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Giorgia Meloni non è come gli altri, e se qualcuno ancora ne dubitava nelle ultime quarantott’ore ne ha avuto la conferma. Non solo ha mantenuto la parola presentandosi al congresso della CGIL – non proprio un luogo amico – mostrando una compostezza fuori dal comune dinanzi alla contestazione della minoranza dei delegati che lasciano la sede del congresso cantando provocatoriamente “Bella Ciao”, annichilendole lo scopo con quella mimica facciale – marchio naturale di fabbrica del la Premier – che è ha cancellato l’effetto stesso della provocazione, ma pronunciano parole chiare, nette e sincere.

Non si è fatta illusioni, parlando ad un pubblico ostile, strappando anche un applauso, cosa non scontata, e manifestando con chiarezza la sua visione di quelle che dovranno essere le politiche sul lavoro. Nell’Italia della prima Presidente del Consiglio donna non vi è spazio né per il reddito di cittadinanza né per politiche di tipo parassitario con lo scopo di creare un “elettorato” schiavo di misure che non hanno capacità di reinserire nel mondo del lavoro i beneficiari di questi strumenti che da temporanei si sono tramutati in perenni. Così come la ricetta della sinistra targata Elly Schlein con il “salario minimo” che come svariati studi economici dimostrano non garantisce un contrasto alla povertà, quella semmai si contrasta con sgravi fiscali per chi assume e sopratutto con tagli alle tasse che dimezzano le buste paga.

Giorgia Meloni ha deciso da tempo che la sua visione d’Italia si fonda sulla crescita della domanda di lavoratori che può avvenire solo attraverso politiche finalizzate alla crescita economica: politiche di ampio respiro.
Il lavoro come simbolo di libertà e dignità contrapposto alla degradazione morale del reddito di cittadinanza, simbolo di quel grillismo parassitario che si è dimostrato essere un vero ostacolo alla crescita e allo sviluppo di una serie politica sul lavoro negli ultimi anni. Ma Giorgia Meloni l’aveva promesso già in campagna elettorale che avrebbe modificato l’intero impianto e cosi è stato.

Anche alla CGIL ha mandato un messaggio chiaro sia sulle intenzioni che sullo stile che ha inteso sin da subito perseguire. Apertura al dialogo si, ascolto anche, ma niente ricatti o minacce perché non farà alcun passo indietro. L’ha voluto mettere in chiaro subito, scegliendo di entrare “ a testa alta” dalla porta principale, e non dal retro del palacongressi di Rimini. Il sindacato rosso l’ha capito, e anche tutta la sinistra è entrata nell’ottica che Giorgia Meloni non arretra, non molla la presa, ma persegue nei suo obiettivi.

La prova al congresso del “rosso” sindacato è stato superato a pieni voti, ora dovrà dimostrare coi fatti che quanto annunciato si tramuterà in fatti, quei fatti che il paese attende da troppo tempo