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Che cosa vuol dire essere conservatori è una domanda che ci viene rivolta spesso in questo periodo e alla quale può sembrare difficile rispondere, ma non è così. Roger Scruton scriveva: “Il conservatorismo è l’istinto di aggrapparci a ciò che amiamo, di proteggerlo dal degrado e dalla violenza e di costruire le nostre vite attorno ad esso”. Parole che descrivono perfettamente una precisa visione del mondo, incarnata ogni giorno da milioni di uomini e donne comuni, in ogni continente.

John Ronald Reuel Tolkien, un altro gigante del pensiero conservatore, lo spiegava altrettanto efficacemente nel suo capolavoro, Il Signore degli Anelli: “Non amo la lucente spada per la sua lama tagliente, né il guerriero per la gloria, né la freccia per la sua rapidità: amo solo ciò che difendo”. Difendere quello che si ama e che ci è più caro può sembrare una banalità, soprattutto agli occhi del pensiero unico dominante, ma non è affatto così. È il cuore di una visione politica e culturale che ha attraversato epoche e generazioni e che oggi Fratelli d’Italia punta a preservare e a far crescere, in Italia e in Europa. Essere conservatori vuol dire difendere ciò che siamo.

Essere conservatori significa tutelare la nostra identità, in ogni declinazione essa si manifesti: storica, culturale, nazionale, religiosa. Il conservatorismo nasce dalla convinzione che è facile distruggere le cose buone, ma che non è facile crearle e che tutto quello che ereditiamo dai nostri padri e dai nostri nonni è degno di tutela e non può essere spazzato via. Difendere, curare e tramandare la nostra “casa” ai nostri figli rappresenta il punto di partenza dell’approccio conservatore alla politica e alla vita in generale. Scruton ha definito tutto questo oikophilia, cioè l’amore per la propria casa. I conservatori proteggono le radici classiche e cristiane dell’Europa, difendono la vita dal concepimento alla sua fine naturale, credono nella famiglia naturale come nucleo fondamentale della società perché è lì che nasce e si forma l’identità, si battono per un’immigrazione compatibile con la nostra cultura e che sia rispettosa delle conquiste raggiunte nei secoli, si battono contro il globalismo sovranazionale che vorrebbe disgregare gli Stati nazionali dal loro interno e sognano un’Europa confederale fondata sulla sussidarietà, la libertà e la sovranità delle Nazioni, tutelano il lavoro e l’economia reale dalle conseguenze nefaste della globalizzazione disordinata e dello strapotere della grande finanza sull’economia reale, difendono l’ambiente senza ideologismi perché questo vuol dire tramandare i luoghi dove si è nati e cresciuti. Un approccio ispirato ad una visione spirituale della vita, contraria al materialismo che conforma la sinistra e il mainstream.

È la visione espressa da Papa Benedetto XVI, secondo il quale la creazione è “un dono affidatoci non per la distruzione, ma perché diventi il giardino di Dio e così il giardino dell’uomo”. Ecco, noi siamo esattamente questo. Questa è l’identità dei conservatori, questa è l’identità di Fratelli d’Italia. Un buon custode è un buon conservatore, che ama la bellezza della sua casa e sente il dovere esistenziale di proteggerla e consegnarla a chi gli sopravvivrà.
Far conoscere questa visione è il nostro impegno. Per questo abbiamo scelto di dedicare l’edizione 2021 di Atreju al presente e al futuro del conservatorismo in Italia e in Europa. “Il Natale dei Conservatori” è il titolo scelto per quest’edizione della kermesse che si svolgerà dal 6 al 12 dicembre a Roma in un luogo evocativo: Piazza Risorgimento, all’ombra della Cupola di San Pietro. Come da tradizione in calendario dibattiti, mostre, musica, approfondimenti culturali e ospiti nazionali internazionali.

Atreju 2021 è un’altra tappa del cammino che abbiamo intrapreso da tempo e che continueremo a percorrere in futuro – anche attraverso il coinvolgimento di intellettuali, centri studi e think tank – per consolidare e rafforzare l’identità di Fratelli d’Italia come movimento conservatore. Perché essere conservatori non vuol dire difendere lo status quo o guardare al passato, ma proteggere le fondamenta che reggono il nostro futuro.

Giorgia Meloni