Abbonati alla rivista

Nazione Futura Rivista

Abbonati alla rivista

Ne parlammo mesi fa in compagnia di Giorgio Spaziani Testa, presidente di ConfEdilizia, sempre in prima linea per la difesa degli immobili e più in generale della proprietà privata (potete trovare il podcast sul canale Spotify di Nazione Futura). Ora è realtà: oggi la Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia del Parlamento europeo ha approvato la direttiva UE che obbliga i paesi membri a implementare, entro il 2030, il passaggio degli immobili residenziali a una classe di prestazione energetica almeno di tipo “E”. Bruxelles ne sta discutendo dal 2021 e ora ha dato il via libera. Entro il 13 marzo dovrà essere varata la direttiva, che fa parte di quel pacchetto rinominato “Fit For 55”, ossia le varie misure che l’UE abbozza per raggiungere entro il 2050 una riduzione della CO2 pari al 55% rispetto all’emissioni del 1990.

Quindi, secondo la direttiva UE, entro il 2030 i proprietari di immobili sono obbligati a ristrutturare la propria abitazione per renderla efficientemente energetica al livello E, mentre entro il 2033 al livello D. Discorso leggermente diverso per gli immobili non residenziale e pubblici, che devono raggiungere la classe E entro il 2027 e la classe D entro il 2030. Si, non è il gioco dell’alfabeto, ma sono le invenzioni che provengono da Bruxelles, che, come sempre, da poca attenzione – per usare un eufemismo – alle peculiarità di ciascun Paese membro.

L’Italia è uno dei paesi che risulterà più colpito: secondo l’ENEA, l’Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica, il 60% degli edifici sul nostro territorio nazionale rientra tra le classi F e G – attenzione: in totale le classi energetiche sono dieci e vanno in ordine decrescente: A4, A3, A2, A1, B, C, D, E, F e G, ossia la meno efficientemente energetica. Quindi, su dieci proprietari ben in sei dovranno ristrutturare casa. E, vien da chiedersi, con i soldi di chi?! I propri, chiaramente… 

Almeno, i burocrati europei, dall’alto della loro intellighenzia, hanno pensato di togliere dall’elenco degli edifici da dover ristrutturare, ad esempio, gli edifici di culto, oppure anche gli immobili indipendenti con superficie inferiore ai 50 m2 (e pensate al proprietario di un immobile di 51 m2 cosa penserà!), gli edifici storici “ufficialmente protetti” e, infine, le seconde case (le poche sopravvissute) abitate meno di quattro mesi all’anno. È per fino buona l’Unione Europa a non prevedere una qualche tipologia di sottrazione dell’immobile, o provvedimenti simili – che, forse, qualcuno sarebbe in grado, o, per lo meno, volenteroso di attuare – ma il problema che ben presto i proprietari italiani avranno a che fare è molto rilevante! Almeno, non sono previste sanzioni ai Paesi che si mostreranno restii ad attuare il provvedimento. Infatti, spetta agli esecutivi degli Stati membri prevedere gli interventi se non si raggiunge il “bollino verde” europeo.

Ma, in ogni caso, se non si ristruttureranno gli edifici, il valore di quest’ultimo inevitabilmente declasserà. Così, i semplici proprietari di immobili italiani continueranno a vedere le proprie abitazioni perdere di valore, nel frattempo l’Europa penserà a qualche altra battaglia in nome del green… qualche altra battaglia gretina!