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Ci risiamo: una parte della politica italiana vuole nuovamente vessare i proprietari di casa. A chi detiene un immobile di proprietà, tra le minacce di una patrimoniale e le novità derivanti dall’approvazione del Decreto Aiuti, consigliamo vivamente di fuggire in isole più felici. Non solo questo è il periodo più sbagliato data l’atroce crisi economica, ma anche e soprattutto il vulnus alla base è la repulsione di alcuni politici italiani nei confronti della proprietà privata. Stiamo parlando dell’emendamento promosso dall’Onorevole Nicola Pellicani (PD) all’interno del Decreto Aiuti. L’obiettivo di questo emendamento è introdurre nel comune di Venezia dei limiti massimi per la destinazione di immobili residenziali all’attività di locazione breve. Chi sta pensando “affaracci dei veneziani” sbaglia di grosso! Il provvedimento rischia di estendersi a tutto il territorio nazionale dato che ad auspicarlo è lo stesso Pellicani, che sul suo sito internet scrive euforicamente che la norma è destinata a fare da apripista anche per altre città come Roma e Firenze. Non a caso c’è lo zampino del Sindaco Nardella in questo emendamento dato che la proposta di legge per la salvaguardia della vivibilità dei centri storici è frutto proprio del Sindaco di Firenze. 

L’obiettivo ultimo dell’emendamento è quello di ripopolare il centro storico di Venezia. Ma come si può pensare che lo spopolamento di Venezia sia causato dai turisti affittuari di piccoli immobili a breve termine, e non da altri fattori ben più fondamentali che colpiscono Venezia e tanti altri centri storici, come la scarsa accessibilità dei luoghi. Siamo tutti consapevoli del fatto che l’Italia, tra i tanti problemi che ha, sicuramente deve affrontare il problema del decadimento dei centri storici. Ma non è questo il modo! Anzi, questo emendamento (soprattutto se esteso a tutti i comuni italiani) rischia di distruggere l’economia dei centri storici delle città italiane e di depauperare il patrimonio immobiliare dei cittadini. Sia chiaro che nessuno qui ha l’intenzione di derubricare i problemi che le città italiane, in particolare i centri storici, stanno sempre più vivendo. Però, perché in Italia pensiamo di dover aggiungere una norma in più? Perché il legislatore non pone l’attenzione ai diritti di proprietà? Perché non ci rendiamo consapevoli (tutti!) dell’intrinseca relazione tra i diritti di proprietà ed i diritti di libertà? Limitando il diritto, come in questo caso, di fare della proprietà ciò che il proprietario vuole andiamo gravemente a limitare la libertà economica ed i diritti di ciascuno di noi. 

Sostanzialmente, la norma non solo limita la libertà d’impresa dei piccoli proprietari di case, ma ha l’intenzione anche di tassare chi “sbarca il lunario” mettendo a rendita un piccolo appartamento (magari ereditato) sito in un centro storico cittadino (sempre più vuoti).

Una pazzia che non solo rischia di affossare il turismo nella città italiane, ma danneggia anche i commercianti che negli stretti vicoli delle nostre città a fatica vendono prodotti ai turisti di passaggio. Infine, c’è da considerare anche che i proprietari degli immobili grazie agli introiti derivati dagli affitti brevi riescono a manutenere gli stabili storici che altrimenti sarebbero lasciati all’incuria. Gli animi a Venezia si stanno scaldando: nelle ultime nascono associazioni di cittadini in difesa dei propri diritti di proprietà. Il legislatore dovrebbe fare un passo indietro: nel nome della libertà e della proprietà.