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Pubblichiamo il discorso di Francesco Giubilei al congresso internazionale “Hacia una renovación cristiana de Europa” organizzato dall’Universidad CEU San Pablo a Madrid sul tema della battaglia culturale dei cristiani e dei cattolici.

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Quando parliamo di cristianesimo e cattolicesimo non ci riferiamo solo a una religione ma a un insieme di valori che caratterizzano il nostro modo di essere, di vivere e le nostre tradizioni. Anche chi non è credente si è però formato ed è cresciuto in una società, quella europea, impregnata del pensiero cattolico. Negli ultimi decenni in Europa è però avvenuto un fenomeno di perdita delle nostre radici cristiane che si è sviluppato soprattutto dopo il 1968 ma, se dovessimo identificare un periodo storico in cui si è originato questo fenomeno, è senza dubbio il 1789 con la rivoluzione francese.

Le conseguenze della crescente secolarizzazione dell’Europa non risparmiano neanche l’Italia e la Spagna che negli ultimi anni hanno subito un processo di scristianizzazione il quale, per quanto non paragonabile rispetto a quanto avvenuto in altre nazioni europee come il Belgio, la Germania o la Francia, è comunque grave e non sembra fermarsi.

Erroneamente la secolarizzazione viene ritenuta un fenomeno che interessa il solo ambito religioso quando in realtà è molto più profonda e va a modificare l’intero impianto della nostra società. Il contributo del cristianesimo al nostro modo di essere europei è molto più profondo di quanto tanti connazionali siano disposti ad ammettere poiché ha plasmato la personalità di ognuno di noi. Dimenticare o, peggio ancora, cancellare le nostre radici cristiane vorrebbe dire rinnegare il senso stesso della nostra identità. Come denunciato da Joseph Ratzinger e Marcello Pera in un libro straordinario intitolato Senza radici, stiamo vivendo un trionfo del relativismo che è sempre più diffuso e che mette in discussione tradizioni secolari.

In questa situazione il cristianesimo dovrebbe rappresentare un argine alla diffusione dell’ideologia liberal e non è un caso che la Chiesa cattolica sia sotto vari punti di vista sotto attacco poiché è l’ultimo baluardo alla deriva relativista in atto.

Oggi le religioni tradizionali sono sostituite da nuove religioni che assumono un carattere dogmatico e che perciò non può essere messo in discussione.

Negli ultimi anni, complice la pandemia, si è diffusa una nuova ideologia che ha permeato ogni ambito della società: lo scientismo. Nato a metà dell’Ottocento nei decenni successivi la Rivoluzione francese, ha oggi assunto nuovi caratteri anche grazie al progresso della tecnica. Lo scientismo non è il riconoscimento del ruolo della scienza e delle scoperte che hanno migliorato la vita dell’uomo, bensì una fiducia illimitata nella scienza e la convinzione che possa soddisfare tutti i problemi e bisogni dell’uomo. Lo scientista considera la scienza come unica forma valida di sapere superiore a ogni altro ambito della conoscenza e basata sulla razionalità di tipo positivista. Si tratta dell’eredità illuminista e dello spirito rivoluzionario francese basato sul trionfo della ragione e sulla volontà di ridefinire la società in base a nuovi criteri rispetto a quelli tradizionali.

Gli scienziati si sostituiscono così ai politici e passano dall’essere consiglieri a diventare decisori, complice una politica sempre più deresponsabilizzata e incapace di assumersi responsabilità e prendere decisioni anche scomode. Un processo che porta a depotenziare il Parlamento, massimo organo di rappresentanza e sovranità popolare, a favore di comitati tecnico-scientifici composti da nominati che hanno il potere di influenzare la vita di migliaia di persone.

Con la pandemia abbiamo assistito al paradosso che gli scienziati si sono trasformati in tuttologi intervenendo in ogni ambito della società, dalla politica all’economia, dal diritto alla filosofia. I virologi sono diventati una presenza fissa nei principali talk show, parlando di ogni argomento e all’occorrenza sostituendosi a costituzionalisti o economisti, avanzando proposte senza accettare di essere contraddetti. “Lo dice la scienza” è diventato il mantra dei nostri giorni e lo scientismo ha assunto il carattere dogmatico di una nuova religione che non può essere messa in discussione.

