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Questa terribile crisi sanitaria, denominata Covid-19, non mette solo a rischio la nostra salute ma sta portando via tutte le nostre certezze, la serenità e la speranza nel futuro.

In questi mesi stiamo assistendo inermi al fallimento di innumerevoli realtà economiche nate con il sacrificio di tantissime persone perbene, attività che hanno consentito di vivere dignitosamente e di dare lavoro a tantissimi giovani e meno giovani, e di questo non possiamo non dolerci.

In tempi di guerra, nonostante le terribili difficoltà si aveva la certezza che una nuova alba presto o tardi ci sarebbe stata, oggi la sola certezza è l’incertezza del domani, la mancanza di appigli da ricercare in una comunità smarrita, impaurita, terrorizzata da un virus invisibile, che prima ancora di uccidere disintegra le nostre libertà.

Ma è colpa veramente del virus? O di una miopia della nostra classe politica che a distanza di otto mesi non è riuscita a trovare le contromisure opportune per arginare, contenere e convivere con un virus?

Direi di più il Governo in questi mesi ha celato la propria certificata incapacità nel gestire la pandemia, incolpando di contro gli italiani di essere poco responsabili, lo ha fatto in una prima fase, dove tutti onestamente conoscevano ben poco di questo virus, lo ha rifatto in modo ancor più subdolo adesso, fingendo da una parte di non volere un nuovo lockdown e dall’altra istituendo un coprifuoco che colpisce pesantemente intere categorie.

Nel mentre nessuno e dico nessuno che chieda conto del perché di scelte scellerate sul piano sanitario, scolastico, e dei trasporti pubblici.

Andiamo alla sanità, il divario tra noi e la Germania è gigantesco ed è testimoniato dal numero di decessi e dal numero di posti in terapia intensiva 2,6 per 1000 abitanti in Italia contro i sei della Germania, perché tutto questo?

Certamente per via di scelte passate che hanno finito per diroccare la nostra sanità, una sanità che è stata infiacchita da una lunga stagione di tagli lineari che ne hanno depotenziato le strutture e demotivato gli operatori, ma cosa si è fatto in questi mesi, quando ormai era certo ci sarebbe stata una seconda ondata? Poco o nulla, i soli nosocomi di emergenza creati hanno riguardato iniziative regionali nate sulla spinta di finanziamenti privati, anche duramente criticati al termine della prima ondata.

Ma non è tutto, il dramma è nella pessima gestione dei presidi territoriali e così si sono registrati dei veri e propri assalti ai pronto soccorso, file chilometriche per sottoporsi ad un tampone e scarsissima capacità di gestire i malati a domicilio, molti dei quali curati con semplice tachipirina anziché con le cure stabilite dai protocolli.

Non è certo andata meglio sul piano dell’istruzione, la cui unica trovata di questo esecutivo per garantire l’accesso a scuola è stata quella di rottamare i vecchi banchi e comprarne di nuovi con le rotelle, quasi a certificare l’instabilità di una scuola che scivola insieme ai suoi banchi.

Una scuola, sempre più isolata dalla società e privata degli strumenti minimi per offrire un servizio di qualità, scuola che da sempre è il centro nevralgico di tutte le società moderne lì dove si formano uomini e cittadini del domani, dove si educa al rispetto di sé e degli altri, e dove si cementa il senso di comunità; di contro in Italia la scuola appare sempre più come un fastidio e non una risorsa tra le più strategiche.

Allo stesso modo sul fronte dei trasporti abbiamo assistito in questi mesi ad uno stucchevole rimbalzo di responsabilità tra governo centrale ed enti locali regioni e comuni in testa. Problema quello dei trasporti che pur consci che avrebbe rappresentato un’enorme criticità in caso di seconda ondata pandemica, è stato del tutto assente dal dibattito politico e oggetto di nessuna azione concreta.

A tutto questo si aggiunge uno Stato sempre più predatorio e sempre meno redistributivo che trova utile chiudere e mettere in ginocchio un’economia già di per sé fragile come quella italiana, e lo fa in una prima fase in maniera indiscriminata, anche li dove di contagi neanche l’ombra, lo rifà adesso con un coprifuoco molto discutibile sul piano dell’efficacia nel contrastare il virus ma di certo utile ad assestare il colpo di grazia ad interi comparti come quello della ristorazione e del commercio in generale.

Tra questi due momenti ci siamo presi una bella pausa estiva dove il Belpaese si è rifatto il trucco e si è presentato al mondo come modello virtuoso capace di sconfiggere il Covid, e lì tutti i pavoni del governo a mostrare le piume al sole, discoteche e spiagge strapiene, italiani liberi di importare il virus dall’estero e scafisti e  taxi del mare autorizzati a riempire i nostri centri di accoglienza di migranti e tanti, tantissimi clandestini positivi.

Era il 21 luglio ed in Basilicata da settimane non si registravano contagi, quando la notizia di 36 “migranti” positivi al Covid e molti di questi subito resisi irreperibili, aveva scosso un’intera regione che sperava nel rilancio estivo.

E così l’epidemia gradualmente riprendeva vigore ed il numero di contagi cresceva. In Campania nonostante i proclami e le minacce di impiegare i lanciafiamme il virus si diffondeva rapidamente e lo sceriffo di Salerno anziché organizzare efficacemente la rete sanitaria sul territorio continuava con le sue esilaranti sceneggiate.

Arriviamo a metà ottobre e il Governo fingendo di scongiurare una nuova chiusura manda avanti cento scienziati delle più disparate materie, per sentenziare di fare in fretta! Inizia così  il tam-tam dei giornaloni del mainstream che in prima pagina titolano la sanità al collasso, si rischia grosso, e tutto questo nonostante i numeri sembrerebbero confermare che  i posti di terapia intensiva occupati per Covid siano solo 1/10 rispetto allo scorso marzo, così per i decessi e così per i ricoveri, una cosa è certa cresce la paura, che si trasforma in panico collettivo e ci si prepara così a colpi di DPCM ad una nuova drammatica chiusura.

Il resto è cronaca di questi giorni con gli scontri di Napoli e le manifestazioni in diverse piazze d’Italia a testimoniare di quanto la situazione sia potenzialmente esplosiva: la gente è esasperata ed inizia a dire basta a misure contraddittorie e lesive dei legittimi interessi dei cittadini. Non si possono licenziare le proteste semplicemente accusando di essere mosse da movimenti estremisti e violenti fomentatori di odio, perché in questo modo si rischia solo di inasprire ancor di più il già teso clima.

Occorre invece capire le ragioni di chi protesta, di chi fatica ad arrivare a fine mese, e di coloro che con molta probabilità vedranno evaporare per sempre i sacrifici di una vita, occorrerà dare loro risposte concrete e di buon senso, che vadano nella direzione di proteggere le persone più deboli, garantire livelli di assistenza sanitaria elevati e potenziare la medicina di territorio, la sfida la si vince se si dimostra responsabilità e fiducia nei cittadini.

Alla luce di quanto sopra è legittimo chiedersi se chi governa questo paese, oltre a preoccuparsi di salvare la sedia del ministro Speranza, si stia preoccupando di salvare l’Italia e gli italiani.

Temo di no ma non tanto per mancanza di volontà ma per palese incapacità.