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Se c’è una cosa che le elezioni per il Quirinale hanno dimostrato, è che l’offerta politica in Italia va ripensata in maniera radicale, in termini sia di idee che di rappresentanti. Il tema sembra essere particolarmente sentito nell’area di centrodestra, dove tuttavia negli ultimi anni alcuni intellettuali e think tank hanno cercato di elaborare nuove proposte per la classe politica di domani. Tra questi vi è Giuseppe Valditara, giurista dell’Università di Torino e già senatore dal 2001 al 2013 (nonché membro del comitato scientifico di Nazione Futura), il quale tramite la sua associazione accademica Lettera 150 ha recentemente curato il volume collettivo La sfida dei liberalconservatori. Una opportunità per l’Italia, pubblicato dalla casa editrice La Bussola.

Il volume, che racchiude 15 saggi di altrettanti autori, si pone come obiettivo quello di far rivalutare la figura del conservatore, che in Italia viene spesso confusa con il reazionario: il secondo vuole un cambiamento radicale della società ma all’indietro anziché in avanti; il primo al contrario non teme le sfide del futuro, ma intende affrontarle rimanendo saldo sulle proprie convinzioni basilari. Non a caso, il saggio dello storico Giuseppe Parlato si intitola Contro l’illusione della rivoluzione. In particolare, Valditara ribadisce quali sono secondo lui i punti fondamentali delle idee conservatrici, riprendendo un discorso avviato da diversi mesi nel corso di una serie di editoriali pubblicati sul quotidiano Libero.

I riferimenti culturali della tradizione conservatrice a cui attingono Valditara e gli altri autori non sono solo stranieri, ma anche italiani, come Cavour e De Gasperi. Inoltre, viene fatta una netta distinzione tra populismo e sovranismo, dove il primo viene rigettato e il secondo invece visto di buon occhio ma con riserve; ad esempio, l’Europa viene vista come una patria comune, a patto però che non ripudi le sue radici.

Tanti sono i temi trattati: se lo storico della LUISS Giovanni Orsina tratta le sfide dei conservatori nell’ambito della politica attiva e del mercato, il docente di ermeneutica dell’Università di Trieste Renato Cristin illustra invece quali devono essere le basi del liberal-conservatorismo sul piano filosofico. Mentre Alberto Mingardi, co-fondatore dell’Istituto Bruno Leoni, pone l’accento sul tema della libertà come valore.

In conclusione, il volume offre numerosi spunti di riflessione per chi si interessa di idee politiche ma in particolare per chi sarà chiamato un giorno a formare la prossima classe dirigente di questo paese.

Nathan Greppi