Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Nel lussuoso Chateau de Bevellue a Montretout (ereditato nel 1976 dal ricchissimo industriale Humbert Lambert) Jean-Marie Le Pen è circondato da libri e quadri antichi, stampe, ricordi e foto del suo percorso politico e oggetti d’antiquariato di varia natura. Rilascia ormai poche interviste, ma quelle che concede sono sempre nello stesso soggiorno, dinnanzi ad un camino sul quale un orologio Luigi XV scandisce il tempo.

Sembra di varcare la soglia di un museo, ma è un luogo in cui sono state scritte alcune tra le pagine più controverse della storia politica francese. Casa Le Pen è il tempio del Fronte Nazionale, alveo familiare che tra scandali e prime pagine ha portato la dinastia di Jean-Marie alle luci della ribalta. Ex veterano in Indocina e primo avversario del gollismo per decenni, “Il Diavolo della Repubblica” ha ormai 94 anni, compiuti il 20 giugno, esattamente il giorno dopo le legislative in cui sua figlia Marine ha scritto la pagina più importante di storia politica del Rassemblement National, la creatura nata a seguito della “dédiabolisation” del vecchio Front National.

89 deputati sono un record da annali per la fiamma tricolore francese, oltre ogni aspettativa e contro ogni pronostico. Un risultato che mette in difficoltà Macron e che potrebbe proiettare Marine Le Pen verso la carica di Primo Ministro. 

Gli stessi pronostici che aveva saputo smentire Jean-Marie nel 2001 quando, superando il socialista Jospin, aveva raggiunto un clamoroso ballottaggio contro Chirac. Un’agenda politica radicale ed a tratti brutale gli costarono perfino la possibilità di confronto con l’avversario nei consueti dibattiti pre-urne e le strade si riempirono di manifestanti di ogni estrazione politica per sbarrare la strada ad una svolta reazionaria e ultranazionalista agli albori del secolo della globalizzazione e dell’integrazione europea.

Alla fine, Chirac vinse con un risultato più ampio di quello di Luigi Napoleone Bonaparte, raccogliendo al secondo turno l’82,21% di voti contro il 17.79% dell’avversario. Il fronte repubblicano tenne, ma Le Pen scrisse una tra le pagine più importati della storia politica della destra radicale e reazionaria francese.

Gli anni successivi sarebbero stati quelli del lento declino fino all’addio di Jean-Marie con il conseguente addio alla carica di Presidente e la vittoria della figlia Marine su Bruno Gollnisch per succedergli.

Dal 2012, tuttavia, i rapporti in casa Le Pen si faranno sempre più tesi.

Nello stesso anno, le frasi sull’occupazione francese “non particolarmente disumana” da parte del Terzo Reich gli procurano una multa da 10.000€, mentre nel 2015 l’ennesima tesi negazionista sull’Olocausto costringe Marine a scaricare il padre, espellendolo e privandolo della carica di Presidente Onorario della sua stessa creatura.

Già le prime forme di istituzionalizzazione e normalizzazione del partito avevano fatto male a Jean-Marie che, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, dove aveva stravinto le elezioni regionali nel 2010, aveva esaltato il contemporaneo risultato della figlia Marine nel Passo di Calais (che di lì a pochi anni sarebbe divenuto il suo naturale feudo), vantandosi di poter vedere concretizzato un futuro di spessore per il partito e definendosi “politicamente immortale”.

Un’immortalità a cui avrebbe messo la parola fine, ironia della sorte, proprio l’adorata figlia.

Dopo i dolorosi dissidi e gravi problemi di salute il ritiro a vita privata e il silenzio, interrotto sporadicamente da riflessioni e prese di posizioni ben più moderate di quelle del passato.

Così Jean-Marie ha deciso di aprire e rendere pubblico, nell’agosto 2020, un archivio per poter ripercorrere la propria carriera politica e le tappe della nascita del FN, dal 1972 alle elezioni europee, senza dimenticare il progetto comune con Giorgio Almirante.

Nel 2021, aveva visto in Éric Zemmour un valido portavoce delle istanze dei patrioti francesi, arrivando a sostenerlo per una sua eventuale (poi ufficializzata) candidatura. Dell’intellettuale aveva sempre apprezzato coerenza e schiettezza, oltre che il coraggio nella difesa delle proprie istanze, lo stesso che sembrava aver, secondo l’anziano Jean-Marie, perso sua figlia. 

Quelli di Le Pen senior sono stati 94 anni di montagne russe di natura politica e culturale, fra vita pubblica e vita privata: dalla morte, a causa di una mina inesplosa, di suo padre quando aveva 14 anni alle esperienze nell’esercito (tra ammissioni della pratica di torture e violenze); dall’elezione precocissima a 28 anni fino alla fondazione di un partito che potesse unire le anime reazionarie dell’Algeria francese e quelle nostalgiche di una Francia profonda e definita da molti pericolosa e oscurantista; dalla batosta presidenziale fino all’exploit della figlia Marine che ,dopo anni di disfatte, erode consenso al blocco presidenziale e lo mette sotto scacco in modo decisivo, facendosi portavoce dei bisogni di una Francia lontana da nostalgie e brutalità ma che, al contrario, rappresenta una componente sociale numerosa e spesso poco ascoltata e  rappresentata fra campagne, zone rurali e località suburbane. 

Di condanne Le Pen senior ne vanta moltissime, ma probabilmente la più dura da digerire arriva fuori dal tribunale ed emerge dalle urne.

La vittoria della figlia Marine è una condanna decisiva del passato del vecchio Fronte, un premio invece per la sua attuale istituzionalizzazione e normalizzazione, la stessa che aveva aperto le prime crepe familiari, la stessa che avrebbe allontanato anche da Marine la nipote Marion Maréchal, oggi fra i vertici della “Reconquete!” di Zemmour.

Una condanna ideologica, ma che nessuno crede abbia mai intaccato realmente l’affetto dell’anziano Jean-Marie per la sua creatura, partitica e familiare.

Il prossimo obiettivo? Probabilmente i 100 anni.

Alarico Lazzaro