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Il caporedattore Politica-Interni de Il Giornale, Gabriele Barberis, ha pubblicato da poco il suo primo romanzo, “Segnali in codice” (Ed. SEM). Un romanzo che intreccia le esperienze della militanza armata di due giovani romani durante gli anni ’70, un giovane giornalista investigativo e i segreti della I Repubblica. Un mix di politica, segreti e lotta armata. Lo abbiamo raggiunto per un’intervista.

Da giornalista politico ha deciso di scrivere un romanzo thriller. Quali sono le motivazioni che l’hanno portata a questa scelta, che ai più può sembrare inconsueta?

“L’ha detto lei, è davvero una scelta inusuale per un giornalista politico. Sentivo la necessità di trasferire la narrazione in un format che andasse al di là della rappresentazione di giornata o del personaggio del momento. In Italia non esiste un filone consolidato di romanzi gialli dedicato alla politica, così ho deciso di raccontare il Palazzo e il mondo dell’informazione come un unico e vastissimo retroscena che copre gli ultimi quarant’anni della Repubblica, dagli Anni di Piombo ai giorni nostri”.

Luca Boursier, giovane giornalista investigativo, è il protagonista di questo piacevole e scorrevole romanzo. Durante la sua attività lavorativa viene in possesso di documenti che potrebbero sconvolgere la stabilità e gli apparati della Repubblica italiana. Tornando alla realtà, penso però che i segreti della I Repubblica con l’avanzare degli anni si siano sempre più silenziati. Questo processo di silenziamento è dovuto semplicemente al passare degli anni, al disinteresse crescente dei cittadini o alla capacità dei detentori della verità di silenziare tutto?

“Tutti e tre i fattori combinati insieme. I grandi segreti politici, compresi quelli della Prima Repubblica, non potranno mai essere svelati per un interesse superiore tramandato negli anni e accettato definitivamente come una sorta di oblio collettivo per chiudere pagine dolorose. Bisogna accontentarsi delle verità giudiziarie, formalmente ineccepibili ma chiaramente non esaustive. Per cui Kennedy è stato ucciso da un pazzo solitario, Moro in un garage di un condominio, il premier svedese Olof Palme da un fanatico isolato individuato da morto quasi 35 anni dopo. Con l’assenza di documenti nuovi diventerebbe stucchevole scrivere l’ennesimo saggio. Pertanto solo un romanzo di fantasia consente di assemblare tanti particolari e dettagli privi di qualsiasi valore probatorio, ma paradossalmente utili per andare al di là delle versioni ufficiali”.

La militanza armata degli anni ’70, nel nome dell’ideologia politica, ha portato morte e sangue nelle strade italiane. I segreti della I Repubblica, come si rinviene dagli eventi della seconda metà del XX secolo, sono spesso stati strettamente legati alle azioni delle bande “politiche” armate, come i sequestri, gli attentanti e altri terribili avvenimenti. Nel suo libro ritorna questo “filo rosso” tra segreti e azioni della militanza armata?

“Il terrorismo rosso e quello nero hanno segnato tra la fine degli anni Sessanta e buona parte degli anni Ottanta la pagina più drammatica della nostra Repubblica. Nel mio romanzo compare questo “filo rosso” che ha legato azioni e soggetti del terrorismo di sinistra. Un legame di amicizie, complicità e connivenze che senza dubbio dura tutt’ora, visto che potrebbero essere ancora in circolazione, se non defunti, persone di 60-70 anni che hanno commesso omicidi politici perseguiti con scarsa applicazione e quindi mai risolti. In Segnali in codice militanti e fiancheggiatori della lotta armata finiscono in carcere o fuggono all’estero, ma altrettanti compiono, indisturbati, prodigiose carriere a Palazzo, nei giornali o nelle grandi aziende di Stato. Come intuibile, l’interesse ad accertare la verità sui grandi misteri può anche scontrarsi dinanzi a una miriade di interessi privati decisi a chiudere per sempre quella stagione di sangue”.

Spesso si parla dell’assenza di ideologia tanto a livello politico-partitico quanto a livello politico-popolare. La politica, quindi, si è svuotata di ideologia. Secondo lei questo “dato di fatto” è considerabile come positivo o negativo?

“Anche in Italia l’ideologia ha prodotto disastri sociali di cui restano ancora le tracce oggi in tanti settori della vita pubblica. Le dottrine portano inevitabilmente a un’escalation di conflitti destinati a conflagrare nella violenza. Questo Paese, a tutti i livelli, ha bisogno di passione politica e di impegno nella cosa pubblica. Serve una forte visione del Paese, non la riproposizione di dottrine ottocentesche che hanno prodotto danni devastanti”.

L’ideologia politica potrà tornare, a suo avviso, nella scena politica italiana?

“Certo, ma dal punto di vista elettorale le forze che si richiameranno alle vecchie dottrine raccoglieranno lo zero virgola. Attenzione però alla nascita di dottrine riverniciate con temi di attualità che potrebbero costituire un pericolo altrettanto insidioso. In una società di massa connessa in tempo reale basta un nonnulla per trasformare questione normali come i vaccini e il carovita in un bombe sociali pronte ad esplodere”.

Infine, perché dovremmo comprare il libro?

“Perché con Segnali in codice le sorprese non finiscono mai. Sono certo che ogni lettore dispone della chiave per decrittare tutti i segnali in codice del romanzo”.