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Carlo Calenda ha le idee un pò confuse, non è una novità, ma del resto a furia di imperversare nel centro si finisce con l’annebbiarsi. Nel suo ultimo intervento il leader ( padre- padrone) di Azione ha chiaramente detto che il suo partito è diretto erede del pensiero di Carlo Rosselli, il grande intellettuale che scrisse un’opera capitale nella storia della sinistra italiana ed europea, “socialismo liberale”. 

Un saggio con il quale si tracciava un cammino nuovo, lontano dal fanatismo massimalista e dal pensiero marxista, ormai risucchiato dal  leninismo  ideologico e dai comunisti, per la dilaniata cultura socialista. Rosselli che dopo il tragico congresso di Livorno nel 1921 scelse di seguire Turati nell’avventura del Partito Socialista Unitario come Matteotti, Modigliani e Treves, si pose per primo in Italia una questione capillare per il futuro del socialismo. Ed è qui che il nostro Calenda mostra le sue lacune, perché infatti nel suo intervento da fervente antifascista ha dichiarato: “ Azione è un partito erede di Rosselli, del liberalismo di Gobetti e io non posso pensare neanche per un secondo di non battermi quando dall’altra parte ci sono i fascisti”, non notate l’assenza di qualcosa di essenziale? Si certo, la parola “socialismo”, alla base della dottrina di Carlo Rosselli, ma assente nella ricostruzione romantica di Calenda.

Ma in fondo per unire Gobetti e Rosselli il buon Calenda ha preferito elidere la parola socialismo, poco confacente ai suoi lineamenti liberal-progressisti. Ma Calenda non si è limitato alla dichiarazione da palco, e de relato il nome “Azione” ricorda il Partito D’Azione una della anime più pure della resistenza, ma elettoralmente sfortunato nella nuova Italia repubblicana. 

Lo stesso novello “azionista” ha infatti cinguettato nuovamente “ Siamo liberal progressisti, ci ispiriamo al partito d’Azione e al repubblicanesimo”, ed ecco sopraggiungere nel pantheon un’altra creatura politica della storia d’Italia, il repubblicanesimo. Dopo Gobetti e Rosselli, un socialista e un liberale, non poteva mancare l’eredità mazziniana del Partito Repubblicano. Ora ad onor del vero un nesso storico ideologico esiste, perché Carlo Rosselli quando scrisse “Socialismo Liberale” dal confino di Lipari si ispirò non poco alle idee di Mazzini, però cosa che Calenda fa finta di ignorare è il concetto alla base del progetto di rinnovamento del socialismo italiano, da salvare dalla palude marxista e massimalista, ma da attuare.  

Quindi o il fine politico di Calenda è quello di realizzare il socialismo con il metodo liberale, oppure ha sbagliato riferimento culturale, e nome al partito. Del resto da chi confonde il conservatorismo con il fascismo non possiamo attenderci nulla di più. 

Il nuovo centro come  avvenuto negli ultimi decenni non ha alcun tipo di progetto politico, ma semplicemente raccoglie le spoglie politiche di coloro i quali sono ormai fuori per scelta o imposizione dai due principali poli. Il centro assume più le fattezze dell’ultima ridotta di leader in declino e dei loro entourage, decisi a tutto pur di non giungere alla propria fine politica. Calenda poteva essere l’eccezione, ma non lo è, la sua preparazione tecnica sulla quale nessuno può avanzare dubbi, cozza con il suo ruolo di segretario e leder di partito, ruolo poco tecnico e molto politico. 

Probabilmente nel prossimo discorso scopriremo che Azione si ispira anche a Giovanni Amendola e Giovanni Giolitti, passando per Ivanoe Bonomi e Vittorio Emanuele Orlando, un pò forse anche a Saragat però anche qui compiendo un’attenta opera di taglia e cuci, da social-democratico a democratico che fa un po’ Pd però non se ne accorgerà nessuno. 

Ecco cosa succede quando fai una lista personale  e la vuoi trasformare in un partito, che alla fine non sa di nulla, perché non si fonda su nulla che non sia il proprio leader, ed anche in questo la storia recente d’Italia dovrebbe insegnare molto.