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Il 6 febbraio del 1911, a Tampico, Illinois, nasceva il grande Ronald Reagan. Un uomo semplice, di umili origini, con una grande forza di volontà che lo porterà a diventare l’uomo più potente del mondo e a guadagnarsi un posto tra i grandi della storia. 

La sua infanzia, trascorsa in viaggio tra una cittadina e l’altra dell’America profonda, contribuirà a forgiare l’azione e il pensiero politico, capace di dare voce e interpretare le istanze, i sogni e le preoccupazioni di quell’America di provincia, autentica, semplice, fin troppo stereotipata, e ricca di valori. In quelle terre sconfinate, chiuse ad est dal Mississippi e ad ovest dalle Montagne Rocciose, immerse nel mito della frontiera, delle speranze, della tenacia e della fede che spinse le carovane dei coloni ad avanzare in territori inesplorati e sconosciuti per dare un futuro per i propri figli e costruire quella Nazione, diventata in seguito la terra delle opportunità.

Le istanze della maggioranza silenziosa della società americana, il pensiero politico conservatore classico, il neoliberismo economico della scuola di Chicago e la consapevolezza di quella “missione” di sviluppo, crescita e libertà che l’America porta con sè fin dalla sua nascita, sono le fondamenta di quella controrivoluzione che porterà Reagan a diventare Presidente degli Stati Uniti e a cambiare l’America e il mondo. La “carriera” politica di Reagan inizia il 27 ottobre del 1964, quando quello che già era un eroe della cultura popolare americana, grazie alla sua precedente carriera da attore in numerosi film western, tiene un discorso a sostegno del candidato Repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Barry Goldwater. Quel discorso cambiò definitivamente la sua vita, rendendolo un punto di riferimento per il mondo conservatore americano che lo volle come candidato governatore della Democratica, e apparentemente inespugnabile, California.

Dopo due mandati da governatore della California, il sostegno alla presidenza Nixon e un temporaneo ritiro a vita privata nel suo Ranch in California, Reagan, alla fine degli anni 70, tornò a parlare agli americani, disillusi dopo la sconfitta in Vietnam, soffocati dalle ricette economiche della disastrosa amministrazione Carter e stanchi della controcultura liberal e della contestazione che aveva animato la politica americana negli anni 60 e 70, e riuscì a vincere a furor di popolo le elezioni del 1980 e del 1984. Con lui gli Stati Uniti tornarono al centro del mondo, misero alle strette l’Unione Sovietica e vinsero la Guerra Fredda.

Principali alleati del presidente americano nella sua crociata anticomunista furono il primo ministro britannico Margaret Thatcher, il cancelliere della Germania occidentale Helmut Kohl e Papa San Giovanni Paolo II. Nel novembre del 1989, quando Reagan aveva da poco lasciato la Casa Bianca al suo ex vicepresidente George H. W. Bush, i cittadini berlinesi scesero in strada armati di picconi e martelli e buttarano giù quel muro simbolo di un sistema soffocante, autoritario e nocivo, che per mezzo secolo aveva diviso l’Europa. Solo pochi anni prima, il presidente Reagan, aveva tenuto uno storico discorso davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino dicendo al leader sovietico Michail Gorbaciov che, se avesse voluto dialogare e aprirsi all’Occidente, avrebbe dovuto prima abbattere quel muro che da troppo tempo aveva lasciato mezzo mondo immerso nell’oscurità.

Il suo esempio, la sua storia, e le sue idee sono un farò luminoso per tutti coloro che amano la libertà e i principi che la garantiscono. Grazie, Presidente!