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Con l’approvazione in Congresso della ‘ley trans’, la Spagna è diventata il decimo Paese europeo in cui è consentita la libera autodeterminazione di genere ovverosia che una persona possa cambiare sesso a partire da una certa età semplicemente dichiarando la propria disponibilità a farlo. E la sua legislazione è già una delle più permissive in termini di condizioni applicabili ai minori affinché possano completare lo stesso processo.

Nello specifico il passaggio da uomo a donna o viceversa ai fini amministrativi e legali è ora consentito espletando una semplice procedura in anagrafe a partire dai 16 anni senza obbligoalcuno. Tra i 14 e i 16 anni è richiesto il consenso dei genitori o dei tutori legali e, in caso di conflitto con l’interessato, diversamente dovrà intervenire un difensore legale; per i minori tra i 12 ei 14 anni è indispensabile la preventiva autorizzazione del giudice.

Tutto questo è legato alla disforia di genere: diagnosi introdotta nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali -DSM 5- per indicare una nuova classe diagnostica. La nuova concettualizzazione riflette un cambiamento nella definizione del disturbo: essa evidenzia il fenomeno dell’ ”incongruenza di genere” piuttosto che l’identificazione tra i sessi di per sé, così come accadeva nel caso del disturbo dellidentità di genere nell’edizione precedente del manuale (DSM-IV).

La disforia di genere è una condizione che si presenta con malessere e disagio profondo nei confronti delle caratteristiche sessuate del proprio corpo, sentito come estraneo; lo stesso senso di estraneità viene provato per i comportamenti e gli atteggiamenti che sono tipici del proprio sesso, all’interno del quale il soggetto non si riconosce. 

Il tema è molto serio e delicato in quanto, nel momento in cui viene diagnosticata disforia di genere in età evolutiva, si può avere accesso a trattamenti farmacologici volti a inibire o rallentare gli sviluppi fisici che altrimenti si verificherebbero durante la pubertà. Sulla questione nel nostro paese esiste un dibattito in corso tra la comunità scientifica. Da una parte l’esecutivo della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) che, attraverso una lettera indirizzata al Ministro della salute Prof. Orazio Schillaci, esprime grande preoccupazione per l’uso di farmaci finalizzato a produrre un arresto dello sviluppo puberale in ragazzi di entrambi i sessi a cui è stata diagnosticata appunto una “disforia di genere; vengono evidenziate una serie di criticità quali: la diagnosi di “disforia di genere” in età prepuberale è basata sulle affermazioni dei soggetti interessati e non può essere oggetto di un’attenta valutazione finché lo sviluppo dell’identità sessuale è ancora in corso; solo una parte minoritaria dei ragazzi che dichiarano di non identificarsi con il loro sesso conferma questa posizione nell’adolescenza dopo la pubertà; sospendere o prevenire lo sviluppo psicosessuale di un soggetto, in attesa della maturazione e di una sua definizione identitaria stabile, è in contraddizione con il fatto che questo sviluppo sia un fattore centrale del processo della definizione; nei casi in cui la dichiarata “disforia di genere” in età prepuberale si confermi inadolescenza, l’arresto dello sviluppo non può sfociare in un corpo diverso, sotto il profilo sessuale, da quello originario; dal punto di vista psicoanalitico lo sviluppo sessuale del proprio corpo, anche quando contraddice un opposto orientamento interno, consente un appagamento sessuale che un corpo “bloccato” o manipolato non offre. La sperimentazione in atto elude, sempre secondo la SPI,un’attenta valutazione scientifica accompagnata da un’approfondita riflessione sullo sviluppo psichico suscitando forti perplessità.

Dall’altra troviamo la società italiana di pediatria che dichiara -invece- che “la diffusione di informazioni non corrette rispetto a questo tipo di trattamento rischia di compromettere la possibilità di accesso a percorsi di affermazione di genere a giovani persone con Incongruenza di Genere con effetti devastanti sulla loro salute psicologica e fisica nel breve e lungo termine. È ampiamente descritto in letteratura come gli ostacoli di accesso all’assistenza sanitaria siano associati a peggioramento del funzionamento psicologico e aumento del rischio suicidario in una popolazione che è oggetto di stigma anche a livello di assistenza sanitaria”. 

In un approccio epistemologico dove “tutto ciò che è cerebrale corrisponde a ciò che è mentale, tutto ciò che è mentale corrisponde a ciò che è cerebrale”, risulta importante avviare sulla questione dei ragazzi con problematiche di genere una rigorosa discussione del consenso, tendendo però conto della fase di sviluppo delicata in cui questo si manifesta, anche svolgendo un’attenta attività di protezione, legislativa e clinica, degli adolescenti vulnerabili.

Le evidenze empiriche raggiunte dagli studi svolti negli ultimi anni mostrano che il sessismo, l’omofobia, il pregiudizio e gli stereotipi di genere sono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi attraverso la socializzazione, le pratiche educative, il linguaggio, la comunicazione mediatica e le norme sociali. Forse piuttosto che creare leggi di tutela, necessarie, ma già esistenti per l’essere umano tout court, bisognerebbe investire su programmi educativi di intelligenza emotiva e rispetto dell’altro in quanto individuo diverso da me, perché la diversità è sicuramente  inevitabilmente una risorsa, non solo nella giornata dei “calzini spaiati”. 

Per completezza d’informazioni, all’interno di questa legge, è stata anche approvata la riforma della legge sull’aborto, che prevede la disciplina dell’obiezione di coscienza per garantire l’aborto nella sanità pubblica ripristinando la possibilità di abortire senza il consenso dei genitori ai minori di 16 e 17 anni. Stabilisce anche un permesso mestruale per le condizioni “invalidanti”.