Eppure basterebbe ammettere che la scienza non è infallibile e può commettere errori per diffondere una maggiore fiducia tra i cittadini. È una tendenza che si accompagna con la crescente secolarizzazione della società occidentale e la crisi del cristianesimo che porta a sostituire le regioni tradizionali con nuove religioni secolari come lo scientismo o l’ambientalismo.

Oggi avanzare critiche nei confronti dello scientismo è diventato sempre più complesso poiché si viene immediatamente definiti complottisti, negazionisti o altre etichette analoghe, eppure mettere in discussione le affermazioni di virologi in ambito politico o socio-economico non significa negare la scienza bensì sottolineare che l’ambito scientifico – così come ogni campo del sapere – ha dei limiti e non può occuparsi di ogni aspetto dello scibile umano.

Dall’altro lato abbiamo l’ambientalismo che è diventato anch’esso una nuova religione che non si può mettere in discussione. Alla visione di Greta Thunberg e all’attuale ambientalismo ideologizzato, occorre contrapporre una prospettiva conservatrice che parte dal locale prima del globale e tiene conto delle esigenze delle classi e delle imprese più deboli, come sottolinea Roger Scruton nel suo libro, sempre più attuale, Green Philosophy. Come è successo nel campo della cultura, non possiamo permettere alla sinistra di farsi carico della questione ambientale che è sempre stata importante per il mondo conservatore dal punto di vista culturale. Ora deve essere importante anche da un punto di vista politico.

Tutto ciò si interseca anche con il tema della libertà religiosa, non sono mancate le proposte e gli appelli a introdurre il green pass anche per entrare nelle Chiese o richiedere l’obbligo di vaccinazione per partecipare alla funzione religiosa senza rendersi conto (oppure consapevolmente) di intaccare un altro spazio di libertà: quella religiosa.

Eppure la pandemia ha determinato la sospensione delle funzioni religiose in un momento in cui, oltre al proprio corpo, i fedeli ricercavano un conforto alla propria anima. Il caso più eclatante si è registrato nel Quebec dove il 20 dicembre, a pochi giorni dal Natale, è entrato in vigore l’obbligo di geeen pass anche per accedere ai luoghi di culto. All’ingresso della Chiesa, oltre al certificato viene chiesto un documento d’identità. Obblighi introdotti, come testimoniato dal cardinale Gérald Cyprien Lacroix, senza neanche prima consultare la Chiesa cattolica. C’è qualcosa di più profondo in questa decisione palesemente lesiva della libertà di religione e di culto ed è la volontà di delegittimare il ruolo della religione nella nostra società equiparando una chiesa a un ristorante, un pub o un centro commerciale. D’altro canto proprio in Quebec è stata approvata una legge, il “Bill 21” sulla laicità dello Stato che ha portato alla rimozione dalla sede del Parlamento del crocifisso esposto da più di ottant’anni. La legge sulla laicità vieta ai funzionari pubblici di indossare simboli religiosi mentre svolgono il proprio ruolo e il primo simbolo a farne le spese è stato il crocifisso per rafforzare “l’uguaglianza di tutti i cittadini e la libertà di coscienza e di culto”.

In definitiva perché dobbiamo difendere le nostre radici cristiane? Non solo da un punto di vista religioso ma anche perché il cristianesimo ha plasmato il nostro modo di essere, i nostri usi, costumi e tradizioni. La lettura del testo di Benedetto Croce Perché non possiamo non dirci “cristiani” rimane un caposaldo per spiegare l’importanza del cristianesimo. Assecondare la secolarizzazione in atto nella nostra società, significa cancellare il senso di comunità rappresentato dal cattolicesimo favorendo una visione di società in cui gli individui sono sempre più soli e alienati. Si tratta della volontà di cancellare i corpi intermedi che fungono da intermediario tra lo Stato e la società. Le religioni tradizionali – e in particolare il cristianesimo in Occidente – vengono così sostituite da nuove forme di religioni laiche che si diffondono in una società ormai pervasa dal relativismo.

