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La prima giornata del CPAC, dove partecipa anche Nazione Futura, è stata composta da quattro differenti momenti di confronto sui principali problemi e dibattiti all’interno dell’Europa e dell’Occidente. L’organizzazione dell’evento da parte del think thank ungherese Center for fundamental rights e della fondazione americana CPAC ha permesso la presenza di ospiti europei ed extraeuropei, come risulta evidente dall’intervento iniziale di Matt Schlapp, il Chairman dell’American Conservative Union, think thank legato ai repubblicani americani.

Non poteva chiaramente mancare l’intervento del primo ministro ungherese, il tanto temuto dai benpensanti politicamente corretti Viktor Orban. È lui che ha concluso la parte introduttiva di questa prima giornata, dopo gli interventi di Miklós Szánthó, il Direttore Generale del think thank ungherese organizzatore dell’evento, del già citato Matt Schlapp e del Premier georgiano Irakli Garibashvili. L’intervento del Premier ungherese – come potevamo immaginare – è andato fin dall’inizio verso una duplice direzione: le identità nazionali – leggasi come nazioni – in funzione di argine alla diffusione della cultura della cancellazione e sempre le identità nazionali come argine alla polverizzazione delle nazioni e l’omogeneizzazione dei popoli. Il Primo Ministro Orban ha sottolineato le motivazioni che hanno spinto il CPAC ad organizzare per due anni consecutivi la fiera europea dei conservatori proprio a Budapest, che certo non è Berlino, Roma o Parigi per rilevanza economica. L’Ungheria come incubatore di politiche di stampo identitario e conservatore all’interno di un’Europa dove, invece, il progressismo ha negli anni mutato le tradizioni e culture: è questo l’aspetto su cui ha fatto leva Orban, senza dimenticare di sottolineare il nesso vitale tra persone libere e le identità nazionali. Un breve cenno alla guerra in Ucraina non poteva mancare: Orban a malincuore ha riconosciuto la debolezza dell’attuale presidenza a stelle e strisce, richiamando la più efficiente attività diplomatica del predecessore di Joe Biden, l’ex Presidente Trump, sotto il quale difficilmente la guerra in Ucraina si sarebbe verificata in questa maniera. Infine, ha concluso il suo intervento, terminato il quale si è levato uno scudo di sentiti applausi, con il riconoscimento di una sorta di linea di continuità tra il marxismo del ’900 e l’attuale progressismo promotore della woke culture.

Una prima giornata che si è poi conclusa con – tra i vari interventi – le parole del Ministro della giustizia ungherese, Judit Varga. Domani la seconda e ultima giornata si aprirà fin dalle prime ore con le parole del Ministro della difesa ungherese, Kristóf Szalay-Bobrovniczky, e dell’anchorwoman Kari Lake, già candidata all’elezioni americane. Nazione Futura e i partner dell’evento, provenienti da tutta Europa, promuovono quella che a dire di alcuni è un’assurdità: un’integrazione dei popoli europei nel rispetto dei confini politici, territoriali ed economici, senza il quale la fine dell’Europa è dietro l’angolo.