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Massimo Anderson fu esponente di spicco di quella destra nazionale – di forte radicamento popolare – che perpetuava in tempi molto difficili il progetto politico di Arturo Michelini: quello di una destra parlamentare pronta ad allearsi con forze similari e ad assumersi responsabilità di governo, uscendo dall’angolo morto della politica italiana.

L’efficacia di questo modello fu confermata paradossalmente da Giorgio Almirante che, dopo essere stato per un buon ventennio il leader della “sinistra nazionale”, quando assunse la guida del MSI promosse il disegno della Destra Nazionale che – negli anni di quell’esperimento interessantissimo che fu la Maggioranza Silenziosa – riprendeva la proposta di Grande Destra di Michelini, Covelli e del generale Messe. 

Erano tempi proibitivi: dopo il boom delle elezioni amministrative del 1971, le politiche del 1972 già furono un successo diminuito, poi venne il governo Andreotti-Malagodi chiuso a destra (nonostante la palese disponibilità offerta da Almirante), le stragi attribuite a destra, la fuoriuscita dell’ammiraglio Birindelli, la fatale caduta di Nixon.

Chiusa la porta di una riedizione del centro-destra, disarticolata la Maggioranza Silenziosa, Almirante ritornò allo slogan radicale – quasi “gnostico” – della Alternativa al Sistema.

I demonazionali e la destra di Anderson fuoriuscirono, paradossalmente, per tener fede al progetto del MSI micheliano e del MSI-DN sorto all’inizio degli anni ’70.

Compirono evidentemente un passo falso; avrebbero potuto forse ripetere l’atto di coesione di Almirante che dopo aver perso contro Michelini un congresso negli anni ’50 abbandonò polemicamente l’assise congressuale, ma con lo slogan “Fuori dal Congresso, dentro il Partito”. 

La visione dei vari Anderson, Cerullo, De Marzio era più lucida di quel radicalismo che affastellava tutte le proteste mirando a una conquista solitaria del potere con uno sguardo peraltro fisso al passato. D’altra parte i fuoriusciti avrebbero potuto riconoscere un importante merito storico di Almirante (e di Rauti): quello di aver tenuto in un partito parlamentare migliaia di giovani che altrimenti avrebbero ingrossato le file di una destra extraparlamentare, che in contrapposizione con l’Autonomia, Potere Operaia, il Partito Armato di sinistra davvero avrebbe inverato il teorema degli opposti estremismi…

La scissione segnò la fine di un importante spezzone di classe dirigente di destra che andava da De Marzio ad Anderson appunto, creatore del Fronte della Gioventù.

Ora però anche gli eredi del MSI almirantiano dovrebbero riconoscere che le posizioni di un Anderson sono state in germe quelle che poi sarebbero divenute le mozioni di Alleanza Nazionale, concepite da Fisichella, Tatarella, Malgieri ed altri e le posizioni attuali di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che anche quando si pone come opposizione lo fa in maniera costruttiva, “nel merito”: fare opposizione oggi per governare domani. Una destra popolare, nazionale e…”razionale” come sarebbe piaciuta ad Anderson, che oggi ci lascia, suscitando un cordoglio unanime. 

Alfonso Piscitelli