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La partita per l’elezione del Presidente della Repubblica si è trasformata per il centrodestra da un probabile successo a una deblacle di fatto. Non tanto (o per lo meno non solo) nel merito quanto nel metodo che ha portato alla rielezione di Mattarella. Con il Mattarella bis la politica ha scelto di non scegliere ma ciò che lascia perplessi sono anche le modalità con cui si è giunti a questa decisione. Tanto valeva indicarlo da subito se questa era l’idea ed evitare una settimana di trattative, conferenze stampa, dichiarazioni, contro dichiarazioni, smentite, rumours che avranno indubbiamente degli strascichi. La partita da parte del centrodestra è stata gestita male e il risultato è una coalizione in frantumi, un paradosso se si pensa che anche la sinistra e soprattutto il Movimento Cinque Stelle erano divisi al proprio interno. L’apice si è raggiunto con il voto su Elisabetta Casellati, impallinata da numerosi franchi tiratori ma al tempo stesso incapace di incontrare un consenso più ampio.

Conscia delle proprie divisioni interne, la sinistra ha utilizzato una tattica più attendista facendo in modo che il centrodestra, giorno dopo giorno, implodesse fino a dividersi.

A questo punto è lecito domandarsi quale sarà il futuro del centrodestra? Al massimo a primavera 2023 gli italiani saranno chiamati alle urne e la certezza di vincere le elezioni che circolava all’interno delle segreterie di partito fino a qualche mese fa, si è dissolta. I primi segnali che qualcosa non funzionasse erano arrivati con il risultato delle amministrative nelle grandi città dove la scelta dei candidati era stata tutt’altro che azzeccata (per usare un eufemismo).

Quanto accaduto con l’elezione del Presidente della Repubblica, mette il centrodestra di fronte alle proprie responsabilità e alla necessità di un’autocritica in vista delle politiche del 2023. Inutile girarci troppo intorno, se le cose continueranno ad andare così, la vittoria è tutt’altro che scontata. Al netto della legge elettorale, la probabilità che si creino due blocchi con da un lato Lega, Fratelli d’Italia e dall’altra un polo centrista che raccolga anche anime che attualmente militano nel centrosinistra e con una spaccatura in due di Forza Italia, è concreta. In tal senso quale linea adotterà la coalizione? Quali saranno le proposte politiche trainanti? Il tempo stringe sempre di più anche perché andiamo incontro all’avvio della campagna elettorale che entrerà nel vivo in autunno e bisognerà arrivare all’appuntamento elettorale con un assetto chiaro. Gli elettori di centrodestra sono sempre più insofferenti a competizioni interne, divisioni, scelte difficilmente comprensibili per chi è estraneo al mondo politico e la disillusione (quando non la delusione) è crescente. Ciò porterà alla crescita dell’astensionismo tra i potenziali elettori (ancora una volta le amministrative dovrebbero rappresentare un campanello d’allarme) a meno che non si ripenserà l’offerta politica ripartendo da poche proposte forti. Non dimentichiamoci che ai cittadini interessano sempre meno (anzi, proprio non interessano) giochi di palazzo, dibattiti politici e scaramucce interne soprattutto in un momento in cui ci sono questioni urgenti da risolvere. La necessità di allentare le restrizioni come negli altri paesi europei, il caro bollette e il costo dell’energia che sta mettendo in ginocchio imprese e famiglie, l’inflazione galoppante, i crescenti problemi economici, la gestione dei fondi del Pnrr, sono solo alcune delle priorità a cui la politica è chiamata a rispondere. Se il centrodestra non sarà in grado di mettere in campo quanto prima una proposta credibile su questi e gli altri dossier, rischiamo di andare incontro a uno scenario tutt’altro che roseo.