Concludendo, oggi abbiamo il dovere di realizzare una rinascita del cristianesimo, per farlo dobbiamo seguire due strade, una culturale e una politica. La strada culturale ci porta alla riscoperta di un modo di essere cattolici e di una mentalità sintetizzata da due autori, non a caso uno italiano e uno spagnolo: Juan Donoso Cortes e Augusto Del Noce.

Il primo è Juan Donoso Cortes nel suo Saggio sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo prende di mira il liberalismo. Oggi la sua critica possiamo identificarla nel mondo liberal e nell’ideologia woke che vuole cancellare le religioni tradizionali, in particolare quella cattolica e cristiana e sostituirle con nuove forme religiose. Augusto del Noce ha criticato il 1968, la perdita di valori derivante dalla secolarizzazione.

Una prospettiva culturale che deve farci tornare in mente due eventi storici: la Reconquista spagnola e la battaglia di Lepanto del 1571 guidata dalla flotta di Venezia con il Leone di San Marco. Italia e Spagna, le due nazioni culla del cattolicesimo possono rappresentare la rinascita a partire da un conservatorismo di matrice latina. La religione cattolica, e l’insieme di valori che rappresenta, sono uno degli elementi chiave di un conservatorismo di origine latina. Tra le diverse anime del conservatorismo europeo, e nonostante i tratti distintivi di ciascuno dei contesti nazionali, ci sono molti punti in comune tra il conservatorismo spagnolo e quello italiano. Si potrebbe parlare di un conservatorismo di matrice latina caratterizzato da alcuni punti chiave che costituiscono un ponte perfetto tra Spagna e Italia. Alla base non ci sono solo comuni radici cristiane che rappresentano un patrimonio condiviso da tutta l’Europa (anche se c’è chi vuole dimenticarle o addirittura cancellarle), ma anche una comune identità cattolica. La religione cattolica, e l’insieme di valori che rappresenta, sono uno degli elementi chiave di un conservatorismo di origine latina. L’importanza della famiglia, la difesa della vita, il senso di comunità sono ragioni tipicamente conservatrici.

Non bastano però soluzioni culturali ma servono anche risposte politiche in particolare alla luce della posizione dell’Unione europea sui valori cristiani. Emblematico il caso del documento sulle linee guida per una comunicazione inclusiva della Commissione europea che ha vietato l’utilizzo di parole come Natale o i nomi cristiani come Giovanni e Maria, in tal senso è necessario favorire il riconoscimento delle comuni radici cristiane dell’Europa e politiche dell’Unione europea a sostegno dei cristiani perseguitati con il riconoscimento della cristianofobia.

Nel 2004 Papa Giovanni Paolo II sollecitò l’ONU a inserire nei documenti ufficiali riferimenti a manifestazione fobiche nei confronti dei cristiani a cui seguì una richiesta da parte del Vaticano chiedendo posizioni decise contro la crescita di fenomeni cristianofobici. Un monito raccolto dai successivi pontefici Benedetto XVI e Papa Francesco che hanno posto varie volte l’attenzione sul tema dell’odio del cristiani e, in occasione degli auguri natalizi ai vescovi e cardinali nel Natale 2010, papa Ratzinger ha rivolto un vero e proprio monito “a tutte le persone con responsabilità politica o religiosa perché fermino la cristianofobia”.

Quando utilizziamo questa espressione, non ci riferiamo solo a episodi di persecuzione nei confronti dei cristiani che avvengono al di fuori dei confini europei (in particolare in Africa e Medio Oriente) ma anche a crescenti inquietanti avvenimenti all’interno dei confini dei paesi dell’Unione europea. Il caso della Francia con simboli religiosi cristiani vandalizzati, chiese bruciate, episodi di intolleranza verso i cattolici, è in tal senso emblematico. Per questo il tema della cristianofobia dovrebbe essere centrale nelle politiche comunitarie sia attraverso programmi di aiuto e solidarietà nei confronti dei cristiani perseguitati nel mondo sia a difesa dei valori del cristianesimo in Europa.