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Da quando è esplosa la pandemia dei virologi in tv, ma pure dei politici mai visti mai sentiti che per contingenze astrali si sono ritrovati con 60 milioni di persone a pendere dalle proprie labbra (quanti di voi avrebbero riconosciuto Speranza al bancone del bar prima del Covid?), è parso evidente il deficit comunicativo che ha accompagnato (e accompagna tuttora) le fasi dell’emergenza.

C’è chi dirà che siano cortocircuiti voluti, c’è chi penserà che comunicare male, fare i dietrofront, dire e non dire faccia parte di un disegno, ma i picchi negativi di intrashttenimento che si stanno toccando dimostrano comunque che più della scienza della comunicazione in tempi di pandemia contano solo i posti letto in terapia intensiva.

E non è paradossale che nell’epoca della comunicazione celeste la facoltà universitaria più bistrattata sia Scienze della comunicazione?
Che i banchi di questi corsi sembrino dei giganteschi freak show; che gli esami siano basati su nozioni elementari e se va bene vecchie di 60 anni; che all’85% dei docenti gli abbia insegnato a usare Whatsapp il nipotino delle medie; che gli “esperti” in comunicazione siano degli influencer improvvisati o che i (pochi) veri esperti si siano dovuti formare presso agenzie specializzate private?

In questo secolo la comunicazione è importante tanto quanto l’aritmetica di base. Per intere categorie di professionisti.
Di più. È ciò che fa la differenza tra un’organizzazione statale liberale e una illiberale, perché in quest’ultima l’onere della comunicazione ce l’ha solo chi comanda.

Siccome quando si comunica si entra non solo in casa delle persone ma nel loro cervello, comunicare male corrisponde a un atto di violenza. La scienza della comunicazione quindi è materia pregiata. Se davvero questo mondo è libero, dovrebbero saperla maneggiare prima di tutto i politici, ma in generale il suo studio dovrebbe essere un titolo richiesto a chiunque venga invitato a presenziare sui media.
Sei un virologo top di gamma e ti chiedono di andare in tv a parlare di virus? Studia comunicazione e poi vai.

Così, quando ti verrà chiesto di gettare a mare decenni di formazione scientifica per andare sotto i riflettori con indosso un naso rosso a cantare una canzoncina pro-vax potrai scegliere l’insulto più consono da un bouquet praticamente infinito.