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Oggi ricorrono i 100 anni dalla nascita di Gianni Agnelli. Entrava in Fiat nel 1943, è stato Presidente di Confindustria dal 1974 al 1976 e Senatore a vita dal 1991.

In merito alle sue simpatie politiche, dichiarava: “Il mio cuore batte repubblicano”, nonostante fosse stato molto vicino anche ai liberali.

Al centro dei suoi interessi vi era unicamente la sua azienda: “Noi siamo governativi e istituzionali per definizione”.

Negli anni del terrorismo, della crisi del petrolio, dei livelli altissimi di inflazione, dell’austerità, del blocco dei prezzi, dei divieti di circolazione e della possibilità di una nazionalizzazione della Fiat, riuscì a fare emergere tutta la sua capacità imprenditoriale ed appartenenza aziendale: “Irrinunciabile la scelta di essere un’azienda privata”.

Sempre con stile, preferiva relazioni morbide e basate sul dialogo.

A tutto ciò, aggiungeva anche tanta determinazione: con Agnelli ebbe inizio un radicale cambio di relazioni tra grande azienda e sindacato nel Paese, a cominciare dalla marcia dei quarantamila per le strade del capoluogo piemontese, in segno di protesta contro i picchettaggi che ne impedivano l’ingresso in fabbrica. 

Oggi, la figura di Agnelli è associata a tutte quelle utilitarie che hanno rappresentato un pezzo di storia del nostro Paese, al lavoro, alle tute blu, agli scioperi, ai sindacati, alla Juventus , al calcio in generale e agli anni d’oro della Fiat secondo gruppo industriale italiano che rappresentava il 4% del Pil nazionale.

Sarebbe interessante sapere cosa direbbe oggi l’Avvocato sul nostro Paese, sempre con stile e profondità di giudizio.

Ciro Miale