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Durante la guerra fredda, Winston Churchill dichiarò che il continente europeo si trovava sotto il dominio di due potenze mondiali rivali: da una parte la Nato – di cui faceva e fa tutt’ora parte l’Italia – e dall’altra il blocco sovietico – l’URSS – che si estendeva fino all’est della Germania.

Ad oggi, sembra quasi che la situazione verificatasi nel secolo scorso sia sul punto di ripetersi: da un lato troviamo la Cina, ossia una delle prime potenze mondiali di questi tempi, nonché uno dei membri ONU con maggior rilevanza; dall’altra vi sono gli stati islamici come, ad esempio, la Turchia, la quale è attualmente governata dal presidente Recep Erdogan, le cui mire espansionistiche ricordano quelle dei suoi antenati durante il dominio territoriale dell’Impero Ottomano.

Per comprendere le reali minacce a cui l’Occidente sta per essere sottoposto, bisogna partire dalla pandemia dovuta al Covid-19, che ha devastato l’economia, la sanità e la demografia di svariati Paesi Occidentali: il pericolo del virus proveniente dai laboratori di Wuhan cominciava a presentarsi già a Gennaio, sebbene il governo cinese abbia spesso provato a nascondere le prove inerenti la pandemia. Dopo l’arrivo del virus in ogni continente, si è verificato un forte periodo di crisi economica e sanitaria, che si è trascina fino ad oggi, poiché la battaglia contro questo agente patogeno non è ancora terminata.

Al contrario, ad ora, la Repubblica popolare cinese, ovvero il primo Paese colpito dal nuovo coronavirus, sembra che si stia lentamente rialzando, riacquisendo pian paiano le forze necessarie per accusare gli altri Paesi di essere la vera causa del Covid-19 e, tra le accuse, troviamo, ovviamente, anche quella rivolta verso l’Italia.

Invece, per quanto riguarda i cosiddetti stati islamici, stiamo assistendo ad una nuova sete di conquista da parte di due fra questi in particolare: il primo, come dicevamo, è la Turchia, che ha occupato l’isola di Cipro per lo svolgimento di addestramenti militari e per la ricerca di idrocarburi nei mari che bagnano l’isola, nonostante le sanzioni imposte dall’Europa.

Il secondo è la Libia, ossia un’attuale zona di guerra contesa tra due generali: Fayez AL-Serraj, noto finanziatore dell’ISIS e Khalifa Haftar, riconosciuto dall’ONU come reale Capo di Stato. Quest’ultimo ha sequestrato da alcuni mesi diciotto pescatori italiani, che si trovavano per errore in prossimità del confine libico e tutt’ora non si comprende se e quando verranno rilasciati. Come se non bastasse, Haftar chiede come riscatto per i nostri connazionali ben quattro scafisti libici, arrestati e processati in Italia.

Infine, negli ultimi tempi abbiamo assistito a nuovi attentati terroristici di matrice islamica sul suolo europeo: in Francia con la decapitazione del professore che aveva osato mostrare un’immagine di Maometto; in Austria con l’omicidio ed il ferimento di svariate persone nei pressi del centro storico di Vienna.

Sembra ormai chiaro, dunque, che l’Europa si trovi sotto attacco. Un attacco al quale è necessario resistere senza cedere di un millimetro a coloro che minacciano l’indipendenza di un continente, il cui passato ha influenzato gli sviluppi storici e culturali di moltissimi Paesi del mondo.