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Da qualche tempo, il “bardo cosmopolita” – per utilizzare l’espressione con la quale il filosofo Diego Fusaro lo ha etichettato –  Roberto Saviano, icona dei radical chic in salsa esterofila, non si palesava con qualche proposta politica demenziale. Nell’ultima intervista al quotidiano francese Libération https://www.liberation.fr/international/europe/roberto-saviano-la-mediterranee-est-lune-des-plus-grandes-fosses-communes-au-monde-20210502_ZGQTPURXNND3XJPR2AEPTKJUEA/, nella quale ha proposto un maxi ripopolamento del Sud da realizzarsi trasferendo nelle regioni meridionali gli immigrati clandestini provenienti dalle aree dell’Africa subsahariana. Per dirla in parole povere: una sostituzione etnica.

Non è la prima volta che esponenti della sinistra che si ritiene colta ed eletta si lancino nel proporre soluzioni di questa natura. Certo, da queste persone di ci aspetteremmo alcune proposte serie per risolvere l’emigrazione in massa di giovani, che per mancanza di prospettive abbandonano la propria terra; oppure qualche idea su come porre un freno alla crisi demografica, aiutando le giovani coppie. Invece no, troppo complesso, meglio deportare dall’Africa sfortunata, milioni di persone e ripopolare il Mezzogiorno.

Nessun rispetto per la storia del Sud, per le sue tradizioni, e per le migliaia di giovani che a malincuore lasciano la loro terra o per i genitori che dopo anni di fatica devono vedere i loro figli andar via, perché invece di affrontare i problemi complessi con progetti seri, si preferisce mantenere le cose nel lor stato attuale.

Quello che serve al Meridione non è una sostituzione etnica, con buona pace di Saviano & Co., ma, al contrario, necessita di politiche di lungo respiro, che sappiano sfruttare le potenzialità di una terra piena di risorse naturali ed umane. Solo così si potrebbe consentire ai giovani talenti che fanno fortuna altrove e, spesso, fanno anche la fortuna di altre Regioni o di altri Stati di poter realizzare nella loro terra i loro progetti.

Questo può avvenire già da un’oculata gestione dei fondi europei e da una garanzia creditizia alle aziende che creano lavoro nel Sud e agevolazioni – che in parte ci sono – da potenziare per i giovani imprenditori.

Il futuro del Sud sta in tutte quelle energie che non hanno la forza di esprimersi, perché non trovano spazio ne opportunità e perché sono spesso abbandonati da quei soggetti stato in primis che dovrebbero gioire nel vedere idee e prospettive realizzarsi. Perché, dopo quasi cento anni, i mali del Mezzogiorno sono gli stessi evidenziati da Salvemini si sono solo rafforzati. Solo che allora c’erano uomini e donne che per la loro terra hanno lottato rischiando la vita, che hanno costruito gioielli laddove secondo molti non poteva sorgere nulla.

Al Sud ci sono realtà imprenditoriali che a crescono e proliferano fra mille difficoltà e migliaia di giovani che aspettano la loro opportunità.

Dunque, le proposte di Saviano potrebbero essere archiviate come gli esiti dell’ennesimo simposio radical chic, ma purtroppo, spesso, queste teorie vengono utilizzate e messe in pratica come è avvenuto, ad esempio, in Calabria  e la cronaca ci ha mostrato quali sono gli esiti e le conseguenze.

Il Meridione deve essere liberato dalle catene che lo mantengono inchiodato, solo recidendole si potrà sprigionare tutta la forza di cui questa terra è in possesso, come la storia – che non mente – ha sempre dimostrato.