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Quella che doveva essere la partita della vita per il centrodestra, il passo decisivo verso una rivoluzione storica attesa da oltre trent’anni si è trasformato in un disastro storico, una debacle politica che ha minato le basi stesse della coalizione.

Non ci sono dubbi che il centro destra che fino ad ora abbiamo conosciuto non solo non potrà più esistere ma soprattutto non potrà coesistere senza una rifondazione che parta da nuove basi e da equilibri che si fondino sulla chiarezza e sulla reciproca lealtà, elementi purtroppo del tutto assenti nelle dinamiche che hanno portato alla rielezione di Sergio Mattarella con i voti di Lega e Forza Italia, più la componente centrista, che appare propriamente estranea alle dinamiche di centrodestra e più incline a preservare la propria autoconservazione  politica.

Forse prima o poi saremmo arrivati a redde rationem, ma ci si auspicava che ciò non avvenisse durante un voto decisivo per il futuro dell’Italia e del centrodestra. 
Le nostre legittime aspirazioni si sono infrante contro il muro del disfattismo, dell’assenza di volontà, dell’incapacità di creare le condizioni politiche e parlamentari che portassero all’elezione di un Presidente della Repubblica di centrodestra.

Ed anche qui il centrodestra di governo ha scelto consapevolmente di guardare alla stabilità governativa di oggi piuttosto che a quella di domani, al salvaguardare lo status quo piuttosto che preparare la salita al governo dell’intera colazione di centro destra. Si è confermato ciò che da mesi sapevamo e cioè che una parte consistente di quella che è la componente centrista ed anche di una parte di Forza Italia – non tutti – si trovino più a proprio agio con i renziani e i Calendiani piuttosto che con noi conservatori italiani. Non era un mistero, ma una sensazione, un sibilo che ora è divenuto un fatto.

Ciò che è stato è stato, ora è tempo di pensare al futuro, alla ricostruzione di un’area alternativa alla sinistra, non solo a parole, ma nei fatti. Ma soprattutto è arrivato il momento di risanare la crisi istituzionale che al di là delle scelte politiche e dei tatticismi è apparsa palese e non più rinviabile.
Per troppo tempo i soliti autolesionistici protezionismi di un impostazione istituzionale non più in grado già da tempo di condurre la repubblica hanno impedito di giungere ad una  riforma del potere esecutivo e della Presidenza della Repubblica, riforme non più rinviabili e soprattutto urgenti per evitare una più grave – anche se già lo è – deflagrazione delle stesse istituzioni.

Il movimento conservatore dovrà essere in grado di compiere su questo un’opera di sensibilizzazione e di condivisione per costruire una rinascita repubblicana che rinvigorisca una politica spettro di se stessa, lontana dalla volontà popolare e dalle legittime aspirazioni democratiche di un paese ferito ma fiero.
Quest’elezione quirinalizia ha dimostrato che il sistema sia ormai impantanato su se stesso, e non più in grado di garantire l’efficienza e la solidità che dovrebbe essere perno di una repubblica efficiente e un istituzione in grado di affrontare le prove della storia. 

Adesso è il momento di costruire un grande partito conservatore, un’Unione per la Repubblica che costruisca la nuova fase per un grande centrodestra, non fusioni ma una grande forza liberalconservatrice che costituisca la casa naturale della destra moderna che da sempre noi di Nazione Futura auspichiamo.
Per fare questo occorre aprire alle Primarie come metodo di selezione non solo per i candidati sindaci e governatori ma anche per selezionare le migliori candidature apprezzate dal nostro elettorato per la Camera e per il Senato, fidelizzando e legando ancora di più e il popolo di centrodestra, oltre ad una fase congressuale e costituente per presentare una discussione che produca un programma politico e riformatore per il paese.
Creando le condizioni per la nascita – ora sì – di una grande Alleanza  per la Repubblica che metta insieme i Conservatori, i liberali e i Cattolici come forza maggioritaria e indirizzata al governo. La storia ci guarda, l’Italia ci chiama, l’ora è giunta!