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Il National Institute of Health riporta un’elevata incidenza di depressione durante le feste natalizie; ospedali e forze di polizia segnalano l’aumento del tasso di suicidi e tentativi di suicidio, e psichiatri, psicoterapeuti e altri professionisti della salute mentale, riportano un aumento significativo della frequenza con cui i pazienti riferiscono sintomi depressivi in questo periodo dell’anno.

Da qui arriva l’attenzione sul tema, come lo chiamano gli Anglosassoni, del Christmas blues o depressione natalizia. Questo tipo di depressione si differenzia da tutti gli altri disturbi depressivi, anche se con essi vede in comune l’umore triste, l’aumento dell’irritabilità, l’insonnia, le crisi di pianto, i pensieri negativi, l’anedonia o la comorbilità di sintomatologia ansiosa. I festeggiamenti natalizi, comunemente rappresentati e stereotipati come momenti caratterizzati da vissuti di felicità, vicinanza familiare, affetto e condivisione, in realtà portano con sé una serie di potenziali stressors.

Le frequenti riunioni familiari (che possono ad esempio coinvolgere persone che ci sono più o meno gradite), un possibile vissuto di doverizzazione, nei confronti delle liste di regali da individuare ed acquistare ( con correlato impegno cognitivo nella scelta e/o faticabilità rispetto ad eventuali condizioni economiche), la diminuzione degli impegni lavorativi/scolastici in favore del tempo trascorso in famiglia, possono esitare in una acutizzazione della sofferenza, qualora ad esempio i rapporti non siano funzionali. Inoltre è possibile sperimentare un profondo senso di solitudine in coloro che magari, affrontano il dolore per una perdita recente (la morte di una persona cara o una separazione) o stanno attraversando un grande cambiamento (ad esempio un trasferimento, un pensionamento, la perdita del lavoro). 

Complice di questi vissuti è sicuramente anche il periodo dell’anno che, con l’arrivo della stagione invernale, porta il nostro organismo a risentire dei cambiamenti in atto: aumenta l’umidità, scendono le temperature, diminuiscono le ore di luce, le giornate si accorciano e tutto questo può portare un senso di malessere generale anche a causa della possibile riduzione della produzione di Serotonina.

Oltre agli aspetti caratterizzati da correlati neurofisiologici, il periodo natalizio insieme al capodanno, porta con se l’abituale inclinazione a “tirare le somme” dell’anno appena trascorso, con possibili sentimenti di insoddisfazione e dolore, laddove si senta di non aver conseguito i traguardi prestabiliti. In alcuni, potrebbero essere presenti aspettative irrealistiche sulle festività, cosa si farà e con chi, quanto ci si divertirà e quanto si sarà felici in quei giorni. Possono ulteriormente incidere sullo stato di tristezza della Christmas blues, il confronto – causato anche da una pubblicità martellante e dal tempo speso sui social – con modelli irrealistici di felicità,  con una percezione di armonia familiare, successo e allegriache non corrispondono alla realtà che di fatto viviamo nella nostra vita, acuendo un disagio latente o un’insoddisfazione di fondo mai “curata”: si finisce con il pensare che gli altri sono più felici, fortunati, ricchi, che possiedono di più, che sono più soddisfatti di noi e questo fa sì che noi ci sentiamo così ancora più tristi, soli o arrabbiati. Come affrontare, dunque, questa malinconia?

Al netto di valutare se rivolgersi ad un professionista di supporto qualora il vissuto esperito, assuma forme ingravescenti o fortemente limitanti, può essere d’aiuto attivare qualche strategia di fronteggiamento, come ad esempio: allentare la pressione indotta dalle aspettative, dalle convenzioni sociali e dallo stress delle “mille cose da fare”; acquistare con criterio, pianificando le spese e stabilendo in anticipo un budget massimo adeguato alle possibilità; partecipare agli eventi sociali nel rispetto dei nostri “limiti”, imparando ad essere assertivi e  “dire no” agli appuntamenti con persone che sappiamo ci provocheranno profondo malumore, cercando per contro di aumentare gli incontri gradevoli. Un’altra strategia potrebbe essere quella di sperimentare l’accogliere le proprie emozioni: il fatto che in un clima festoso ci si senta tristi o malinconici non significa che siamo “sbagliati” o che ci dobbiamo sforzare per uniformarci al contesto, al contrario, ascoltare la nostra tristezza e cogliere il significato del nostro vissuto, può essere prezioso per conoscerci e rispettare i nostri bisogni.

Forzarsi di apparire gioiosi per sentirsi “adeguati” comporta infatti un aumento del livello di malessere con esiti non migliorativi del nostro tono dell’umore. Rimanere agganciati al “qui ed ora”, nutrire la propria flessibilità, ridimensionando l’importanza del periodo natalizio e provando a vivere le festività non come un’imposizione, ma come una scelta, da compiersi in modo coerente con i propri valori, potrà regalarci l’opportunità di vedere che intorno a noi ci sono cose, emozioni, persone e situazioni che rendono la nostra “vita, degna di essere vissuta”.