Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Quella che si sta consumando nelle ultime ora è una rivoluzione globale della sinistra mainstream contro la sentenza della Corte Suprema Usa che ha cassato – come già annunciato da una fuga di notizie – la sentenza Roe vs Wade che disciplinava  su base federale e non statale la legislazione in materia di interruzione di gravidanza. Leggiamo invece dichiarazioni della serie “l’aborto è un diritto che non può essere abolito”, abolito? Da chi? Quando? Dove? Non di certo negli Stati Uniti, e non dalla Corte Suprema oggi. Semplificare per costruire propaganda è da sempre campo di manovra della sinistra intellettualoide, armigera e militante. Fare passare vere e proprie amenità per costruire l’onda sulla quale far erigere i propri araldi a pontificare. Lo sdegno che molti non solo oltre oceano, ma qui in Italia mostrano è fasullo, artefatto e menzoniero , non solo perché il contenuto della sentenza di oggi non è una novità vista la fuga di notizie avvenuta non sulle pagine dell’Araldo di El Paso ma su Politico oltre un mese fa e di cui come tutti i mezzi di stampa abbiamo parlato anche qui su Nazione Futura. 

Il documento trafugato, tanto da far scattare un’indagine interna alla Corte Suprema era la bozza del giudice Samuel Alito in cui si leggeva testualmente: “ Riteniamo che le due sentenze Casey e Wade debbano essere annullate”, le due sentenza che hanno legiferato sull’Aborto come materia di competenza federale. I giudici della Corte Suprema muovevano da un assunto del tutto legittimo e per lo più palese secondo cui l’aborto non è materia di competenza federale, in quanto la Costituzione degli Stati Uniti non ne fa menzione alcuna, dunque l’interruzione di gravidanza non è tutelata da alcuna norma costituzionale. 

La sentenza della Corte Suprema è arrivata in seguito  alla Causa “Dobbs vs Jackson Women’s Health Organization” in cui l’ultima clinica di aborti nello Stato del Mississippi si è opposta alla volontà dello Stato americano di vietare l’interruzione di gravidanza oltre le 15 settimane. 

Ora i singoli stati potranno liberamente decidere su quali basi costruire la legislazione in materia di interruzione di gravidanza, senza dover più sottostare ad una illegittima pretesa federale sulla materia. 

Negli Stati Uniti è in corso una vera e propria guerra ideologica fra i conservatori e i progressisti, quest’ultimi in alcuni Stati sono arrivati a portare all’estremo la possibilità di abortire come nel caso dello Stato di New York, vero e proprio “porto sicuro per l’aborto” come ha dichiarato la stessa governatrice commentando la sentenza.  A dimostrazione del fatto che non è stato abolito una bel nulla. 

Si tratta di un segnale chiaro sull’attuale divisone degli Stati Uniti, lacerati da una guerra civile fredda che non è soltanto politica,ma culturale, etica e morale. Da una parte gli Stati della c.d. “Bible Belt” che si oppongono alla deriva ultra abortista imposta dagli Stati a guida democratica ultra progressista. Una guerra in cui i repubblicani appaiono compatti, mentre i democratici no. Nonostante le dichiarazioni furiose delle figure più note, la materia dell’aborto per la sua delicatezza travalica le divisioni partitiche tou court, non dimenticando la forte componente cattolica nell’ East all’interno del Partito Democratico, sempre più schiacciata dall’ala ultra secolarista e liberal cha la fa ormai da padrona, ma che rappresenta pur sempre un elemento critico interno non indifferente. 

La sinistra Usa spera di cavalcare la battaglia ideologica contro i repubblicani nelle elezioni di novembre in cui un’onda rossa potrebbe spazzare via la maggioranza democratica al congresso, impantanando definitivamente la già impaludata amministrazione Biden. Anche questo è un film già visto, qualche tempo fa il tema era il razzismo e il BLM oggi l’aborto. Ma anche in questo caso chi ha ragione lo decideranno gli elettori nelle urne a Novembre.