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Ritenuto dai suoi avversari una sorta di male assoluto e dai suoi sostenitore un modello di modernismo, Papa Francesco, fra critiche e lodi, ha rivoluzionato la Chiesa. L’analisi che ne emerge in Papa Francesco in controluce, edito da Historica Edizioni, è quella di un “papa umano” capace di compiere grandi azioni, ma anche di fallire: un pontificato i cui frutti, forse, ancora non sono maturi. Per comprendere al meglio la figura di papa Bergoglio, abbiamo intervistato l’autore, Americo Mascarucci.

Questo è il suo terzo scritto riguardante la Chiesa: dal primo titolo La Rivoluzione di Papa Francesco, quali sono i principali cambiamenti su cui soffermarsi per comprende questa figura?
Nel mio primo libro avevo focalizzato l’attenzione sulla discontinuità fra papa Francesco e i suoi predecessori, soprattutto san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Una discontinuità che sembrava palesarsi sotto vari aspetti. Quel libro è ancora oggi attualissimo perché continuo a essere molto scettico su alcune aperture del pontefice regnante soprattutto nei confronti di figure molto discutibili. Rispetto ad allora però, sono subentrati elementi nuovi che mi hanno portato a rivedere certi miei giudizi. Ad esempio oggi non mi sento più di bollare papa Francesco come papa modernista e seguace di Karl Rahner. Penso invece che per certi aspetti Bergoglio abbia contenuto e arginato tante derive moderniste, come spiego nel libro, frenando per esempio le spinte ultra progressiste dell’episcopato tedesco per ciò che riguarda il clero sposato, l’ordinazione sacerdotale delle donne, il riconoscimento delle coppie di fatto e delle unioni gay. Anche sul discorso della comunione ai divorziati risposati papa Francesco ha concesso significative aperture, ma sempre con prudenza e ribadendo che non può esistere una riammissione indiscriminata all’Eucaristia”.

Cosa ne pensa dell’auspicato intervento diretto del Papa in Ucraina (invitato dal Sindaco di Kiev)?
Penso che il papa faccia bene a tentare tutto ciò che è in suo potere per fermare il conflitto. È invece
vergognoso assistere ad attacchi fuori luogo e inaccettabili come quelli lanciati dal quotidiano francese Le Monde, che ha accusato il pontefice di essere troppo equidistante dalle parti in causa e di non condannare l’aggressione della Russia. Ma il papa non può parteggiare per una parte contro l’altra, pur sapendo perfettamente dove stanno i torti e le ragioni, perché altrimenti perderebbe proprio la sua funzione di mediatore e pacificatore. Facciamoci una domanda: se Giovanni XXIII ai tempi della crisi di Cuba del 1962 si fosse schierato a sostegno degli americani condannando i sovietici, il suo radio messaggio ai potenti della terra avrebbe sortito lo stesso effetto, ovvero quello di pacificare gli animi?


Qual è stato il motivo che l’ha spinta a mettere “in controluce” Papa Francesco?
È stata proprio la volontà di raccontare papa Francesco a 360 gradi perché ritengo che in questi anni un po’ tutti abbiamo analizzato il suo pontificato con le lenti del pregiudizio; e questo lo hanno fatto sia i bergogliani, che nel dipingere Francesco come un papa rivoluzionario e modernista gli hanno procurato una pessima pubblicità, che gli anti-bergogliani che lo hanno criticato “a prescindere” cercando a tutti i costi il marcio anche in ciò che di buono faceva. Nel mio libro invece presento Francesco come un papa “umano”, come lo sono stati tutti i pontefici, capaci di grandi meriti ma anche di altrettanti errori.


Quali sono le attuali posizioni degli anti-bergogliani?
In realtà esistono diversi fronti: ci sono i tradizionalisti che accusano Francesco di modernismo, di voler distruggere la Chiesa di Cristo, lo considerano per certi versi addirittura eretico. Le posizioni si sono indurite ancora di più da quando Bergoglio, con il motu proprio Traditionis Custodes, ha riscritto le regole per la celebrazione delle messe vetus ordo, ovvero le messe in latino celebrate secondo il messale di san Pio V. Francesco ha ricondotto il potere decisionale in capo ai vescovi, ribadendo che la messa antica va concessa in casi straordinari e non deve sostituire il messale di Paolo VI, dopo che Benedetto XVI aveva invece concesso piena libertà. Uno schiaffo che i tradizionalisti faticano ad accettare. Poi c’è un gruppo di cattolici che addirittura disconosce Bergoglio come papa seguendo le tesi di canonisti ed ex sacerdoti scomunicati, i quali sostengono che Benedetto XVI non si sarebbe dimesso validamente, quindi sarebbe tuttora il papa. Si tratta di una ristretta minoranza che addirittura non va più a messa e non riceve più i sacramenti, ritenendo che non sarebbero validi in quanto ottenuti in comunione con un falso papa. E quello che in questa vicenda fa più male è vedere il Papa emerito strumentalizzato contro il suo successore, utilizzato come strumento di divisione e di confusione nella Chiesa.


