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Il sistema dell’impiego pubblico, per anni attrattivo e rassicurante, oggi risulta desueto; i giovani, ma anche i lavoratori con più esperienza, sono sempre più inclini alla ricerca di un’occupazione che oltre ad essere soddisfacente su un piano oggettivo, permetta di “vivere”. Osserviamo sempre più spesso fenomeni di licenziamento da posti “sicuri”, a favore della ricerca di una migliore qualità di vita. Tutto questo sebbene possa avere, in parte, un risvolto positivo su un piano individuale, ha senza dubbio un impatto sfavorevole su un piano collettivo. I servizi pubblici ad esempio, in alcuni casi imprescindibili per i cittadini, sono sempre più in una situazione critica che senza una riforma della pubblica amministrazione difficilmente potrà migliorare. 

Il fenomeno ha radici che vanno oltre il mondo del lavoro, e arrivano in ambiti di carattere maggiormente psicologico e/o sociologico. Le principali cause di dimissioni ad esempio, sono un cattivo ambiente di lavoro e uno stipendio al di sotto delle aspettative, ma anche e soprattutto le caratteristiche del lavoro, la mancanza di motivazione ad esempio o il sostegno da parte del capo sono fattori che incidono molto.

Secondo un’indagine condotta da Bamboo HR negli Stati Uniti, è emerso che al di là della remunerazione economica, le persone che cambiano lavoro di loro spontanea volontà cercano, da un lato, lavori maggiormente stimolanti ma dall’altro soprattutto occupazioni che garantiscano loro un migliore equilibrio tra la loro vita personale e quella professionale. 

I 5 motivi principali per cui una persona decide di interrompere la propria occupazione sono: mancanza di fiducia da parte del capo, la richiesta di lavoro al di fuori degli orari stabiliti, inflessibilità anche in situazioni particolari o emergenze, un cattivo ambiente o difficoltà relazionali con i colleghi e non ultimo il mancato riconoscimento dei successi. 

Il gestore degli investimenti State Street Global Advisors ha scoperto che circa il 60% dei millennial di età compresa tra 22 e 32 anni ha cambiato lavoro da 1 a 4 volte in un periodo di 5 anni. La ricerca di Harvard afferma che la ragione principale del cambiamento delle nuove generazioni è mossa dalla ricerca di un’organizzazione in cui possano crescere e imparare.

Quindi, alle nuove generazioni non basta un buon stipendio, serve qualcosa in più, uno “stipendio emotivo”, volto a soddisfare le esigenze personali, familiari e professionali del lavoratore.

Sembra un racconto di fantasia, ma è quel concetto che spesso fa la differenza tra i dipendenti che restano e quelli che lasciano. Per alcuni individui, questi benefici non finanziari valgono più di un grande stipendio.

Tutto questo impatta profondamente sull’occupazione in generale, ma ancor di più sui servizi pubblici. I concorsi ad esempio, previsti come la soluzione per le immense carenze di organico nelle PA, quasi mai riescono a coprire i posti disponibili. Quello che si sta registrando sono concorsi pubblici deserti o con vincitori che rinunciano al posto. Da un lato vi sono errori grossolani nel reclutamento, come nel caso del concorsone unico generalista, al quale l’accesso era consentito con qualsiasi laurea, senza conoscere sede e funzioni, che ha portato tanti a rifiutare la presa in servizio.
Dall’altro, in linea con quanto espresso sopra, l’impiego pubblico viene visto come ripiego, un luogo dove si lavora per adempimenti, dove non c’è meritocrazia e gli stipendi sono modesti. 

Perché risulta fondamentale una riforma della PA, perché il servizio pubblico non si occupa solo di pratiche burocratiche ma anche, ad esempio, di ospedali. La questione concorsi deserti vale anche per le figure sanitarie, medici, infermieri e la pandemia dovrebbe averci insegnato quanto sia importante che questi settori, fondamentali per lo Stato e la sua comunità, possano sostenere le emergenze, quando ad oggi non riescono più a sostenere neppure l’ordinario. Quello delle figure sanitarie, medici, infermieri, operatori sociosanitari è un lavoro duro, con turni massacranti, a cui non è riconosciuto lo status di attività usurante e con uno stipendio modesto. Se non arrivano incentivi risulterà difficile invertire la rotta e da qui in avanti si assisterà ad una fuga continua del personale. Chiesero un giorno a Sigmund Freud di sintetizzare la sua “ricetta” per difendere l’uomo dai mali oscuri che affiorano dal profondo. “Lieben und arbeiten”, “amare e lavorare” disse, lo Stato non può mettere mano al primo ingrediente, può tuttavia porre condizioni favorevoli per il secondo, aiutando così anche se stesso, in quanto avere cittadini operati in attività favorevoli, alle giuste condizioni, impatterà favorevolmente sulla loro salute e quindi sulla spesa pubblica, nonché sull’efficenza dello Stato stesso.