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di Raimondo Franchetti

22 settembre 2020 Luca Zaia viene eletto per la terza volta Presidente della Regione Veneto con il 76 % dei voti confermandosi come il Governatore più amato d’Italia.

Benché possa sembrare scontato in una regione che storicamente ha sempre votato a destra, il risultato delle regionali venete offre degli spunti di analisi molto interessanti. In primis, viene confermata l’inarrestabile avanzata della destra nel panorama politico italiano. Zaia era stato eletto nel 2015 con il 50 % dei voti e cinque anni dopo ne ha presi il 25% in più. Stefano Bonaccini, altro governatore italiano molto popolare, ma appartenente ad un’area politica del centrosinistra, è riuscito a vincere in Emilia Romagna, un feudo storico della sinistra, solo con il 51% dei voti. 

Nemmeno De Luca, distintosi recentemente per la gestione della crisi COVID, è riuscito a raggiungere una percentuale così alta. Se torniamo alla realtà locale vediamo che il dato principale è la distanza tra i voti ottenuti dalla lista Zaia e i voti ottenuti dalla Lega di Salvini. La prima ha ottenuto il 44,76% mentre la Lega ha ottenuto il 16,92%. 

Più del 20% in meno. In realtà, se confrontiamo questi dati con le elezioni del 2015 vediamo che la Lega ha perso solo poco più di un punto percentuale, molto meno di altri partiti come il M5S e Forza Italia confermandosi come il partito più votato della regione. 

Nel 2015 Zaia era stato sfidato, oltre che dal centrosinistra, anche dall’ex leghista sindaco di Verona Flavio Tosi, il quale aveva preso l’11%. È possibile che parte dell’elettorato di quest’ultimo sia confluito verso Zaia; infatti, se sommiamo i suoi voti con quelli ottenuti da Zaia nel 2015 vediamo una percentuale di circa il 60%, non troppo distante dal 60-65% di approvazione che il Governatore aveva a gennaio 2020. 

Vista però la percentuale di voti ottenuta alle ultime elezioni è legittimo sostenere che numerose persone che di solito non votano per il centrodestra abbiano votato per Zaia.

La risposta che sembra più scontata riguarda le qualità di amministratore che il Governatore del Veneto ha dimostrato in questi anni con successi che vanno dalla pedemontana, alle olimpiadi invernali, alle colline del prosecco fino alla recente gestione della pandemia.

Quest’ultima, con un programma incentrato su tamponi a raffica, cure domiciliari e rapporto costante con la comunità scientifica è stata sicuramente decisiva per il risultato considerando che ha ottenuto poco più del 10% in più rispetto a quanto i sondaggi gli davano a gennaio. In realtà ci piacerebbe segnalare anche altri punti dell’agenda Zaia che stanno particolarmente a cuore ad ogni conservatore in buona fede, in particolare la difesa della famiglia e dell’identità veneta. Chi scrive non crede alle affermazioni che vedono un possibile conflitto tra Salvini e Zaia. 

Il Governatore ha ribadito in una recente intervista al Corriere della Sera di non avere nessuna ambizione nazionale. Se andiamo ad analizzare i suoi profili social possiamo credere che le sue parole siano vere considerando che pone molta enfasi sul fatto di essere presidente di tutti i Veneti. Sarebbe incoerente cambiare la propria immagine presentandosi come leader degli italiani.

Tuttavia, il fatto che sia riuscito non solo a mantenere i voti degli elettori più moderati di centrodestra ma anche a conquistare quelli di numerosi elettori di centrosinistra mostra che è possibile ottenere un successo notevole mantenendo una linea politica conservatrice. Questo è un dato che deve far riflettere il centrodestra se vuole mantenere una maggioranza stabile nei prossimi anni. 

Attualmente esso rappresenta sicuramente una forza politica maggioritaria data la sua compattezza politica. Tuttavia, bisogna anche ricordare che non riesce ancora a superare la soglia del 50%.

Se questo non rappresenta un problema ora che le forze nemiche sono divise, potrebbe rappresentarlo dopo, in una situazione in cui le forze che oggi litigano si uniscano in una sorta di Fronte Popolare contro l’ascesa della destra mettendola in difficoltà. Per impedire che ciò accada è quindi fondamentale che il centrodestra guardi a Zaia non tanto come ad un possibile leader, ma come ad un modello per conquistare un elettorato più moderato senza dover abbandonare i propri valori fondanti e diventare una brutta caricatura della sinistra liberale