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Amici e compagni attendono l’arrivo messianico del nuovo segretario come il momento risolutivo in cui finalmente potranno essere sotterrate le asce di guerra che per troppo tempo hanno armato le guerre intestine del partito. Ritengo, tuttavia, che la (imminente e molto probabile) elezione a nuovo segretario del PD di Bonaccini piuttosto che appianare i contrasti esistenti finirà per esacerbarli.

Tanto siamo portati a credere per via delle intrinseche contraddizioni di cui è portatore il Partito stesso ed il Paese. Diverse sono infatti le esigenze che attraversano in questo momento storico il Paese nelle sue caratterizzazioni territoriali, sociali ed economiche. 

Né tantomeno il PD ha superato ancora le proprie contraddizioni interne, nell’incapacità originaria e genetica di affermare una propria univoca e distinguibile vocazione politica. Se l’apertura alle “novità dei tempi” costituisce qualità che deve essere apprezzata, non può barattarsi il “bisogno di cambiamento” con l’assenza di valori politici.

In questo senso Bonaccini è portatore di un’etica e di una visione valoriale dell’Italia e della storia che in quanto tale non racchiude però tutte le anime e tutti i sentimenti dei militanti del PD; non racchiude soprattutto l’anima e lo spirito di quegli elettori e di quei militanti che hanno dato sostanza politica all’attivismo degli scorsi decenni.

Così come non risponde alle esigenze di quei giovani, di quei lavoratori e di quei cittadini che di fronte ad una realtà sempre più frantumata richiedono a gran voce il ritorno, per quanto rivisitato, alle più gloriose battaglie – ci sia consentito di dirlo – che hanno caratterizzato il centro-sinistra dell’Italia repubblicana.
Insomma, se la Schlein non brilla per lungimiranza l’elezione di Bonaccini rischia di rivelarsi quale ripetizione – questa volta consapevole e masochista – degli errori già commessi dal Partito Democratico con l’elezione di Matteo Renzi. 

Resta, a questo punto, il fondato dubbio che l’elezione a segretario all’epoca di Renzi ed oggi di Bonaccini non sia l’effetto di un risultato inatteso, quanto la consapevole scelta di affidarsi ad una certa visione della politica confacente non all’interesse dei più bensì a quello dei pochi.