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Abbiamo chiacchierato con il Dottor Antonio Palmieri, già deputato di Forza Italia per cinque legislature, esperto di comunicazione politica e social, per anni braccio destro di Silvio Berlusconi nel campo comunicativo, per presentare la sua ultima opera, “Tecnologia solidale”, edito da Fondazione Pensiero Solido.

Dottor Palmieri, grazie mille per aver accolto il nostro invito. La prima domanda che mi sorge spontanea è chiederle il significato del titolo del suo ultimo libro, già acquistabile in libreria e su tutte le piattaforme digitali. Cosa intende per “tecnologia solidale”? La solidarietà fa parte della tecnologia e del suo utilizzo?

Il titolo possiamo dire che nasce da un disegno di legge che presentai nel 2002 per rendere possibile l’accesso ai servizi e alle risorse info-telematiche di pubblica utilità da parte dei disabili per favorirne l’integrazione con le nuove tecnologie. Da allora, ho sempre lavorato per una tecnologia al servizio delle persone più in difficoltà. Al riguardo, da febbraio 2015 ho un blog, “Tecnologia solidale”, su economyup.it, che aggiorno settimanalmente guardando al modo in cui la tecnologia deve essere usata per dare solidità alla società. Non solo quindi può essere un mezzo importantissimo per le persone che soffrono maggiori difficoltà, ma anche per l’unità e la solidità della nostra società. Per questo motivo nasce “Tecnologia solidale”: da una parte una tecnologia che rende la società più solida nei suoi rapporti umani e non solo, dall’altra una tecnologia che supporta le persone più in difficolta, in una parola appunto “solidale”.

Nel novembre 2022 ha fondato la Fondazione Pensiero Solido. Perché ha deciso di creare questa fondazione e quali sono i suoi obiettivi?

Gli obiettivi della fondazione sono quelli di aiutare la classe dirigente del nostro Paese (i media, la politica, l’impresa… insomma tutti coloro che hanno responsabilità) a capire che l’unica certezza del nostro tempo è il cambiamento dettato dall’era digitale, che si evolve in modo esponenziale, mettendo a dura prova la nostra umanità. Detto ciò, parliamo alla classe dirigente per renderli consapevoli che il cambiamento è la cifra del presente e del futuro. Non bisogna esserne impauriti, anzi insegniamo a saperlo utilizzare, cosicché si possa valorizzare quel che già di positivo sussiste nella nostra società. L’ho costituita, quindi, per dare una continuità al mio impegno civico, creando uno strumento in cui ho investito la mia liquidazione data dalla Camera dei deputati: ho voluto riconsegnare tutto il bagaglio di esperienze che ho avuto il piacere di vivere in questi anni. In definitiva, il “pensiero solido” non è di certo un pensiero “solito”, del quale ne abbiamo già abbastanza. Anzi, il pensiero solido è il pensiero che rende più coesa la comunità, non lasciando indietro nessuno.

Sfogliando le pagine del suo libro, si coglie a primo impatto che la penna scrivente è una penna esperta e ben consapevole del settore di cui si discute. Ha deciso nel libro di riportare delle storie di una tecnologia che aiuta, che supporta e che rende coesa la società. Ci spiega la sua composizione?

Il libro è il biglietto da visita della Fondazione Pensiero Solido. È il primo atto concreto della Fondazione: dato che l’obiettivo è di star nel cambiamento per valorizzarlo e utilizzarlo, il libro racconta 28 storie di tecnologia solidale in atto, senza retorica, che stanno cambiando in positivo il presente, e 17 dialoghi con persone, impegnate a vario titolo, che offrono un insieme di esempi e riflessioni utili al sapere stare nel cambiamento e nell’uso sapiente della tecnologia.

Dopo vent’anni di politica e di Parlamento, qual è stata l’evoluzione dell’utilizzo della tecnologia? Qual è stata la reazione della classe politica rispetto allo sviluppo velocissimo ed imponente dei mezzi tecnologici? 

Non possiamo generalizzare la risposta. Di certo però bisogna aiutarci tutti a non avere paura del cambiamento perché – voglio ripeterlo – è la caratteristica del presente e del futuro. Bisogna assimilare questa prospettiva: ad esempio usare il termine “nuove tecnologie” per indicare strumenti tecnologici che abbiamo tra noi da dieci, venti, trent’anni indica un atteggiamento difensivo e di chiusura rispetto alla tecnologia. La postura corretta, invece, è quella di dover andare incontro al cambiamento, capendo come usarlo in un’ottica di sanare le discriminazioni. Come abbiamo visto nei due anni di Covid, la tecnologia ci ha permesso di affrontare il cambiamento. È un esempio drammatico ma rende benissimo la situazione di fondo, ossia di dover avere la consapevolezza delle mutazioni in atto e di trarne i maggiori benefici possibili.

