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“Avere una cultura e valori nazionali, è fondamentale per l’unità di un Paese, e di questo posso essere testimone. Quando ho vissuto in Inghilterra, infatti, ho percepito che la mancanza di valori e di una coesione nazionale, si rispecchiava nella vita quotidiana, nel modo di fare e di pensare dei ragazzi e degli adulti, persone demotivate e poco interessate alle sorti del Paese in cui vivevano; non esisteva più una cultura che gli accomunasse o che li incentivasse a fare comunità, ma piuttosto era “ognuno fa da sé” e si fermava lì”.

Quelle che leggiamo sono le meravigliose parole di uno studente di terza media, estratte da un tema scritto in occasione del memoriale dedicato oggi a Cisterna di Latina al Sergente Maggiore Massimiliano Ramadù, caduto in Afghanistan nell’adempimento del dovere il 17 maggio del 2010 a soli 33 anni.

Parole meravigliose che ci ricordano quale è l’elemento discriminante che fa di un gruppo di persone una comunità di comunità: l’identità nazionale. Abbiamo bisogno di un’identità nazionale per definirci italiani, senza di essa non saremmo coscienti del nostro posto nel mondo, saremmo marinai in una nave persa nel mare senza porto in cui approdare, saremmo degli estranei, e avremmo difficoltà a definirci europei.

Senza identità, senza una cultura che l’alimenta, saremmo semplicemente atomi rinchiusi in una gabbia d’individualismo, mai pronti al sacrificio per il prossimo, ingrati del sacrificio di Massimiliano.

C’è molto di spirituale nelle parole di questo ragazzo e sapere che tra i nostri giovanissimi c’è ancora chi crede in questi valori lascia accesa la speranza. Non tutto è perduto.