Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

La mattina del 28 giugno 1940, siamo all’inizio del conflitto per l’Italia entrata in guerra il 10 giugno, il Maresciallo dell’Aria, governatore generale della Libia e Quadrunviro della Marcia su Roma del 1922 Italo Balbo decolla dalla città di Derna, provincia italiana della Cirenaica con l’obiettivo di raggiungere il campo di Volo dell’Aeroporto di Tobruch. 

La squadra è composta da due trimotori S.M. 79  il primo pilotato dallo stesso Balbo, il secondo dal  Generale Felice Porro comandante della 5 squadra aerea. Lo scopo del viaggio era quello di raggiungere Tobruch e da li attaccare le forze corazzate britanniche. 

Appena i due veicoli giunsero prossimi alla meta, fu chiaro dalla coltre di fumo  proveniente da terra che da poco le posizioni difensive italiane avevano subito un’ incursione della RAF, segni di quella guerra appena iniziata per l’Italia che Balbo aveva avversato all’estremo e tentato di impedire con ogni forza, convinto com’era che né le condizioni militari  italiane né l’interesse italiano trovavano ragione in un conflitto voluto e preparato all’ombra della porta di Brandeburgo. 

La contraerea italiana e l’incrociatore San Giorgio  fresche dallo scontro con le forze aere inglesi non riconoscendo i velivoli e pensando che si trattasse di un secondo attacco operato dalla RAF aprirono il fuoco sui due bimotori.  Porro con una manovra riuscì ad evitare i colpi della contraerea, mentre Balbo già in fase di atterraggio fu centrato dalle batterie galleggianti della San Giorgio, precipitando al suolo in fiamme, in un abbraccio con la morte fatale per tutto l’equipaggio.  

Caddero insieme al Maresciallo dell’Aria: il maggiore Ottavio Frailich, il capitano Gino Cappannini, il maresciallo Giuseppe Berti, il  maggiore Claudio Brunelli, i tenenti Cino Florio e Lino Balbo – entrambi congiunti di Balbo- il console generale delle Milizia Enrico Caretti e il Capitano Nello Quilici inquadrato come ufficiale di complemento e direttore del Corriere Padano.  Il trio Frailich, Cappannini, Berto fu protagonista al seguito di Balbo dell’epica trasvolata atlantica che lo consegnò al mito e gli valse il 26 giugno 1933 dopo la straordinaria accoglienza negli Stati Uniti la copertina di Time.

La notizia della morte di Balbo fu annunciata da un secco e perentorio comunicato del bollettino militare: “Il giorno 28, volando sul cielo di Tobruch, durante un’azione di bombardamento nemica, l’apparecchio pilotato da Italo Balbo è precipitato in fiamme. Italo Balbo e i componenti dell’equipaggio sono periti. Le bandiere delle Forze Armate d’Italia s’inchinano in segno di omaggio e di alto onore alla memoria di Italo Balbo, volontario alpino della guerra mondiale, Quadrumviro della Rivoluzione, trasvolatore dell’Oceano, Maresciallo dell’Aria, caduto al posto di combattimento”. Dal 29 giugno al 4 luglio fu proclamato lutto nazionale. 

Due giorni dopo la morte di Balbo, un’aereo della RAF paracadutò sul campo italiano una corona di alloro con un biglietto su cui si leggevano le solenni parole : “ Le forze aeree britanniche esprimono il loro sincero compianto per la morte del Maresciallo Balbo, un grande condottiero e un valoroso aviatore che la sorte pose in campo avverso”.   Un omaggio all’uomo, al valoroso condottiero, alla fama di colui che solo con il proprio ardimento e la  tenacia  che gli fu sempre fedele compagna onorò come aviatore il nome d’Italia, e sancì scolpendone il sigillo il mito dell’aeronautica italiana, e facendo di quel popolo di “navigatori” fino ad allora del mare, un popolo di navigatori dei cieli. 

Sulla morte di Balbo si è scritto molto, si sono costruite infinite ipotesi, che la fitta coltre di mistero e le infinite zone d’ombra non hanno fatto altro che seguitare ad alimentare. Forse la verità non vedrà mai la luce, probabilmente ogni prova definitiva è perita con i protagonisti di quella stagione discendente della parabola fascista. 

Rimangono però le parole annotate da Galeazzo Ciano sul proprio diario: “Balbo non meritava questa fine: era esuberante, irrequieto, amava la vita in ogni sua manifestazione. […] Non aveva voluto la guerra e l’aveva osteggiata fino all’ultimo”.  Aggiungendo che, “Il ricordo di Balbo rimarrà a lungo tra gli italiani, perché era, soprattutto, un italiano con i grandi difetti e le grandi qualità della nostra razza”.  Ultimamente la memoria di Balbo spesso subisce attacchi vili da parte di quella “cancel culture” nella sua ipocrita e italica versione,  ma ogni tentativo benché targato di quella povertà morale e ignoranza storica che alberga in coloro che si fanno promotori delle sequele infinite di polemiche non potrà mai scalfire la gloria e la memoria che sono scolpite nei cieli dove nessuna censura isterica potrà mai essere applicata.