Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

“Doc non siamo più spensierati, ma atrocemente indifferenti”, questa frase riportata da un mio paziente adolescente in terapia mi ha colpita profondamente e non solo per l’intensità che porta con se, anche perché è tratta da un libro pubblicato per la prima volta nel 1929; questo mi ha fatto riflettere su quanto i nostri ragazzi siano così distanti dall’idea che abbiamo di loro, da quelli che spesso descriviamo come senza interessi, incollati al cellulare; beh mi capita spessissimo di avere “sorprese” come questa e vorrei condividerla con voi. Mi meraviglio sempre più spesso di questa generazione! Oggi però mi sento di portare alla luce non la meraviglia ma il loro silenzio, un silenzio che sta creando un grosso aumento della sofferenza psichica, tema di cui sempre troppo poco si parla.

Ci sono fragilità, situazioni sotto soglia, che magari senza pandemia avrebbero resistito all’esito patologico -anche se qui si aprirebbe un tema immenso come la promozione del benessere- tuttavia i due anni pandemici che abbiamo vissuto sono stati per tanti uno scompenso, ma anche per altrettanti un esordio. Il peggioramento del loro stato di salute psichica non è stata conseguenza del virus, ma direi più della cattiva gestione della pandemia.

I continui rimandi, la poca chiarezza, il sentirsi non considerati o considerati quasi la causa della propagazione del virus, hanno fatto si che su più fronti si siano create delle rappresentazioni che possono aver incrementato il disagio per un’età che già per definizione è complessa. Il focus non si declina solo nella fase adolescenziale, come è ovvio, ma anche in tutto l’arco dell’età evolutiva: il covid ha relegato in casa non solo gli adolescenti, ma anche i bambini, ha tolto loro lo sport per periodi significativi, ha esautorato la socializzazione, ha spento le passioni e li ha costretti ad una scuola complessa, in un paese digitalmente medievale, dove gli insegnanti si sono dovuti improvvisare informatici e, spesso sopraffatti anche loro stessi dal tutto, sono diventati ancor più richiestivi piuttosto che accoglienti. Di fronte ad uno schermo la scuola perde il suo valore sociale, inclusivo, totalizzante e contrapponente, mentre aumenta distanze e disuguaglianze.

Bambini e ragazzi umiliati dall’assenza di connessione veloce o di device adeguati, mortificati dal dover fare lezione sul letto, poiché unico spazio rimasto libero con i genitori in smart working!  Bambini che, seppur nella condizione di frequentare la scuola o l’asilo, sono stati costretti a dispositivi di protezione e rigidissime regole altre e più grandi di loro. Di certo non è colpa di nessuno se è necessario portare la mascherina, ma immaginate che ci sono bimbi di poco più di due anni che non hanno mai visto la loro insegnante in volto o il loro compagno di banco; certo non è colpa di nessuno … ma forse, se con le dovute precauzioni gli fosse stato permesso alzarsi a merenda, magari sarebbe stata un pò meno dura.

La frase di apertura del mio paziente nel libro si conclude così “sapremmo forse vivere, nella dolce terra: ma quale vita? Abbandonati come fanciulli, disillusi come vecchi, siamo tristi, superficiali. Io penso che siamo perduti.”. Io non penso che siamo perduti ma penso che dobbiamo riportare a casa i nostri ragazzi dal fronte, credo che dobbiamo offrirgli cura, accoglienza, sensibilità e mostrargli che il mondo è un mondo di opportunità e possibilità a fronte di impegno e serietà.

Come si passa questo messaggio? Diventando adulti credibili, diventando uno Stato credibile responsabile dei suoi cittadini, uno Stato credibile e responsabile PER i suoi cittadini. In ogni e PER ogni fascia di età. In questi giorni è stato fatto un piccolo passo avanti nei confronti della salute mentale, l’introduzione del bonus psicologo, approvato dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera con l’emendamento inserito all’interno del decreto legge Mille proroghe, è un segnale d’attenzione verso il tema, tuttavia osserviamo invece all’interno della manovra finanziaria una riduzione da 120 a 20 milioni dei fondi per la psicologia scolastica.

Durante la pandemia avremo dovuto tutelare maggiormente la scuola, perchè questa, parafrasando il Prof. Vicari, non è solo didattica, ma un posto in cui sentirsi, confrontarsi, sperimentarsi, creare legami con i pari, ma anche con gli insegnanti, la scuola è un fattore protettivo per la salute mentale ed un luogo in cui imparare l’autonomia e  costruire gli adulti di domani. Sarebbe interessante che l’agenda politica investisse nella scuola, che si prendesse carico di reinventarla, sia su un piano formativo prettamente accademico, ma anche su un piano di promozione del benessere; la presenza ad esempio di psicologi nelle scuole, rappresenterebbe un presidio di prevenzione, che potrebbe intercettare attraverso l’ascolto e il sostegno tutte quelle situazioni di stato mentale a rischio.