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Attilio Fontana è presidente di Regione Lombardia dal 26 marzo 2018, è stato rieletto per un secondo mandato, alle i elezioni dello scorso fine settimana alla guida della prima regione d’Italia per altri 5 anni. Nella sua intervista a Nazione Futura spiega i vantaggi per il paese derivanti dall’eventuale approvazione del federalismo, i risultati raggiunti nei suoi anni di amministrazione della Lombardia ed il programma che si impegna a portare a termine in caso di rielezione.

 Quali sono i punti cardine del suo programma per i prossimi cinque anni ? 

 La vision strategica per la Lombardia del futuro ha l’obiettivo di mantenere il suo posizionamento come leader nazionale e accrescere ulteriormente la propria attrattività internazionale, avendo come punto di riferimento le persone e il miglioramento della loro qualità della vita. Lo faremo agendo su alcuni driver principali: le infrastrutture materiali e digitali, per connettere il territorio in tutte le sue aree e permettere di cogliere le opportunità legate alle trasformazioni tecnologiche anche in un’ottica di transizione ecologica; il sistema dei servizi al cittadino, mantenendo un ecosistema che permetta lo sviluppo delle potenzialità individuali, partendo dal benessere delle persone e sostenendo cittadini e famiglie; gli investimenti sul capitale umano come driver per migliorare competitività e produttività, integrando tra loro le filiere scuola, formazione, lavoro e impresa per garantire lo sviluppo delle competenze del futuro; le strategie di sviluppo territoriale per una Smart Land sempre più connessa e resiliente, potenziando la coesione e l’inclusione sociale e valorizzando il patrimonio paesaggistico e culturale della Regione e, al contempo, garantendo lo sviluppo sostenibile e la protezione delle biodiversità.

 Qual è il risultato politico raggiunto nel primo mandato che maggiormente rivendica e di cui è più orgoglioso? 

Certamente il Piano Lombardia, un piano di investimenti straordinario messo in campo – anticipando il PNRR – come risposta concreta alla situazione di difficoltà del nostro sistema economico e produttivo con 4 miliardi di investimenti complessivi, che generano un valore di oltre 6,5 miliardi. Sono orgoglioso di quella scelta con la quale, in piena emergenza Covid, ci siamo posti il problema di come portare la Lombardia fuori da una crisi che da sanitaria poteva diventare economica. I risultati ci hanno dato ragione: a due anni dalla sua entrata in vigore, il Piano Lombardia ha generato l’aumento del Pil di quasi un punto percentuale e ha prodotto più di 30 mila posti di lavoro. Oggi siamo impegnati con azioni concrete a costruire una Regione in cui tutti i territori sappiano attivare e far crescere i giovani talenti. Una Smartland in cui sia facile muoversi, in cui tutti abbiano connessioni materiali e digitali forti, che permettano di studiare, lavorare, vivere bene. Segnalo anche le politiche per la semplificazione delle procedure e la sburocratizzazione a vantaggio di cittadini e imprese. Per non parlare della corsa vinta insieme al Veneto per portare le Olimpiadi invernali del 2026 nei nostri territori.

Quali sarebbero i vantaggi derivanti dall’approvazione del federalismo? Perché questa riforma è importante per il paese? 

Quella dell’Autonomia è l’ultima occasione per modernizzare un Paese che è stritolato dalla burocrazia e dove le procedure sono più importanti degli obiettivi da raggiungere. Portare le decisioni utili alla vita quotidiana delle nostre comunità più vicine al cittadino, rendere il Paese migliore, più efficiente, più amico delle persone. Tutto questo nel quadro dell’unità del Paese e nel pieno rispetto della Costituzione che prevede, appunto, l’Autonomia differenziata. Questa è una riforma che consentirà, senza costi aggiuntivi per il sistema e senza danni per nessuno, di dare risposte più rapide ed efficaci ai problemi delle nostre comunità.

 Che tempi crede siano necessari nella politica nazionale per permettere al governo di approvare una simile riforma?
Il ministro Calderoli si è confermato l’uomo del fare, e del saper fare bene. Sono convinto che si potranno rispettare i tempi stabiliti per il lavoro parallelo sia sulla legge quadro, sia per la definizione dei Lep. Se il dibattito si libererà dagli attacchi ideologici e strumentali, sarà un bene per tutti: per tutte le Regioni, per l’autorevolezza del Parlamento, per i cittadini. Se parliamo di cose vere, di problemi concreti e la strada sarà tranquilla.

 C’è il rischio che il dibattito interno al Parlamento ed alla maggioranza possa partorire una riforma sminuita, priva dei suoi connotati politici più importanti e dunque insoddisfacente?
Il rischio che qualche forza politica voglia frenare è reale. Lo vediamo tutti i giorni leggendo i giornali. Ricordo che l’autonomia, insieme al presidenzialismo, è parte integrante e decisiva del programma con cui la maggioranza di centrodestra si è presentata alle elezioni. Su questo programma gli elettori ci hanno dato fiducia e sono certo che, con i tempi indicati dal Ministro Calderoli, raggiungeremo l’obiettivo che i cittadini lombardi e veneti hanno chiesto nel 2017 con i referendum regionali.