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l 7 ottobre 2001, alle 20:45 (ore afgane), le forze aeree britanniche ed americane bombardavano il suolo afgano. Si dava così avvio all’operazione “Enduring Freedom” (O.E.F. – Operation Enduring Freedom), ovvero Operazione “libertà duratura”. 

Lo stesso giorno l’Alleanza del Nord (organizzazione politico-militare) scatenava un’offensiva via terra avanzando velocemente verso Kabul anche grazie all’intervento delle potenze occidentali.

La notte del 12 novembre i talebani abbandonavano la capitale perdendo, di lì a poco, il controllo di tutte le province: si daranno alla macchia sulle impervie montagne dell’Afghanistan, dopo l’ultima battaglia svoltasi sui monti Shahi-Kot.

E così il 20 dicembre 2001, alle porte del Santo Natale, la NATO lanciava l’operazione International Security Assistance Force (ISAF– Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza), sostituita dalla missione Resolute Support Mission (R.S.– Sostegno Risoluto) a partire  dal 1° gennaio 2015.

Dopo circa venti anni di impegno in Afghanistan, ecco che lo scorso 14 aprile, il Presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden, in conferenza stampa, ha annunciato il ritiro definitivo delle truppe statunitensi dall’Afghanistan, con le seguenti parole: «Sono il quarto Presidente a decidere sulla presenza delle truppe americane in Afghanistan. Due repubblicani. Due democratici. Non passerò la responsabilità a un quinto».

  • In venti anni di impegno in Afghanistan sono stati spesi direttamente o indirettamente circa 2000 miliardi di dollari: gli USA 1000 miliardi, Il Regno Unito 30 miliardi, la Germania 19 miliardi e l’Italia 8,7 miliardi…

Abbiamo addestrato le Forze Armate afgane, donando loro migliaia di mezzi militari, aerei, elicotteri, fucili, carri armati, veicoli di ogni specie.

  • L’impegno in Afghanistan è costato la vita a 2.308 soldati statunitensi, 53 soldati italiani, 40 soldati australiani, 448 britannici, 157 soldati canadesi, 43 soldati danesi, 9 soldati estoni, 86 soldati francesi, 5 soldati georgiani, 1 soldato montenegrino, 24 soldati olandesi, 34 soldati spagnoli, 53 sodati tedeschi e almeno 38.000 civili afgani.

Lo stesso Biden, l’8 luglio, sempre in conferenza stampa, ha affermato: «Ho fiducia nelle capacità dell’esercito afghano, che è meglio addestrato, meglio equipaggiato e più competente su come si porta avanti una guerra».

Ebbene la realtà tangibile di queste ore si è dimostrata ben lontana da quella descritta dal Presidente americano: ai talebani sono bastati pochi giorni per riconquistare l’intero Afghanistan.

Oggi possiamo affermare che l’Afghanistan non è stata semplicemente una sconfitta: l’Afghanistan è stata una vera e propria disfatta! Lo stesso scontro fisico tra talebani e forze regolari non ha avuto corso e la velocità imbarazzante con cui i primi hanno riconquistato il territorio lascia presumere addirittura il tradimento delle seconde (e non già una semplice resa). É verosimile che i mezzi donati dalla NATO alle Forze Armate afgane siano ora nella disponibilità dei talebani. È verosimile che gli uomini addestrati in 20 anni di missioni ora siano al soldo dei talebani. Eh sì! l’Afghanistan più che una sconfitta è stata una disfatta!

Questa disfatta prelude a una domanda: l’approccio NATO e ONU nei confronti delle missioni internazionali è quello giusto?

A questa domanda, forse troppo scomoda, sarà meglio non rispondere…almeno per ora.