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Gianclaudio Torlizzi, consigliere del Ministro della Difesa per l’analisi strategica e l’impatto delle materie prime e dei materiali rari sulla supply chain e sul comparto industriale della difesa, ha da poco realizzato un policy paper dal titolo: “perché l’Italia ha bisogno di un piano minerario nazionale”.

Dal documento di analisi emergono criticità che già da tempo denunciamo su questo quotidiano. Anzitutto una carente strategia sistemica per garantire alla nostra Nazione le materie prime necessarie alla transizione energetica, poi gli scarsi investimenti nel settore della raffinazione dei minerali.

Negli ultimi mesi sembra che la politica italiana abbia cambiato decisamente passo. L’attivismo in politica estera del Primo Ministro Meloni è tangibile, al punto da far innervosire qualche cugino francese, e l’Italia sembra più attenta al controllo della sua area d’influenza strategica (c.d. Mediterraneo allargato), area in cui sono presenti, in parte, le miniere di cui scrive Torlizzi. Inoltre è evidente l’impegno del Ministro Crosetto nel migliorare le sinergie tra il ministero della difesa e quello degli esteri al fine di coordinare, coinvolgendo le aziende strategiche di settore (in questo caso, l’ENI, SAIPEM, ecc), azioni volte a garantire l’approvvigionamento delle fonti minerarie necessarie alla transizione energetica. Manca all’appello un concreto investimento nella capacità di raffinazione dei minerali, probabilmente a causa degli elevati costi ambientali ed economici di tale processo.

Bisogna però ammettere che tutto questo non è una questione di sicurezza nazionale, infatti la transizione energetica non è imposta dalla scarsità di fonti fossili, bensì risulta essere una mera scelta d’indirizzo politico.

Tuttavia la postura che ha assunto la Cina nel campo delle terre rare dovrebbe farci preoccupare. La potenza asiatica non si limita a stoccare minerali e materiali nei suoi magazzini, ma intraprendere iniziative internazionali, principalmente nei Paesi africani, al fine di controllare le miniere di terre rare. Il continuo stoccaggio di minerali e materiali, il passo accelerato nel settore della cantieristica navale, l’atteggiamento aggressivo nei confronti di Taiwan, fanno pensare che il dragone si stia preparando allo scontro.

L’occidente dovrebbe arginare l’espansionismo cinese nel continente africano anche al solo fine di negare il vantaggio strategico al suo avversario. Il controllo delle rotte commerciali marittime, anch’esso minacciato, non è condizione sufficiente per garantire la superiorità strategica.