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La necessità di una nuova politica estera si fa sempre più impellente. L’italianità all’estero è fregiata dall’assenza di visione in merito al ruolo che l’Italia deve giocare oltre i suoi confini. Se prima potevamo auspicare per lo meno ad un ruolo di media potenza regionale (media poiché privi di arma nucleare, posseduta invece dai francesi), ora abbiamo abdicato a questo ruolo per la totale mancanza di politica estera.

La politica internazionale non è altro che un’etichetta del nostro Paese all’estero, che deve basarsi su un fondo di verità. È quindi normale che tutt’ora sia inefficiente e nulla, poiché rappresenta al meglio l’attuale condizione della politica.

Uno degli ultimi sfregi alla nostra Storia è sicuramente il caso che vede il nostro Paese completamente annullato ed inefficiente nei confronti dell’Egitto in merito alla barbara uccisione del nostro connazionale Giulio Regeni.  Il Caso Regeni è importante per due aspetti: innanzitutto l’Italia non è in grado di tutelare i propri connazionali all’estero, e allo stesso tempo la consegna della Legion d’Onore ad Al Sisi costituisce da una parte un esempio di come l’Italia non abbia più la capacità di alzare la voce e farsi rispettare nemmeno nel panorama europeo, mentre dall’altra costituisce un’offesa alla famiglia Regeni e quindi anche all’Italia. Per altro, condivido pienamente la scelta di coloro che hanno restituito l’onorificenza della Repubblica francese.

Proprio il caso Regeni rende bene l’idea della necessità di rafforzare le misure di protezione nei confronti degli italiani all’estero, circa 5 milioni. L’italianità deve essere un valore identitario da portare all’estero e tramite il quale farsi che l’Italia torni ad essere una grande e rispettata potenza. 

Ecco allora che Nazione Futura deve farsi portavoce della necessità di ricostruire la nostra identità in politica estera  e della necessità di formulare una nuova politica strategica. Bisogna assumere una nuova visione: il Ministero degli Esteri non è solo il custode della reputazione internazionale dell’Italia, ma deve assumere anche un ruolo di iniziativa politica in tutte le istituzioni internazionali. Nel quadrante della politica europea e internazionale deve tornare ad esserci l’interesse nazionale, contro l’indifferenza dell’attuale politica.

Alcuni degli esempi più recenti dell’inesistenza dell’Italia in politica estera si possono riscontrare dall’incapacità di agire di fronte alla tragedia di Beirut (nel frattempo i francesi si sono tagliati un ruolo primario), di fronte alla tragedia subita dagli armeni (ben raccontata dal nostro Daniele Dell’Orco nel libro “Armenia Cristiana e Fiera”) oppure anche di fronte all’avanzata turca in Libia. 

Quindi la nuova destra deve affrontare il problema di una bassissima credibilità all’estero, deve farsi che l’Italia torni ad avere una posizione da “primus inter pares” nel dialogo con gli altri Paesi soprattutto nei luoghi a lei strategici (in primis nel Mediterraneo) e deve finalmente dire stop all’avvicinamento dell’Italia a Pechino, che mai ci gioverà nei rapporti con gli USA, nostri storici alleati. 

Jacopo Ugolini