Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Le ennesime indiscrezioni sulla repressione cinese ci portano nel nostro Paese. Le aperture dei 5Stelle a Pechino erano solo la punta dell’iceberg dell’infiltrazione del Dragone cinese in Italia. Infatti, nel rapporto “Patrol and persuade” – ossia “Pattugliare e persuadere” – pubblicato dalla ONG spagnola SafeGuard Defenders, si legge come vi siano oltre 100 stazioni di polizia cinesi non ufficiali nel mondo, andando dal Nord America, passando per Europa e Africa. Il territorio italiano è quello che – avendo undici stazioni di polizia sparse tra Milano (ben due!), Roma, Bolzano, Venezia, Firenze, Prato e un’altra città siciliana non specificata – ospita il maggior numero di questi centri di spionaggio e di repressione che sparsi nel mondo sono precisamente 102.

Le autorità cinesi – impossibilitate a nascondere questa brutale verità – giustificano da sempre l’esistenza di questi uffici come stazioni di supporto ai residenti cinesi per sbrigare pratiche amministrative e burocratiche. Qualcuno potrebbe domandarsi perché la Cina, che non è sicuramente un alleato italiano, detiene dei distaccamenti della propria polizia in Italia. È una domanda più che lecita alla quale è difficile trovare una risposta. Non ci sono altri Stati che – pur essendo in una chiara contrapposizione con l’Italia e l’Occidente dal punto di vista valoriale e strategico – detengono dei centri di polizia nel nostro territorio.

Non a caso nel corso del Question Time alla Camera, il Ministro Piantedosi ha assicurato sul lavoro che in queste ore stanno svolgendo le forze di polizia di monitoraggio della questione, dicendosi pronto a prendere anche decisioni dure, come sanzioni e chiusure di questi locali. Questi centri burocratici nascondono chiaramente il loro reale obiettivo: controllare i cittadini cinesi fuggiti all’estero e costringere i dissidenti a rientrare in patria. 

L’indagine riporta, inoltre, dati che mostrano come il nostro Paese non mostri poi molto interesse nei confronti di questa vicenda tanto che è proprio Milano ad aver ospitato il primo ufficio “pilota” cinese tramite l’agenzia di pubblica sicurezza di Wenzhou nel maggio 2016. È deludente notare come l’ONG spagnola – autrice di questa indagine che è una parte di un percorso di ricerca iniziato con la prima pubblicazione a settembre – sottolinei che proprio l’Italia sia uno di quei pochi paesi europei che – senza dimenticare i numerosi accordi che intercorrono proprio tra noi e la Cina – fino a martedì non aveva mai pubblicamente denunciato l’illegalità di queste stazioni né avviato un’indagine sul loro operato. Il governo di centrodestra, giustamente, si è posto fin dall’inizio a difesa della libertà in tutti gli ambiti ed allo stesso modo non può voltare il proprio sguardo a quello che la Cina sta facendo nel nostro Paese, sorvegliando e perseguendo coloro che – innanzi alla repressione comunista – hanno l’immenso coraggio di non sottomettersi.