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Negli ultimi anni Vox ha avuto una crescita esponenziale dei consensi attirando a sé un elettorato trasversale, quali sono secondo lei le ragioni di questa crescita e quali i punti di forza del suo partito?

Negli ultimi anni c’è stato un divario quasi incolmabile tra ciò che lo spagnolo medio pensava per strada e ciò che i partiti politici tradizionali proponevano in parlamento. I cittadini comuni parlavano da tempo della necessità di controllare l’immigrazione clandestina, garantire la sicurezza nelle strade, rafforzare i servizi o ritrovare l’orgoglio di radici e la cultura nazionale. Nel frattempo le élite al potere si sono divertite a teorizzare sulla resilienza, la transizione ecologica, federalismo, ideologia di genere e altre frivolezze che difficilmente hanno a che fare con le preoccupazioni di gente comune. Sebbene in Spagna ci fossero varie opzioni politiche, sia a sinistra che a destra, erano tutti d’accordo sull’essenziale. Tutti hanno difeso valori culturali progressisti, tutti credevano che fosse vantaggioso cedere la sovranità a entità sovranazionali. Tutti hanno negoziato e si sono intesi con le forze separatiste che volevano liquidare l’unità nazionale. Vox ha semplicemente dato voce a tutti quegli spagnoli che per anni si erano sentiti zittiti, abbandonati e non rappresentati. Per questo diciamo sempre che Vox è uno strumento al servizio delle persone spagnole.

La stampa di sinistra definisce Vox un partito estremista, come risponde a chi vi accusa di essere una forza politica neofascista?

La sfera dei media nel nostro Paese è attualmente dominata dall’estrema sinistra. Tuttavia, qualificazioni ed etichette non ci interessano, ci preoccupiamo per il benessere dei nostri connazionali che soffrono per le politiche di un governo che ci porta alla rovina. Per questo abbiamo sempre detto che Vox è un partito di estrema necessità poiché siamo gli unici che, dalle istituzioni, ma anche attraverso le mobilitazioni, stiamo affrontando alcuni politiche suicide che rovinano le classi medie e lavoratrici.

Le accuse di sostenere posizioni radicali sono prive di senso anche alla luce delle vostre politiche economiche liberali, in tal senso quali sono le principali misure di Vox sui temi economici?

Scappiamo dalle etichette. Crediamo che i cittadini non siano interessati a sapere se siamo più liberali o più protezionisti. Sono preoccupazioni del passato. Quello che vogliono gli spagnoli è che siano risolti i problemi quotidiani. Vogliono avere un lavoro, sicurezza nelle strade, una casa dignitosa e servizi sociali di qualità. In questo senso il nostro programma economico affonda le sue radici nel buon senso. Crediamo che sia necessario alleviare la pressione fiscale subita dalle classi medie e popolari. Vox crede fermamente nella necessità di rafforzare il Welfare State e garantire benefici nel campo della salute, dell’istruzione, della dipendenza o delle infrastrutture. Tuttavia, in Spagna, invece di servire a tutelare chi ne ha più bisogno, le tasse pagate dai cittadini sono spesso destinate a pubblicizzare l’agenda ideologica della sinistra, a mantenere reti clientelistiche o collocare attivisti nell’amministrazione. Pertanto, insistiamo sempre che è necessario distinguere tra spesa pubblica e spesa politica, cioè tra il benessere degli spagnoli e i privilegi dei politici. Un altro dei pilastri del nostro programma economico è la reindustrializzazione. La Spagna deve proteggere i suoi interessi nazionali e la loro sovranità energetica. Infine, Vox ha un forte impegno nel settore primario.

La crisi migratoria in Polonia ha reso evidente che l’immigrazione irregolare non è solo un problema nazionale ma europeo che non interessa solo i paesi mediterranei, secondo lei come si può risolvere da un punto di vista europeo?

