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Questo primo turno delle presidenziali francesi ha sancito una rivoluzione nel panorama politico d’oltralpe , completando quello del 2017 e annunciandosi come una tappa fondamentale in un rinnovo totale dei paradigmi  stessi della politica francese. Il dato più eclatante, quello che desta maggiore sconcerto se lo si guarda con una certa profondità storica è il risultato di  Valérie Pécresse, candidata de Les Républicains, il partito gollista, o meglio l’erede di quella  galassia di partiti  di tradizione gollista che agli inizi del nuovo millennio si era fusa nell’UMP, divenuto poi i Repubblicani con il ritorno di Sarkozy alla guida del partito. 

Madame Pécresse non andrà al ballottaggio e per la seconda volta nella storia francese non ci sarà un gollista a lottare per la conquista dell’’Eliseo, un dato estremamente rilevante se consideriamo che dal 1958 al 2017 sono stati eletti solo due Presidenti – Mitterrand e Hollande –  dalle fila del Partito socialista contro ben 5 presidenti di matrice gollista. Nel 2017 furono gli scandali politico-giudiziari a sbarrare la strada per l’Eliseo a François Fillon candidato vincitore della primarie repubblicane, ex primo ministro e anima liberale del partito gollista, ma questo non gli impedì di portare a casa un onorevole 20% e un terzo posto che pur non sufficiente per arrivare al ballottaggio, manteneva i gollisti sul podio della politica francese. 

Il dato odierno quello di Madame Pécresse non va oltre il 4,8 %, un risultato che giudicare disastroso e a dir poco ottimistico, e che se paragonato alla consistenza parlamentare dei gollisti e ancora più drammatico.  Fillon ottenne più di sette milioni di voti, e alle elezioni legislative i repubblicani ottennero quattro milioni di voti, il 22% e ben 102 deputati facendone il secondo partito dopo quello del Presidente Macron. Ora è chiaro che il risultato delle elezioni legislative è influenzato da quello presidenziale, ma è altresì vero che il sistema politico francese dei collegi a doppio turno non favorisce i partiti estremisti. Se il successo del LREM di Macron fu dovuto al suo effetto novità e dallo svuotamento dei ranghi del Partito socialista, il cambio di baricentro operato da Macron in questi ultimi anni ha colpito direttamente i gollisti. L’ultimo governo di Macron porta chiaramente impresso il marchio di una politica orientata  più a destra dei primi governi Valles ancorati ancora alla vecchia tradizione del Ps. Macron ha capito prima di tutti che il suo potere si fonda sulla possibilità di divorare i suoi competitor, quei partiti che hanno incarnato lo spirito repubblicano. 

Il suo bonapartismo si incarna perfettamente in una delle tre correnti che animano storicamente la destra  francese e di cui propio il Generale De Gaulle è stato il maggior interprete. Macron ha risucchiato prima il suo ex partito quello socialista, si è incorporato i partiti centristi e poi ha guardato a destra, all’unica destra dalla quale poteva sorgere un avversario temibile al secondo turno, una figura contro la quale non era possibile lanciare anatemi storici, di qui l’operazione di strappare prezzi importanti al gollismo e costruire su quel bonapartismo d’anatan la sua presidenza. 

I gollisti non hanno compreso né il gioco di Macron né il ribollire della destra francese, che non solo ha visto cambiare prospettiva a Marie Le Pen, ma ha vissuto la nascita di una nuova narrazione identitaria, quella di Enric Zemmour, il giornalista che ha saputo raccontare la scristianizzazione della Francia che i repubblicani non hanno saputo comprendere.  I repubblicani non hanno raccolto quelle istanze, pensando che esse altro non fossero che pericolose derive estremiste, lontane dalle volontà della nazione. Senza però comprendere che i consensi che oggi hanno i due candidati della destra identitaria, altro non sono che un travaso di voti da loro bacino.  In cinque anni nonostante gli ottimi risultati nei vari appuntamenti elettorali, non hanno costruito una guida solida e una loro narrazione per le presidenziali, ma hanno ripiegato il loro messaggio come una versione più conservatrice di quello di Macron, puntando ad un centro che è ormai feudo del sistema del Presidente. 

Si tratta di una crisi dell’identità stessa di una famiglia politica che ha posto su di sé i destini della Francia per oltre cinquant’anni, che ha mantenuto intatta l’eredità del padre spirituale della repubblica, dell’uomo che ha incarnato il ruolo di “Pater Patrie” e leader politico. Il gollismo è stato la forma meglio riuscita del conservatorismo continentale, alternativo e allo stesso tempo complementare a quello anglosassone, ma improntato su un sistema economico, politico e sociale completamente differente, figlio di una tradizione più articolata e complessa, attraversato da un fenomeno come quello della rivoluzione e della controrivoluzione e in costante lotta contro un marxismo non costituzionalizzato  nei limiti della socialdemocrazia. Quell’orizzonte politico-culturale ha lasciato il campo alle destre neo peroniste, lontane dall’idea di istituzionalità richiesta e improntate ad una totale post-ideologizzazione che ne rende difficile il circoscriverne un’area. 

Questo agevola il bonapartismo macroniano e il suo camaleontico desiderio di acquisire centralità in un sistema politico, in cui il centro non ha solo le fattezze ideologiche, ma quelle fisiche di un  occupazione permanente del centro del sistema. Macron è bonapartista, monarchico e dirigista, non è europeista nel senso tou court , ma vede nell’Europa l’area naturale d’influenza della Francia, e della Francia incarna lo spirito imperialista e multietnico, opposto ma parallelo al nazionalismo etnico della Le Pen

Il gollismo ora deve porsi un interrogativo storico e scegliere se essere completamente inglobato da Macron, perdendo la propria essenza, oppure costruire sin da subito quel suo programma alternativo al Presidente, partendo dalle elezioni legislative in cui provare a minare la maggioranza parlamentare de LREM e puntando ad una coabitazione che allora si provocherebbe la crisi del sistema macroniano, che come tutti i sistemi piramidali non può avere che una guglia unica e sola, una guida non condivisibile. Per far ciò i gollisti devono parlare a destra la lingua della destra, parlare da conservatori, guardare in faccia la crisi che attraversa la Francia è mostrare una visione, un orgoglio e una determinazione che solo il più autentico spirito gollista può produrre. 

Altrimenti il gollismo scomparirà, diverrà la costola destra del macronismo, un satellite nella galassia destra, acerbo e privo di personalità autonoma,  lo spettro di se stesso. Ancora è presto per cantare il de profundis,ma il campanello d’allarme è suonato, e per ora è rimasto inascoltato, chissà che forse la batosta di questa sera non abbia fatto capire ai repubblicani che loro incarnano lo spirito della Francia, e che Macron altro non ne è che una sbiadita copia, che in assenza dell’originale domina la scena quasi fosse quello vero.