Guardando, appunto, ai rischi della tecnologia, Dottor Palmieri saprà bene che soprattutto i più giovani, ma anche i giovanissimi, sono molto esposti alla tecnologia, non solo semplicemente ai mezzi tecnologici, ma anche, e forse soprattutto, al mondo di internet. Non è peccato, quindi, dire che è necessaria un’educazione alla tecnologia?

Non siamo e non possiamo essere utopisti. All’inizio c’era chi pensava che grazie a internet tutto il mondo sarebbe vissuto “in pace e amore”. Ma dato che l’era digitale, come tutte le altre ere, è vissuta da noi umani, il rischio è chiaramente di fare un uso della tecnologia in negativo. Questa è una premessa necessaria, che non si può dimenticare. Non a caso, nel nostro comitato scientifico trova posto la Prof.ssa Garassini dell’Università Cattolica di Milano che ha dedicato la sua vita proprio allo studio delle misure necessarie per tutelare i minori da un uso cosciente della tecnologia. Quindi la preoccupazione è che vi sia un uso solido e solidale della tecnologia, in primis e soprattutto, da parte dei minori.

A proposito di tecnologia e di giovani, il Ministro dell’istruzione e del merito Valditara ha imposto il divieto dell’utilizzo dei cellulari, il mezzo tecnologico per eccellenza, in classe. Qual è la sua posizione riguardo questa norma? L’educazione alla tecnologia passa anche per questi divieti?

Il Ministro ha ribadito un divieto che c’era già. Non è un divieto che sorge dal nulla o creato da zero. Ne parliamo proprio con la Prof.ssa Garassini in uno dei diciassette dialoghi che trovate nel libro. Non vieta, chiaramente, l’uso del telefonino per scopi didattici. Ne vieta un utilizzo slegato da motivazioni scolastiche. Il punto è sempre il medesimo: dobbiamo trovare un equilibrio, che dica “si” al buon uso dello strumento, “no” ad un utilizzo irragionevole.

Quindi ci sta dicendo che educare ad un uso corretto della tecnologia passa anche attraverso l’imporre dei divieti? Come possiamo rendere questa società maggiormente pronta e cosciente nell’utilizzare la tecnologia?

Forse più che di divieti, parlerei di educazione. L’utilizzo saggio della tecnologia è basato su un essere umano educato ed equilibrato. Sono coinvolti innanzitutto i genitori, che devono essere educati al fatto che un’esposizione precoce e non guidata dei bambini agli strumenti digitali, che fungono sostanzialmente da baby-sitter, può essere alla lunga nociva, se non guidata da esperienze della vita anche “analogica”, partendo soprattutto dalla scrittura manuale. I limiti previsti all’utilizzo di determinati piattaforme tecnologiche permettono di evitare che veri e propri “pezzi” di esperienza di vita siano sostituite totalmente dai device digitali. Giungiamo sempre, alla fine, alla considerazione che è necessario costruire un essere umano equilibrato, al di là dei meri divieti. 

Siamo giunti alla conclusione, però prima di lasciarci le voglio chiedere: la Fondazione Pensiero Solido è stata appena costituita ma da quanto mi sembra avete già in programma importanti iniziative. Quali sono specificatamente i vostri prossimi eventi della Fondazione Pensiero Solido? 

Innanzitutto, venerdì 13 gennaio alle 18:30 avremo il primo appuntamento mensile digitale del ciclo “Dialoghi Solidi”, che vedrà la partecipazione in questa occasione del pedagogista Daniele Novara. L’evento si potrà seguire sul nostro canale YouTube della Fondazione e tramite Eventbrite ci si può registrare, tenendo in conto della possibilità di interagire direttamente con l’ospite per i primi 50 iscritti tramite la piattaforma Zoom. Questo appuntamento mensile rientra a pieno titolo nel filone di uno dei nostri obiettivi, ossia porre le basi per comprendere il cambiamento. Lunedì 23 gennaio, alle 18.30 tutti gli 11 attuali componenti del nostro comitato scientifico diranno quale cambiamento vedono necessario attuare nel 2023. Quindi, a marzo e maggio avremo due eventi dal vivo a Milano. Il primo dedicato alla tecnologia solidale e il secondo alla comunicazione costruttiva, la comunicazione che rende più solida la società. Seguiteci su www.fondazionepensierosolido.it e saprete anche il resto!