I paesi dell’Europa meridionale sono stati abbandonati in materia di immigrazione. Ogni giorno  sulle nostre coste arrivano centinaia di immigrati irregolari che attaccano la polizia, seminano il terrore nei nostri quartieri e finiscono per vivere di aiuti e sussidi che escono dalle tasche dei nostri connazionali. Di fronte a questa situazione, è necessario intraprendere un’azione comune che coinvolga tutti gli Stati membri a difesa del confine meridionale. Spagnoli, italiani e greci, non possiamo restare soli come è successo di recente in Polonia. Occorre invece rivedere gli accordi con i Paesi extra UE che non solo non controllano, anzi promuovono e sponsorizzano i flussi migratori che vanno verso l’Europa. Questo è quello che succede con il Marocco, per esempio. Crediamo che gli aiuti allo sviluppo debbano essere subordinati alla cooperazione su questa questione cruciale. Infine, l’Unione Europea deve rispettare il fatto che sono gli Stati membri, a seconda dei loro interessi e bisogni, a decidere quale immigrazione ricevere. Nel caso spagnolo, Vox punta su accogliere gli immigrati dall’Iberosfera perché con loro condividiamo radici, storia, lingua e lo stesso modo di intendere il mondo e le relazioni sociali.

Uno degli argomenti che ha a cuore è l’ambiente, che viene di solito erroneamente identificato come una battaglia cara solo alla sinistra, quali sono i principali temi di un conservatorismo verde?

Spagnoli e italiani sono i paesi europei con la maggiore biodiversità. Siamo fortunati a dividerci un invidiabile patrimonio naturale senza il quale le nostre patrie non potrebbero essere comprese. Partiamo da un ragionamento che ci sembra ovvio: lo sviluppo dei nostri paesi non è stato rispettoso dei nostri campi, delle nostre montagne, dei nostri mari, dei nostri fiumi e delle nostre foreste. C’è un’intera generazione di giovani preoccupata per questa deriva. Tutti condividono il desiderio di lasciare in eredità ai loro figli e nipoti una Spagna con un patrimonio naturale almeno altrettanto ricco di quello che hanno ereditato dai loro genitori e i nonni. Questo è un desiderio patriottico che li onora e onora tutti noi che siamo capaci di sentilo. La cattiva notizia è che le preoccupazioni ecologiche sono state spesso monopolizzate dalle lobby di sinistra e dalle loro ricette sbagliate. Con la scusa del clima, i progressisti anelano a una società più controllata dai politici con imposizioni che soffocano i nostri settori produttivi e rovinano le famiglia. Aspirano persino a uno stile di vita più vicino a quello del XIX secolo che al XXI, con un’élite che può viaggiare quanto vuole e mangiare quanto vuole e un popolo sottomesso e condannato a subire restrizioni, limitazioni alla mobilità, pedaggi abusivi, divieti di consumo etc. Occorre denunciare che la cosiddetta transizione ecologica è tremendamente dannosa per gli interessi dei più umili. Di fronte a questa realtà, Vox si propone di recuperare i valori del conservazionismo più genuino, quello che si preoccupa delle unità di convivenza più vicine, quello che rifiuta la grande predicazione universalista e cerca di agire, prima di tutto, nel mondo locale, dal basso, stringendo la mano ai nostri contadini, allevatori e pescatori, e voltando le spalle alla moralità verde e alla legislazione ambientale progressista.

Oltre a un’attività di carattere politico, Vox ha compreso l’importanza del mondo delle fondazioni e dei think tank dotandosi di una propria fondazione organica, Disenso, quanto è importante questo aspetto della politica? E secondo lei ogni partito dovrebbe dotarsi di una propria fondazione di riferimento?

A Vox abbiamo capito l’importanza delle idee e di tenere testa a una sinistra che, purtroppo, nel nostro paese è avanti di molti decenni. Nasce così la Fondazione Disenso difendendo “Il diritto di non essere d’accordo”. Tra le attività della Fondazione Disenso, vorrei evidenziare due importanti iniziative. La prima è stata la Carta di Madrid, un documento in difesa della libertà, della democrazia e dello stato di diritto che ha firmato, tra i tanti, Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Il secondo è il Forum di Madrid, creato per combattere i governi di sinistra e narco comunisti nella Iberosfera attraverso il quale intendiamo articolare meccanismi di cooperazione tra i diversi paesi per affrontare quelli che consideriamo i veri nemici della democrazia: i rappresentanti il Forum di San Paolo e il Gruppo Puebla.