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Dopo ben dieci anni, il centrodestra con Francesco Rocca torna alla guida del Lazio. In questo fine settimana di elezioni – dopo tre mesi di Governo Meloni – sembra essere arrivata sia dal Lazio che dalla Lombardia – dove ha vinto in scioltezza il già Governatore Attilio Fontana – una dimostrazione di fiducia all’attuale composizione governativa, nonché alla sua visione del futuro dell’Italia. Nonostante ciò, le due regioni incluse in questa tornata elettorale hanno una storia molto “personale”. È anche per questo motivo che la vittoria di Rocca forse merita due righe in più.  

Dopo le dimissioni della giunta guidata da Renata Polverini, il Partito Democratico ha governato per ben dieci anni la regione che oggi, senza poche difficoltà, sarà guidata dallo ormai storico (ex) Presidente della Croce Rossa Italiana. Giorgia Meloni – insieme ai leader del centrodestra – ha ben scelto la scommessa Rocca: avvocato, in prima linea contro la mafia, per due volte eletto a capo di un pilastro del mondo del volontariato italiano, la Croce Rossa appunto. Con oltre il 53% (stando alle più recenti proiezioni), la regione-simbolo per la lotta al Covid – una sanità quella laziale su cui D’Amato ha scommesso, sbagliando – vede i tre partiti del centrodestra impegnati, nei prossimi cinque lunghi anni, a risollevare un territorio che sicuramente può, anzi deve, essere maggiormente valorizzato.

Il candidato D’Amato, Assessore alla Sanità nella giunta Zingaretti, ha provato a mettere insieme anche il Terzo Polo nel tentativo, andato male, di mantenere nelle mani della sinistra il Lazio.

Si tratta di una vittoria netta: si conferma Fratelli d’Italia il primo partito della regione, passando da quasi il 32% (media dei voti ottenuti nelle due circoscrizioni che dividono il Lazio) a quasi il 34%; la Lega non crolla a differenza di quanto alcuni giornali ipotizzavano (prende l’8,5%); anche Forza Italia regge (rimane attorno all’8,5%). Per il partito dell’attuale Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, si tratta di un buon risultato rispetto all’elezioni nazionali, dove non andò oltre il 6,1% nel Lazio. Anche Berlusconi – di cui si è parlato abbondantemente in questi ultimi giorno per un’uscita fuori luogo rispetto alla posizione italiana nei confronti degli aiuti all’Ucraina – non può essere eccessivamente scontento: ora va oltre l’8% mentre alle Politiche prese il 6,9%.  

Gli avversari del centrodestra sembrano, però, essersi eclissati nel totale disinteresse cittadino. Nel Lazio, a sorpresa (forse per taluni), vedo nel Movimento 5 Stelle – soprattutto in Giuseppe Conte, colto a tratti da una sorta di vittimismo ingiustificato e presuntuosità inspiegabile – il vero sconfitto.

Decide di non appoggiare il candidato del PD, D’Amato, per correre da solo e contarsi con la candidatura di Donatella Bianchi: la prossima volta meglio infilarsi nel calderone, inefficace chiaramente, del campo largo, detto anche campo minato, piuttosto che correre tanto coraggiosamente quanto inutilmente da soli. Guardando anche al risultato grillino dell’edizione precedente, si confermano i successori di Grillo (è sparito?!) come i veri sconfitti: nel 2018 presero il 26,98%. Parlare dei Dem è come sparare sulla Croce Rossa: il modello Lazio, ossia il campo largo con la presenza nella giunta Zingaretti di due assessori del M5S (nonché uno di Liberi e Uguali), è andato a naufragarsi dopo dieci anni di stagnazione piddina.

La coalizione che supportava D’Amato, composta – oltre che dal PD – da Azione-IV (chiamarlo terzo polo dopo questi risultati risulta difficile), dalla Lista Civica D’Amato Presidente e da altre liste che non hanno superato il 3%, si è fermata complessivamente al 33,5%. In alcune zone, però, della regione, questo 33,5% di D’Amato si dimezza o quasi: nella circoscrizione di Latina, seconda provincia del Lazio, non va oltre il 23% tutta la coalizione (!) e a Rieti non tocca il 25%. Non possiamo non evidenziare che la teoria secondo la quale il PD è il partito delle ZTL regge anche a questo giro: a Roma città, in attesa del risultato del secondo o del primo Municipio, D’Amato raccoglie quasi il 40%… ma nel Lazio profondo è un disastro.  

La sconfitta, però, è pure quella del popolo italiano, che non vuole più votare. L’astensione è molto alta nel Lazio: solo il 37,2% è andato a votare. È il record storico negativo dell’affluenza. A Roma ha votato solo il 33,11% degli elettori, quindi un romano su tre. Addirittura in Ciociaria, precisamente nel comune di Casalattico, è andato a votare solo il 16% degli aventi diritto. Su questo aspetto tutta la politica è chiamata, e deve, porsi delle domande ed altrettante risposte, dato che – come mostrato da esperienze nuove ed innovative, come Scuole di politica, associazioni civiche ecc. ecc. – non è l’offerta di domanda ad essere venuta meno, bensì l’offerta.  Ora, sta a Rocca e tutto il centrodestra tornare a guidare una regione sicuramente difficile. Una sanità fortemente da riformare e una regione che corre ai dieci allora, con il ricordo perpetuo delle ultime negative esperienze per il centrodestra qui nel Lazio. Con 30 consiglieri su 50, la maggioranza in Consiglio regionale è più che stabile e la direzione politica dovrà guardare al futuro della regione, che tra due anni ospiterà il Giubileo 2025 e tra sette (si spera!) l’EXPO 2030. Quindi, buon lavoro Governatore!