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La Commissione europea è chiamata a presentare per metà della prossima settimana la prima bozza del Net-Zero Industry Act, ossia il piano che permetterà all’Europa di aumentare la propria produzione di energia verde. In seguito al Green Deal approvato nel 2020, l’UE è chiamata a porre a terra misure concrete per raggiungere gli obiettivi prefissati. Il Net-Zero Industry Act, quindi, è sostanzialmente il manuale di realizzazione degli importanti obiettivi prefissati nel Green Deal, tra i quali quello di produrre almeno il 40% della tecnologia di cui necessita la stessa UE per la tanto agognata transizione verde.

Notizia di ieri, riportata da un’agenzia di stampa italiana che ha preso visione della bozza, è però l’eliminazione d’émblee dell’energia nucleare tra le forme di energia previste per il raggiungimento dell’obiettivo sopra descritto. Prima era stato inserito, successivamente nella bozza che verrà presentata la prossima settimana è stato eliminato. La negoziazione prosegue in queste stesse ore, ma sembra che il veto della Germania (e della Spagna), unito ad un’avversione diffusa di matrice sostanzialmente ideologica, sarà decisivo. L’Europa è fortemente spaccata su questo tema.

Ad inizio marzo, è stata organizzata a Parigi una riunione del gruppo dei paesi membri pro-nucleari. Hanno partecipato Bulgaria, Croazia, Finlandia, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Sembrava dovesse partecipare anche il Ministro Pichetto Fratin, ma alla fine l’Italia non si è seduta al tavolo. L’assenza non è dovuta sicuramente alla contrarietà del governo Meloni al nucleare, tema sul quale più volte esponenti governativi si sono esposti a favore, a partire dallo stesso Ministro dell’Ambiente. Piuttosto, il forzista ha deciso di non presenziare perché “ritiene che l’Italia non possa sedersi a un tavolo sul nucleare, prima di aver affrontato e risolto a livello parlamentare e giuridico il divieto di generare energia nucleare nel territorio nazionale sancito e ribadito dalla volontà popolare”. Nulla da eccepire. Diversi i toni, sicuramente più decisi, della viceministra leghista all’Ambiente, Vannia Gava, che ha parlato di “un incomprensibile passo indietro nel percorso verso la transizione energetica” e di “scellerate scelte del passato”. 

È davvero difficile da capire questa scelta, che, se confermata, porrà forse il punto definitivo allo sviluppo del nucleare. Ancor meno comprensibile dopo che l’EU Taxonomy – il sistema di classificazione europeo che indica quali “attività” possono essere considerate sostenibili – aveva autorizzato il nucleare per raggiungere l’obiettivo di emettere zero emissioni nel 2050. Quindi, alcuni documenti dicono una cosa, altri sanciscono l’opposto. Oltre all’ambientalismo fanatico di cui soffre l’Unione Europa, forse tra i palazzi di Bruxelles c’è una certa confusione un pelo eccessiva…