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GIORGIA MELONI PREMIER

“L’Italia sprofonderà”, “Questa destra può governare?”, “Lo spread morde la Meloni”, questi e tanti altri erano i titoli di alcuni giornali italiani che in tal modo, a loro avviso, davano il loro benvenuto al Governo Meloni. Non si attese neppure la composizione del Governo: fin da subito il centrodestra – ed in particolare il partito della futura Premier – furono raccontati come inadeguati ed incapaci nell’affrontare la crisi economica e sociale che il Paese stava vivendo – una delle più pericolose degli ultimi decenni. Pare scontato dire che il centrosinistra, in particolare il PD, abbia poco da dire in merito a crisi ed emergenze: sono stati al governo dal 2011 – eccetto per l’esperienza gialloverde – senza vincere le elezioni e senza – da quanto sembra ai più – migliorare più di tanto il Paese. E non parliamo del famigerato spread, nonché la differenza di rendimento tra i titoli di stato decennali italiani e gli equivalenti titoli pubblici tedeschi.

Fu lo spread che fece cadere l’ultimo governo del centrodestra ed alcuni giornali, in concomitanza con gli scioperi di Cgil e Uil contro la manovra economica, non facevano altro che scommettere su un innalzamento dello spread, che avrebbe posto il Governo (nonché tutta la nazione e tutti i cittadini, se qualcuno non lo sapesse) in una difficoltà ancora maggiore rispetto quanto già il Governo stava affrontando.  

Ma la realtà è alquanto diversa. Se ne dispiacerà qualcuno, ma i 60 milioni di italiani e i loro portafogli ne saranno soddisfatti. Infatti, il lavoro e le ricerche svolte dall’Istat, se confermate nelle prossime settimane, rileveranno che l’Italia chiuderà il 2022 con un Pil che cresce del 3,9%, un dato molto superiore alla crescita degli USA (2,1%) e della Cina (3%). Ma anche in Europa siamo tra i Paesi che crescono maggiormente. Infatti, l’Italia cresce di più pure della Germania, la cui crescita si è fermata all’1,8% nel 2022 e nell’ultimo trimestre (sempre dell’anno scorso) ha addirittura perso uno 0,2% rispetto al trimestre precedente. Questa flessione che ha subito la Germania non è dovuta unicamente alla crisi energetica e allo stop di Mosca alle forniture di gas, ma anche al lockdown nel quale Pechino ha vissuto quasi per tre anni dato che la Cina aveva rappresentato il principale sbocco commerciale per Berlino. Il nostro Paese, invece, oltre a non essere mai stata così tanto dipendente dalla Russia rispetto alla Germania e alla vulgata comune, ha saputo in queste ultime settimane diversificare fortemente le forniture estere, provenienti particolarmente da Algeria ed Azerbaigian.  

Ma non solo il PIL sorride all’Italia. Come abbiamo detto prima, lo spread, che è sempre stato il metro di giudizio della condizione dell’economia italiana, è – inaspettatamente per i giornaloni di sinistra – sceso da 236 a 175 punti base. Nel frattempo anche la Borsa sorride, avendo fatto registrare un aumento del 20%, e pure la Banca d’Italia certifica che l’economia italiana sarà in netta ripresa nel secondo semestre di quest’anno. Non possiamo dimenticarci nemmeno la discesa del prezzo del gas, iniziata con l’istituzione su iniziativa italiana (prima del Governo Draghi e poi con l’attuale Governo) di un price-cap. Su questa strada si inserisce il preciso obiettivo governativo di rendere l’Italia quell’hub di approvigionamento energetico che tanto serve all’Europa quanto al nostro Paese stesso.  

Qualcuno si dispiacerà, ma non si può più negare che anche un governo di centrodestra può, tranquillamente ed orgogliosamente, dirsi capace di governare un Paese, per di più durante un momento difficilissimo che l’Europa – ed il mondo intero – sta vivendo ormai da diversi mesi. Ci si può dire soddisfatti dei primi passi di questo Governo guidato da Giorgia Meloni. Guai, però, ad abbassare l’attenzione: il viaggio è appena cominciato. Viva l’Italia, viva il Governo!