In “Papa Francesco in controluce” c’è un capitolo che riguarda i rapporti tra il Papa e la Cina: qual è la
situazione dei cattolici cinesi rimasti fedeli a Roma?

La situazione della chiesa cosiddetta clandestina è stata sempre drammatica, a causa delle persecuzioni cui è stata sottoposta dal regime. Anche per questo papa Francesco ha cercato una soluzione, instaurando un dialogo con Pechino e cercando di mettere fine alla divisione dei cattolici cinesi in due diverse “obbedienze”, quella verso il papa e quella verso il governo. Un cammino molto difficile e complicato su cui pesa soprattutto il rebus della nomina dei vescovi. Può accettare il papa di essere limitato nei suoi poteri? Può accettare che il regime cinese abbia voce in capitolo nella scelta dei vescovi? Ad ogni modo che sia stato siglato un accordo e che si stia cercando di farlo funzionare al meglio, è un fatto certamente positivo e vedremo soltanto in seguito se ne sarà davvero valsa la pena. E il fatto che comunque la nomina dei vescovi cinesi sarà riconosciuta valida soltanto se ci sarà l’imprimatur papale, è già per certi versi un fatto storico.


Secondo lei perché, inizialmente, il primo Papa non europeo non è stato compreso fino in fondo?
Papa Francesco non è stato compreso proprio perché troppo diverso dai suoi predecessori e soprattutto perché all’inizio è sembrato seguire i suggerimenti di chi, come il cardinale Walter Kasper, portava avanti le istanze modernizzatrici del clero tedesco. Quando indisse il Sinodo sulla Famiglia sembrava che da questo dovesse uscire la rivoluzione modernista, uno stravolgimento completo della dottrina sul matrimonio, riconoscendo legittimità alle coppie di fatto e alle unioni gay e riammettendo i divorziati risposati al’Eucaristia. Una discussione talmente complessa e dibattuta che nel mio libro ho dovuto dedicare al Sinodo ben tre capitoli. Ma poi abbiamo scoperto che Francesco, seppur aperto all’accoglienza, alla misericordia e al perdono, non ha mancato di contrastare l’ideologia gender con parole molto dure, ha ribadito che l’unico matrimonio possibile è quello fra uomo e donna. Sui temi etici ha continuato a difendere la vita umana, condannando aborto ed eutanasia, e sulla comunione ai divorziati risposati ha aperto in modo molto prudente, stando ben attento a non mettere in discussione il carattere indissolubile del matrimonio.


All’interno di Papa Francesco in controluce vi è un capitolo dedicato alla delicata questione di Medjugorje: qual è l’approccio del Papa su questo argomento?
Papa Francesco ha mostrato sempre grande scetticismo verso il fenomeno Medjugorje e soprattutto verso i racconti dei veggenti che non ha mancato di criticare pubblicamente. Però è consapevole di quanto Medjugorje sia un luogo di profonda devozione mariana che ha portato tanti frutti di conversione, e questo indipendentemente dal credere o meno alla veridicità dei fatti. Per questo ha deciso di nominare un visitatore apostolico, proprio per sottrarre Medjugorje dagli eccessi fanatici, garantire un accompagnamento e un’assistenza spirituale stabile per i pellegrini e mettere fine alle dispute fra il vescovo della diocesi di Mostar e la comunità francescana che gestisce i luoghi di culto. Per quanto riguarda invece l’autenticità delle apparizioni, la Chiesa non può ancora pronunciarsi perché la commissione d’indagine voluta da Benedetto XVI, e che ha concluso le attività durante il pontificato di Francesco, ha evidenziato criticità e aspetti poco chiari nei racconti dei veggenti. Ma ovunque si preghi con devozione e fede, quel luogo è sicuramente benedetto da Dio.