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La politica di coesione, rappresentata da risorse europee con i Fondi SIE (Strutturali e di Investimento Europei) e da risorse nazionali con il Fondo di Rotazione per l’attuazione delle politiche europee e il Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), ha come obiettivo principale la crescita economica e lo sviluppo sostenibile, la cui programmazione ed attuazione è demandata all’Unione europea, agli Stati membri e alle Regioni.

In linea con quanto stabilito dalla Costituzione italiana (art. 119, quinto comma, e art. 3, secondo comma) e dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (art. 174).

La Relazione sullo stato di attuazione della politica di coesione europea e nazionale – programmazione 2014-2020 – presentata nei giorni scorsi in Consiglio dei Ministri, conferma le difficoltà del nostro Paese di “mettere a terra” la mole di risorse a disposizione.

In particolare, si legge nella Relazione che per il periodo 2014-2020 l’Italia ha speso complessivamente 43 miliardi sul totale di 126,6 miliardi, col rischio di compromettere obiettivi importanti e legati allo sviluppo del territorio.

Non sono neppure incoraggianti i dati forniti dalla Commissione Europea (Cohesion Open Data Platform – rilevazione al 30 settembre 2022) che, nel confronto con gli altri Stati membri, vedono l’Italia al penultimo posto in termini di risorse utilizzate, con una percentuale di spesa pari al 55 per cento del programmato, contro una media europea del 69 per cento.

Ulteriore allarme è stato lanciato dalla Corte dei Conti nella «Relazione annuale 2022 sui rapporti finanziari Italia/UE e sull’utilizzo dei fondi europei», la quale “auspica che vi sia una vera inversione di rotta nell’attuazione delle politiche di coesione e nella capacità di spesa delle risorse europee”, constatato che “il quadro generale di attuazione finanziaria della programmazione in esame non può non destare qualche elemento di preoccupazione”.

Dal momento che, vi sarà la concomitante attuazione fino al 2026 del PNRR e degli interventi della politica di coesione, si dovrà fin da subito lavorare alla realizzazione di più efficaci ed efficientisistemi di gestione e monitoraggio dei programmi.

Anche alla luce delle nuove risorse stanziate per la programmazione 2021-27 (pari a 74 miliardi di euro, di cui 42,2 di risorse UE) e all’introduzione del capitolo REPowerEU, aggiuntivo al PNRR,  che sarà incentrato ad ottenere una serie di misure per ridurre rapidamente la dipendenza dai combustibili fossili russi e accelerare la transizione verde.