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Come ogni anno, nelle settimane che precedono il Natale si rinnova il derby tra librerie e case editrici per organizzare al meglio il mercato editoriale nel periodo più importante dell’anno.
Oltre al fatto che storicamente i librai Associazione Librai Italiani non vogliono che si tenga la Fiera della Piccola e Media Editoria Più libri più liberi a dicembre, c’è un altro pomo della discordia molto importante: gli sconti sui libri.

Non tutti sanno, infatti, che né editori, né librerie, né rivenditori online (Amazon) possono vendere i libri al prezzo che vogliono. Io editore di Idrovolante edizioni, ad esempio, non posso vendere un libro che pubblico a 5 euro se ha un prezzo di copertina di 15. Anche, se, teoricamente, ne trarrei un (minimo) guadagno.
Lo stesso vale per gli intermediari.


C’è una legge, infatti, attualmente in vigore, che è la Legge sulla Lettura e che cerca di regolamentare le scontistiche sui libri.


Prevede un massimo sconto del 5% sul prezzo di copertina che è possibile applicare quando lo si vuole, e confina eventuali promozioni legate ai marchi editoriali ad un solo mese l’anno (con sconti comunque al massimo del 20%), ESCLUDENDO CATEGORICAMENTE il mese di dicembre.

Lo scorso anno, complice la pandemia, molti editori, specie piccoli, se ne sono un po’ fregati, giustamente, perché le condizioni drammatiche create da un anno di restrizioni hanno messo molti editori di fronte a una scelta: chiudere o non chiudere. Così la Legge, pensata per i tempi “normali”, è stata aggirata e alcuni editori hanno provveduto ad offrire ai propri lettori sconti superiori al 5% anche a dicembre.

Quest’anno, la storia si sta ripetendo. Per qualcuno. E i librai sono infuriati con gli editori che tentano di arrotondare grazie al Natale, minacciando talvolta anche azioni legali.
Normativa alla mano, ovviamente, hanno ragione. Tuttavia, la linea di principio è spesso nemica del buon senso, e infatti la Legge sulla Lettura è ragionata come se il mercato editoriale italiano fosse “sano” e come se tutta la filiera filasse liscia come l’olio. Ma non è così.

I piccoli editori, infatti, faticano enormemente anche solo ad arrivarci, in libreria, specie nelle librerie di catena. Figuriamoci a vendere i volumi. Il sistema di distribuzione editoriale è una giungla per un editore che non ha un potere economico tale da permettergli una distribuzione capillare. E quand’anche l’avesse, si rischia di incappare comunque in altre dinamiche (compravendita di spazi in vetrina, rapporti del singolo libraio/catena con un distributore diverso, politiche di fornitura dei volumi, componente ideologica/gusto personale del libraio etc.) che rendono QUASI IMPOSSIBILE ad un piccolo editore essere ben presente in libreria.

Sicché, i librai si lamentano se i piccoli editori provano a convogliare più pubblico possibile direttamente presso i propri canali, come se questo comportasse un ammanco in termini di libri venduti dalle librerie. La realtà, però, è ben diversa. Perché quelle stesse librerie (diciamo il 95%) i volumi dei piccoli editori NON LI VENDEREBBERO COMUNQUE.

Il problema è che le dinamiche di distribuzione editoriale sono troppo vecchie. Che i piccoli progetti editoriali nascono e crescono già “in parallelo” rispetto alla rete delle librerie. Che le leggi (compresa quella sugli sconti) sono studiate come se una casa editrice che fattura 50k l’anno e tiene 40 libri in catalogo fosse uguale a una che invece fattura milioni.

È vero che i librai sono in difficoltà, è vero che dal momento in cui sono comparsi colossi come Amazon è stato necessario studiare strumenti di tutela, ma è altresì vero che medesimi strumenti di tutela per i piccoli editori, che possano consentirgli non solo di sopravvivere ma anche e soprattutto di crescere, al momento non sono previsti.
Il rischio, quindi, è che ne scaturisca una inutile guerra tra poveri.