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Il risultato delle elezioni amministrative ha tracciato i nuovi lineamenti della politica italiana, nuovi equilibri, nuove strategie, ma sopratutto una rinnovata fiducia in una destra chiaramente a trazione conservatrice e antitetica alla sinistra. 

Sul piano delle leadership questo voto ha indubbiamente sancito che Giorgia Meloni è ormai il leader del centrodestra, non per alchimie sondaggistiche, ma per la ferma volontà degli elettori che hanno rinnovato la fiducia a Fratelli d’Italia portandola al consolidamento al sud, e allo storico sorpasso a destra alla  Lega nelle regioni del nord, una prospettiva inimmaginabile anche per il più visionario degli opinionisti. A sinistra si è registrata la tenuta del Partito Democratico, la crisi del movimento cinque stelle a guida Giuseppe Conte e di conseguenza il naufragio del c.d. “Campo largo” immaginato da Enrico Letta. Il centro sempre canzonato negli editoriali, auspicato da molte “mummie” della politica nostrana si è palesato solo se coalizzato o a destra o a sinistra, senza alcuna personale autonomia. I tanto sbandierati terzi polo hanno assunto consistenza solo se associati a figure locali già consolidate nel tempo, su cui è stato prontamente posto il cappello nazionale. 

L’Italia si è marcatamente divisa in due come non avveniva da tempo, ed è su questo terreno che si giocherà la partita decisiva delle elezioni politiche, ma anche questa volta la palla è tutta nelle mani del centrodestra che ha un 50% secco su cui edificare, tenendo presente che la forza della colazione risiede nell’unità. Sulle divisioni, le frammentazioni gioca la sinistra, priva di una proposta politica, ma forte nella determinazione di rimanere salda al comando nel solco della propria tradizione poco democratica, ma molto efficace. 

Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi dovranno tenere presente questo da adesso fino alle prossime elezioni, tentando per quanto possibile di evitare figure poco edificanti  come nel caso dell’elezione del Presidente della Repubblica. 

L’Italia sembra aver scelto la direzione, il voto delle periferie, delle campagne, dello strapaese si è tinto di un blu limpido, sprezzante, ambizioso. I colori, le tradizioni di quell’Italia artigiana, borghese, imprenditoriale che è l’ossatura del paese ha respinto le sirene liberal, le campagne mediatiche, i temi estranei al nostro stile di vita, alla nostra idea di paese. Una reazione d’orgoglio, uno scatto di coraggio, ma una fiducia che dovrà essere ripagata. Perché nel buongoverno delle città, nel segnale di non cedimento alle campanelle “liberal” risiede la forza, il carattere di una proposta politica convincente e vincente per il paese.