Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

“Strange World”, il primo “Film arcobaleno” targato Disney, ha ottenuto, nel week end di esordio, un incasso di soli 4 milioni di dollari a fronte dei 180 milioni investiti nella sua produzione.

Un flop annunciato.

Nel settembre 2021, la società ha dato il via alla campagna “Reimagine tomorrow” (Re-immaginare il domani), con l’obiettivo di promuovere diversità ed inclusione, dando spazio e voce a chi, sin lì, si sentisse sottorappresentato.

Mondo LGBTQ+ compreso.

Ed ecco allora che, in “Lightyear”, spin off della saga Toy Story, abbiamo assistito al primo bacio lesbico nella storia della Disney.

Censurato in 14 Paesi, uscito nelle sale Italiane lo scorso Giugno, il film mostra varie sequenze che raccontano la relazione tra il Comandante Alisha Hawthorne e la partner Kiko. Oltre al bacio, son stati inseriti molti altri elementi di propaganda Lgbt, fra i quali il misterioso ed improvviso pancione di Alisha (che sottintende il ricorso a fecondazione artificiale).

Due mamme.
Due nonne.

E poco importa se i bambini, gurdandolo, si siano domandati dove fossero finiti, nel film, il papà ed il nonno.

Dopo “Lightyear”, dove la relazione tra Alisha e Kiko interpretava il ruolo da non protagonista, ecco che, in “Strange World”, al centro della trama troviamo Ethan Clade, adolescente dichiaratamente gay, figlio di genitori di etnie diverse.

Il titolo stesso del film è un inno a quella diversità di cui, la stessa di cui la Disney, si è fatta paladina.

Numeri alla mano, questa propaganda non sta però portando i risultati sperati: la maggior parte dei genitori non sembra infatti aver gradito le ultime scelte di casa Disney e lo dimostrano gli incassi deludenti.

Ma, d’altronde, sarebbe stato sorprendente il contrario.

Tanti di noi, sono cresciuti a pane e Disney.

Videocassette e libri prima, Dvd e Blu-Ray dopo.

La Bella e la Bestia.
Lilly e il Vagabondo.
Jasmine ed Aladin.

Certo. Avrebbero potuto spiegarci che, non sempre, il principe azzurro arriva su un cavallo bianco.
O che, non per tutti, esiste il lieto fine. Ciononostante, il caro, vecchio, Walt, ha disegnato e trasmesso a generazioni intere un modello edificato su valori che ancora oggi ci portiamo dentro e custodiamo con affetto.

A detta di alcuni dipendenti, La “Walt Disney Company” è diventata un luogo di lavoro sempre più ostile nei confronti di chi esprima opinioni politiche e religiose non in linea con i piani alti.

Da ottobre 2020, nei titoli di testa dei classici Disney, sono stati inseriti avvertimenti  sui contenuti stereotipati e razzisti.
Nei parchi a tema, sono stati eliminati i pronomi di genere per non rischiare di offendere qualcuno.

Appropriarsi della Disney e ridurla a mero strumento di propaganda politica progressista è irrispettoso nei confronti di chi, negli anni, ne ha sposato la causa contribuendo al suo successo.

I nostri figli, i nostri nipoti, noi stessi, abbiamo bisogno di un ritorno ai valori tradizionali, ed è inammissibile che un’eccellenza mondiale come la Disney possa utilizzare i cartoni animati per influenzare la mentalità dei nostri bambini, giocando su temi che potrebbero fortemente traumatizzarli e confonderli.

I bambini cercano, nelle storie che vengono loro raccontate, protagonisti in cui immedesimarsi: vogliono essere pirati o principesse, cavalieri o eroine, maghi o sirene.

Perchè, come Walt Disney insegnava, “Se puoi sognarlo, puoi farlo”. Del politically correct, ai bambini non importa niente. Speriamo che, quanto prima, i vertici della Disney se ne rendano conto e tornino a regalare sogni anche a noi, adulti di oggi, bambini di ieri.