Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Il sistema politico italiano è organizzato secondo il principio cardine del costituzionalismo liberale al fine di garantire il rispetto della legalità ed abbattere eventuali distorsioni democratiche: la separazione dei poteri. Il potere legislativo è attribuito al Parlamento, al governo spetta il potere esecutivo, mentre la magistratura, organo indipendente, esercita invece il potere giudiziario. 

Potrebbe sembrare un frammento estratto dalle Leggi delle XII tavole, invece è, in sommi capi, il sunto di quanto si può ritrovare nei primi capitoli di un qualsiasi manuale di Diritto Costituzionale del primo anno di Giurisprudenza. 

Nelle ultime settimane questo assioma è stato messo totalmente in dubbio dal libro “Il Sistema”, scritto a quattro mani da Alessandro Sallusti e l’ex magistrato Luca Palamara, che scoperchiato una magistratura fuori dalla Costituzione, formalizzando la commistione tra politica e giustizia.

Leggendo il libro, sembra di assistere all’interrogatorio del pentito di mafia Tommaso Buscetta, condotto dall’indimenticabile giudice Giovanni Falcone che permise una ricostruzione giudiziaria dell’organizzazione e della struttura mafiosa siciliana.

Ma, in questo caso, non si tratta di un pentito di Cosa Nostra, ma di un giudice pentito che ha permesso una ricostruzione dell’organizzazione e della struttura giudiziaria occulta che ha pesantemente influenzato la politica italiana degli ultimi vent’anni azzerando qualsiasi forma di democrazia (ma si ha l’impressione che negli anni precedenti le cose non fossero così diverse).

Si tratta, infatti, di un sistema la cui “cupola” governa l’ordine giudiziario italiano, spesso sostituendosi agli altri poteri dello Stato, fino a controllarli per dominarli, attraverso le inchieste e/o le omissioni pilotate, fatto di accordi tra le correnti, di patti tra queste e la politica, di congiure ordite contro il collega o il politico di turno, dei «condizionamenti» interna corporis nei confronti dei vertici istituzionali/politici.

La conseguenza più rilevante sarà la perdita totale di credibilità e di fiducia da parte dei cittadini nella Giustizia – i quali hanno il diritto di “poter contare sulla certezza del diritto e sulla prevedibilità della sua applicazione – e nella politica. Nonostante la portata del fatto, che mette in discussione anni e anni di processi e di sentenze (in gran parte, radiocomandati e ingiusti), non sarà istituita una commissione parlamentare di inchiesta ad hoc, ma molto probabilmente sarà il Procuratore Generale della Cassazione (il magistrato più in alto nella gerarchia della giustizia), ad indicare la strada da perseguire e sarà la stessa magistratura a risolvere da sola il problema della sua situazione di evidente illegalità. Questo acuirà ancora maggiormente il paradosso che in uno stato di diritto, nel 2021, ci sia un organo che si giudichi da solo, ed esprima, interferendo, opzioni politiche, spesso contrarie a una certa parte politica. 

Alla fine, tutti si metteranno d’accordo e non ci sarà un bagno di sangue perché nessuno si dovrà far male: beneficiari del “Sistema” sono molti di più di quanti si possa pensare. È quindi meglio tacere.

Simone Quadri