famiglie e imprese.

Di tutto ciò sembra che il governo non si preoccupi, seguitando nella sua idea di vendere debito ai cittadini. A completare il macabro quadretto è arrivata con il tempismo mortifero da sinistro presagio il declassamento da parte di Fitch che  ha attribuito una BBB- all’Italia, un evento che ci rammenta i giorni più neri della crisi economica del 2008.

Stiamo danzando sull’orlo del baratro, senza avere la forza che possedevamo in passato, con una popolazione esasperata e un’economia reale al tracollo, e interi settori che – rivedranno se sopravvivranno –  la luce solo nel 2021.

Il Premier, troppo intento a guardare i sondaggi, ha goduto per qualche settimana del consenso di un popolo sbandato e rinchiuso dalla sera alla mattina nelle proprie abitazioni, ma ancora ignaro dei disagi economici, e della perpetua quarantena a cui il governo avrebbe gradualmente rilegato il paese. Talmente sicuro di sé, da optare per uno strappo istituzionale unico nella storia repubblicana, attaccando i leader dell’opposizione in diretta tv e a reti unificate, un atto che ha fatto storcere il naso ai più progressisti fra giornalisti e opinionisti e di certo non benevoli verso l’area sovranista e conservatrice.

Tutto agli occhi del gabinetto di regia – coordinato dal fido “Balbo” Casaleggio, sempre pronto a costruire la scenografia per il suo Cesare –  sembrava presagire un radioso futuro politico per il Professore comparso dal nulla nello stallo politico del 2018, compromesso dalla crisi di governo salviniana prima – con salvataggio in extremis da parte del politicamente miope Zingaretti – per poi rischiare di cedere nuovamente sotto i colpi dei due Mattei, e di nuovo mantenuto in sella dall’emergenza covid-19.

Ma il destino è beffardo soprattutto per chi tende ad abusare reiteratamente del peccato di hybris, come il Premier, e dunque nonostante la macchina propagandistica e il prestigio istituzionale di Palazzo Chigi, i nodi sono venuti al pettine e dunque il fosco futuro economico del paese, potrebbe inghiottire anche quello politico dell’ Avvocato del Popolo.