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Non ho mai amato né i moralisti né i moralizzatori, ne tantomeno coloro i quali – e non sono pochi – tentano di imporre una morale moralizzante agli altri. Eppure si seguita costantemente a scivolare in un moralismo folle e crudele, peggiorato da una società massificata dai social, al solo scopo di creare i “ mostri” anche quando alla luce degli eventi non vi siano fatti penalmente rilevanti, ma solo comportamenti che possono essere semmai giudicati inopportuni, ma non sufficienti a far schizzare fuori dalle loro caverne, una massa informe di puritani da strapazzo. 

La cosa che lascia spaesati, sopratutto alla luce del clamore mediatico è la totale disparità di trattamento tra  i due protagonisti della vicenda del Liceo Montale di Roma, da parte della stampa sedicente progressista che si è lanciata in una “caccia alla strega “ degna del più oscuro meccanismo fanatico. In un solo colpo hanno cancellato tutta la retorica femminista – che appunto solo retorica è – facendoci conoscere della Preside tutto, dello studente nulla. Lei sbattuta in prima pagina con il suo aspetto egizio, lui sconosciuto come se fosse un minorenne qualunque. Lei esposta al pubblico ludibrio, al fango mediatico, al ripugnante e meschino rito del linciaggio, da far rabbrividire la nostra morale cristiana ed è proprio ai vari censori che vorremmo ricordare quel “ chi è senza peccato scagli la prima pietra” (Giovanni 8,3) che troppo spesso tendiamo a dimenticare. 

Ma il virgulto? Di questo spesato diciottenne cosi vessato dalle attenzioni della propria preside da non saperle gestire senza spiattellare a destra e a manca  – come la peggiore pettegola da strada – i suoi fatti privati quando sapremo qualcosa?  Quando vedremo il suo volto in prima pagina?  Probabilmente mai. 

Poi la ciliegina sulla torta di tutta la vicenda è il collettivo studentesco, quelli che si battono per i diritti e per le minigonne e per i sedicenti diritti civili, ma facili a quanto pare a trasformare la propria natura in “Lega per la moralità” pronta ad epurare l’adultera dalla “casta” scuola.  Nascondendo forse i risvolti politici interni alla scuola, le invidie e gli odi che hanno sfruttato una vicenda personale per pura vendetta. Se non fosse vero, se non fosse cronaca potrebbero farne una serie Netflix, probabilmente è troppo etero la vicenda per i cannoni della casa di produzione liberal, ma è comunque un’idea.

Noi tutto sommato siamo ancora legati, affezionati alle performance comiche di Lino Banfi e Alvaro Vitali nelle fantasmagoriche avventure fra i banchi di scuola in un Italia in cui alla luce della censura  si era molto più liberi e forse leggermente meno ipocriti.